Smisurata preghiera

La fine


"Non plus ultra". Così era scritto sulle colonne d'Ercole, limite estremo oltre cui non si poteva osare. Qualcuno ci ha provato, Ulisse, ed è tragicamente perito.Questo mito bene si presta per esprimere ciò che voglio. La fine. Esiste una fine? Bella domanda. Definiamo fine. "Punto in cui una cosa cessa di essere" (Garzanti). Mi piace. Molto filosofico. La fine, pertanto, è impensabile senza qualcosa altro oltre. Mi spiego. Le colonne d'Ercole erano una fine, ma c'era qualcosa altro oltre. E' finito l'inichiostro della penna, ora lì c'è il vuoto, che è. Quindi, da essere, la fine non muta in non-essere, ma in altro essere: il vuoto, che è parte funzionale delle cose. Il fatto è che siamo inchiodati alla nostra mentalità occidentale, che ci fa vedere il vuoto come assenza. In realtà il vuoto è presenza: così la fine non è fine, ma nuovo principio. La fine non è che un punto di svolta, non un termine. A chi mi parla di fine di qualcosa, io chiedo "e poi?". Dopo la fine c'è dell'altro. E senza quel qualcos'altro la fine non avrebbe questo nome. Non esistono quindi confini a nulla. Esiste solo un infinto sconfinato, all'interno del quale noi, piccoli uomini, crediamo di vedere dei limiti.