A molti, leggendo il precedente post, sarà sorta questa domanda: "Sì, va bene, ma è eticamente corretto tutto ciò?". Entriamo qui in un campo difficile. Il campo etico. Siccome prima abbiamo citato Aristotele, continuiamo: un'azione è etica quando è la via di mezzo fra due estremi. Il coraggio è la via di mezzo fra avventatezza e vigliaccheria, ad esempio. E il tradimento? Prendiamo una manciata di termini e vediamo. Abbiamo il tradimento, la fedeltà, l'eccessivo tradimento, l'eccessiva fedeltà. Dato che l'eccessivo tradimento è uguale al tradimento, perché quando si tradisce, si tradisce, non importa se tanto o poco, rimangono tre termini: tradimento, fedeltà, eccessiva fedeltà (che sfocia in gelosia, etc...). Ora un estremo è l'eccessiva fedeltà, l'altro deve essere per logica il suo opposto, il tradimento. La fedeltà è quindi etica, gli altri due no. Ma vediamo anche il perché.Tradire significa non esser degni della fiducia che qualcuno ripone in noi. A chi farebbe piacere se, consegnato a un amico un tesoro, egli lo gettasse nel fiume? Questo è l'atto del tradimento: disprezzare il tesoro della fiducia. Gettarlo via.C'è da dire che in alcuni casi il tradimento può essere giustificato, nel caso cioè che venga vista come tradimento la fedeltà a qualcosa di maggiore, come la giustizia, la virtù, la sapienza. Ad esempio, se uno desse a un altro un tesoro, e poi lo rivolesse indietro dopo un po' per comprare una pistola per uccidere il figlio, farebbe bene o no l'affidatario a non restituire il denaro? E non si tratta di tradimento, ma di fedeltà alla giutizia, alla vita di qualcun altro.Per riassumere, il tradimento non è mai eticamente corretto. La fedeltà, scelto qualcuno o qualcosa di degno di fiducia, è invece la via per la virtù e la magnanimità.P.S.: parlo del tradimento carnale, quello a cui ci si può opporre. Quello "spirituale", ossia manifestazione della "volontà", non è controllabile, per cui, nemmeno condannabile.