Sento spesso parlare di saggezza. Soprattutto da parte di laureati in filosofia, che, per questo, si definiscono "filosofi". Ma chi si definisce saggio, non lo è. E' superbo. Perché la filosofia è saggezza. E la saggezza è filosofia. Per esser saggi bisogna essere filosofi. E per essere filosofi, bisogna esser saggi.Ma cosa è questa saggezza? Definirla è difficile, impossibile. Perché, il saggio non definisce la saggezza. E chi non lo è, può solo immaginarla. E allora, immaginiamola. La saggezza è un modo di vivere. Un modo diverso di vedere le cose.La saggezza non è sapienza. E' anche sapienza. Ma non solo. La saggezza è temperanza, umiltà, magnanimità, dominio di sè, ma anche passionalità, coinvolgimento, emotività, spirito incandescente. La saggezza è la ricostituzione dell'unità originaria fra corpo e anima. Il saggio, perciò, in virtù di questo, mette in dubbio sé stesso. Sempre e di continuo.Ma gli altri, gli stolti (ovvero i non saggi) non lo comprendono. Cercano il possesso delle cose, non l'essere nelle cose. Hanno occhi per la corporeità, non per la spiritualità. Vogliono avere, non essere. E per questo, fra il saggio e lo stolto, c'è sempre stata e ci sarà un a frattura insanabile. Due modi diversi di vedere le cose, come ho scritto sopra. Ma al vero saggio, in virtù di quello che è, che volete che importi del giudizio degli stolti?Immagine: Benedetto Luti, Allegoria della saggezza