Se chiamiamo "intimo" ciò che si nega all'estraneo per concederlo a chi si vuole far entrare nel proprio segreto profondo e spesso ignoto a noi stessi, allore il pudore, che difende la nostra intimità, difende la nostra libertà. E la difende in quel nucleo dove la nostra identità personale decide che relazione instaurare con l'altro.(U. Galimberti, Spudoratezza, in I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, 2003)Affermazione sconcertante. Il pudore difende la nostra libertà. Non ci avevo mai pensato in questi termini, a dire il vero. Avevo sempre considerato il pudore come una convenzione sociale, una forma di garbatezza e buona educazione, e guardavo con stupore e, allo stesso tempo, un po' di invidia gli spudorati. In realtà, pensavo che costoro fossero coloro che abbattevano i freddi retaggi sociali, sapevano affermare sé stessi, manifestavano la loro libertà assolutamente. E forse dimenticavo che la libertà non può mai essere assoluta, ma è sempre relazionale. Io sono libero in quanto ho un limitato campo d'azione in una determinata circostanza, e in esso allora io posso agire. Senza campo d'azione (cosa che accadrebbe anche avendoune uno infinito), la libertà non esiste. La libertà, tuttavia, non è una condizione, ma una sensazione. Io intendo questo almeno. La costrizione sociale obbliga a determinati comportamenti: questo impedisce la libertà? No. Perché colei che ti fornisce la libertà, la società, paradossalmente, ti fornisce anche le situazioni per applicarla (cfr. sempre Galimberti in La libertà del corpo, in Il corpo, Feltrinelli, 1983). Certo anche Alfieri si sentiva oppresso, e ha voluto avere prova della libertà assoluta, dicendo di averla trovata lì, solo, nei ghiacciai della Svezia. Ma poi? Certo, liberi, ma infelici. La libertà, dunque, credo che sia interiore. Il nostro intimo, le nostre sensazioni, i nostri pensieri. Difesi dal pudore, dalla riservatezza, dalla libertà di rivelare noi stessi a chi preferiamo. Certo, ogni tanto la società sa essere opprimente e falsa. Per questo anche una o due settimane fra i detti ghiacciai non possono che fare bene all'anima.