Si può ricordare qualcosa senza per forza fare una foto? Si può visitare un posto magnifico ma non su Internet? Si può guardare il mondo dall'alto ma non attraverso uno schermo? Si può, ma se non si paga, perché non approfittarne? Senza esagerare, eh.E' l'ultimo slogan di una nota marca di telefonini. Quando l'ho sentito per la prima volta, sono rimasto a bocca aperta! Sembrava una cosa davvero seria! E poi siamo scaduti su quel "se non si paga". Ogni cosa è mercificata. Davvero le cose valgono solo se hanno valore economico? Davvero tutto si può comprare? Davvero chi ha più denaro è migliore di altri? E i poveri sono davvero così moralmente poveri come la società li descrive? A cosa ci ha portato la fede nel progresso?Pro-gredior, da cui l'italiano progresso, vuol dire andare avanti. Ma siamo davvero progrediti? Il nostro valore è uno solo, quello monetario. Il nostro punto di riferimento è uno solo, noi stessi. Diciamo che la modernità è complicata da capire, ma la verità è una sola: non comprendiamo il mondo perché siamo troppo concentrati su noi stessi. Consideriamo il mondo come un oggetto, un certo tipo di scienza ben ci guida in questo, abbiamo perso il punto di vista cosmocentrico. Nel Medioevo, il fatto che la terra fosse ritenuta al centro dell'universo faceva credere nella superiorità umana. E oggi, nonostante sappiamo che non è così, tuttavia pensiamo lo stesso. Che immensa tristezza. Per fortuna, Tagore può risollevare qualche anima assetata.L'anima ha finito di essere sovrindividuale, è solo nostra. E possiamo venderla, anche. Tutto è nostro. Possediamo cose prima ancora di desiderarle. E il vuoto esistenziale ci assale. Abbiamo perso di vista la prospettiva principale, ossia che noi siamo in-seriti. E poiché sero in latino significa intrecciare, significa che noi siamo in una fitta serie di relazioni (sanscrito anicca) con il cosmo. Anche se -e ci stiamo riuscendo!- vogliamo davvero tagliare i fili fra noi e il mondo. *la definizione è di Stefano "Cisco" Bellotti