Dov'è silenzio, dov'è silenzio, dove? (R. Vecchioni, El bandolero stanco)Mi rendo conto che un post ogni autunno rischia di essere banale, forse persino rasenta la noia. Ma non posso farne a meno, non sono io a scrivere, è l'autunno perenne che è in me.Molti pensano che l'autunno sia solo un periodo stanco, in cui la natura chiede solo di riposare, preparandosi al lungo sonno dell'inverno. E tutto pare diventare malinconico e desolato. I campi rigogliosi si tingono di bruno, la terra secca, e si scorgono solo fumi e freddo.Pure, è il tempo del vino, delle castagne. E' il tempo dell'armonia silenziosa. Quando si può cercare il silenzio, nella presunta desolazione della natura. E' il tempo in cui si ritrova sé stessi nei piatti caldi, nel brulé, nei cappotti che infagottano non solo il corpo.E' il tempo del buio precoce, delle città illuminate, dei treni presi la sera che sembra sia notte inoltrata. E' il tempo delle poesie lette di sfuggita, degli sguardi cui si risponde con gli sguardi. Dei mercatini, delle domeniche sonnacchiose. Della serenità, dentro i giardini dei morti. Dell'empatia con gli scrittori, quando pare di capire tutto quello che volevano dire, sentendosi come loro.Mi piacerebbe non scrivere dell'autunno. Ma il mio paesaggio interiore è sempre quello autunnale. E ora sono in sintonia con me stesso.