Into the Wild

il mio libro . . .


...tanta strada , tanti equivoci , tante volte tornando indietro per poi riprovare . 
 E' un momento preciso , quello in cui qualcuno ci spiega quale sia il nostro " ruolo " e come recitarlo al meglio , il momento in cui perdiamo di vista il nostro sentiero .L'abito di scena ci sta stretto ma continuiamo ad indossarloper compiacere ed essere apprezzati :il palcoscenico ci appare estraneoma calchiamo la scena per un po' di amorequello che temiamo ci verrebbe altrimenti negato .Anni fa ho strappato la mia mascheravivendo , sino ad ora , come un paria ,provando pudore per le cose che " sentivo ",tormento per cio' che  non " offrivo ",imbarazzo per cio' che " mostravo " .Ho compreso finalmente che ognuno dovrebbe poter scrivere la propria vitacome fosse un romanzo al cui autore non importa nulla del plauso altrui ne' del successo editoriale  , men che meno delle feroci critiche .Ognuno dovrebbe avere diritto per nascita di redigere le proprie paginecon cio' in cui crede , fosse anche la piu' strampalata ed indimostrabile delle tesi .Da bambino tenevo un diariopieno delle mie fantasie , dei miei sogni,delle favole che mi raccontavo , dei miei amici invisibili ma per me reali .Mia madre penso' bene di leggerlo alle sue amichementre loro ridevano di me : smisi di scrivere ed iniziai a compiacere .Ho compreso solo ora che da un pezzo io scrivo le mie pagine  e solo adesso sentoche non mi importa nulla di cio' che il pubblico ,accalcatosi davanti al proscenio del palco ,si aspetta da me : lascio costoro liberi di continuare a ricoprire contemporaneamente il ruolo di spettatore / attore .Per parte mia ho gia' da temporipreso a scrivere quel diario .