FEMMINILITA'

Post N° 60


Io sono quella che passa
Io sono quella che passa. Non voltarti a guardarmi le spalle. Stringi nei palmi gli spazi vuoti di vento e ti avvii prono alla curva della tua schiena sotto la fatica dell'incedere retto. Le foglie ti schivano, ma non hanno paura di te. Scrivono traiettorie che ammorbidiscano il planare come sotto il miele e il burro il pane. Ti ignorano, o ti considerano l'incidente casuale del tempo che rallenta per concedergli un refolo in più prima d'atterrare. Non fermarti a riconsiderare gli spazi condivisi. Io sono quella che passa. E passavo anche allora, portando lo spazio con me. Hai creduto di seguirmi o di fermarti in me e io guardavo altrove per non smarrire il filo del mio occidente, mentre alle spalle s'archiviava deluso lo sbocciare del sole. Ripristini i nodi scorsoi lungo le paratie inclinate della tua nuova passerella. Autolesionismi d'intesa scuoiano i pesci rimasti in secca al ripartire furioso della marea. Io sono quella che passa. Puoi sbirciarmi con la coda dell'occhio sinistro mentre nascondo il viso all'imbarazzo. Mi copro con un dito. Indice o medio in sintonia con il respiro da azzerare. Un'unghia lunga un nome confitta nella scapola dell'orizzonte, cammini.Affossi le orecchie nei baveri di brezza bruna, porti nelle tasche polvere d'incendi, residui scuri di città stregate, sigilli di roghi appiccati ai tramonti nel centro di un vuoto scontato.Non ripetermi. Io sono quella che passa e oltre c'è l'inverno senza gemma, il cordoglio senza dolore.Ti inclini seguendo la curva del binario. Le traverse imitano annoiate il tuo odore. Ti rilanciano sul tappeto verde e ti perdono ridendo di te. Saluti moltiplicandoti. Ti riproduci nei suoni spiaccicati contro i muri eretti a salvaguardia dell'incedere lento e prevedibile che hai trascritto sul fluire dei giorni. Ti compiaci forte per coprire lo sgomento. La pioggia ti oltrepassa e tu le corri incontro coi calli fioriti sui dorsi, le mani spalancate, divaricate le braccia nude e sporche. Non c'è pozzo disposto a ingoiarti. E ridi. Per non sentire il rumore disperso del tuo incedere tondo, del tuo insufficiente oblio, del tuo applauso spento contro la parete dello spettatore allo specchio insoddisfatto.Io sono quella che passa. Non immaginare di potermi dominare ancora, di stringermi i capelli come redini corte, di infilare nei fianchi gli speroni acuti come frammenti di sogni rimasti sul tappeto e spazzati all'alba.Non inventarmi, non ingannarmi, non fare di me un calco senza gesso, una traccia senza inchiostro, un fiume senza corso, un uomo senza amore.Non ridurmi in frammenti, non spiaccicarmi in polvere, non sbriciolarmi in cenere.Non bermi, non fumarmi, non leccarmi. Non puoi. Non pensare d'ammansirmi, curarmi, capirmi, possedermi, evitarmi. Razioni i pensieri per garantire ai tuoi capelli un giaciglio a cui aggrapparsi, a sera. Arrotoli tabacchi misti in veli di ostia e singhiozzi. Trattieni la coscienza per la lunghezza di un guinzaglio corto abbastanza, t'arrocchi nell'angolo più ottuso del tuo mondo in fiamme. Sollevi le punte a radicare i talloni nella terra che scorre, conficchi nell'acqua la lingua per non doverti ascoltare. Io sono quella che passa. Non cercarmi. A me toccava trovarti. A te spetta perdermi.Ora. (RitaMazzocco - Note a parte © gennaiozero5)