Sabato, con l'arrivo della neve, mi sono ricordato di un gioco che facevo da piccolo. Prendevo 3 o 4 ombrelle(i) , le aprivo, e le mettevo sopra al pianerottolo davanti alla porta d'ingresso esterna del secondo piano a formare una specie di grotta nella quale stare al riparo. In quella grotta, vedevo attraverso la tela colorata la gente passare, ero convinto che nessuno mi vedesse( e mia madre certo non contribuiva a togliermi questa certezza poichè non mi cagava di pezza, non ho ancora capito se per fiducia, complicità o semplice bonaria incuria). Il punto è che in quel posto bastava un niente per pensare di trovarsi in una caverna buia oppure su di un'astronave o ancora su di un veliero nel mar dei Caraibi. Divertente, una gioia semplice, efficace, slegata da autostime e scorrelata da obiettivi o tempi da seguire.Da un po' di tempo vado ripercorrendo quei sentieri dei ricordi, senza rimorsi o rancori o cupi giudizi sulla condizione presente. Mi colgono all'improvviso ed io li assecondo, ci nuoto ritrovando persino pensieri lontani e profumi dimenticati, quasi seguissi un percorso analitico per ripercorrere la strada fatta, per fissare le proprie convinzioni nel tempo, le proprie prese di coscienza nei luoghi e le proprie debolezze nei gesti ormai rigermogliati altrove.Sabato, però , ho visto pochi di quei bambini a giocar felici sul pianerottolo, molti invece ne ho visti preoccuparsi di trovare un parcheggio, di imprecare verso altri, di sperare d'essere dove invece non erano, di rovinare la giornata altrui visto che la propria l'hanno gettata già di buon ora al mattino.Ho pensato ancora a quanto sono ridicole le scuse e le motivazioni che noi adulti diamo a certi comportamenti. Comportamenti spinti dalle stesse emozioni che avevamo da bambini, ma con atteggiamenti diversi. Ognuno nel proprio ruolo, ognuno fingendo seriosità e accampando discorsi d'azzeccagarbugli. Sempre meno fiducia, sempre meno disponibilità a mostrarsi, sempre meno musica e parole senza senso. Sempre più sospetto, sempre più "ti giudico perchè non ti capisco e se non ti conosco non ti capisco", sempre meno musica. Solo le parole senza senso sono le stesse. Codificate con un alfabeto diverso, ma alla fine, sempre le stesse. E allora non ho avuto scelta. Il MIO pianerottolo, 2 MIE ombrelle e 2 del vicino, la pioggia, e ....
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Sabato, con l'arrivo della neve, mi sono ricordato di un gioco che facevo da piccolo. Prendevo 3 o 4 ombrelle(i) , le aprivo, e le mettevo sopra al pianerottolo davanti alla porta d'ingresso esterna del secondo piano a formare una specie di grotta nella quale stare al riparo. In quella grotta, vedevo attraverso la tela colorata la gente passare, ero convinto che nessuno mi vedesse( e mia madre certo non contribuiva a togliermi questa certezza poichè non mi cagava di pezza, non ho ancora capito se per fiducia, complicità o semplice bonaria incuria). Il punto è che in quel posto bastava un niente per pensare di trovarsi in una caverna buia oppure su di un'astronave o ancora su di un veliero nel mar dei Caraibi. Divertente, una gioia semplice, efficace, slegata da autostime e scorrelata da obiettivi o tempi da seguire.Da un po' di tempo vado ripercorrendo quei sentieri dei ricordi, senza rimorsi o rancori o cupi giudizi sulla condizione presente. Mi colgono all'improvviso ed io li assecondo, ci nuoto ritrovando persino pensieri lontani e profumi dimenticati, quasi seguissi un percorso analitico per ripercorrere la strada fatta, per fissare le proprie convinzioni nel tempo, le proprie prese di coscienza nei luoghi e le proprie debolezze nei gesti ormai rigermogliati altrove.Sabato, però , ho visto pochi di quei bambini a giocar felici sul pianerottolo, molti invece ne ho visti preoccuparsi di trovare un parcheggio, di imprecare verso altri, di sperare d'essere dove invece non erano, di rovinare la giornata altrui visto che la propria l'hanno gettata già di buon ora al mattino.Ho pensato ancora a quanto sono ridicole le scuse e le motivazioni che noi adulti diamo a certi comportamenti. Comportamenti spinti dalle stesse emozioni che avevamo da bambini, ma con atteggiamenti diversi. Ognuno nel proprio ruolo, ognuno fingendo seriosità e accampando discorsi d'azzeccagarbugli. Sempre meno fiducia, sempre meno disponibilità a mostrarsi, sempre meno musica e parole senza senso. Sempre più sospetto, sempre più "ti giudico perchè non ti capisco e se non ti conosco non ti capisco", sempre meno musica. Solo le parole senza senso sono le stesse. Codificate con un alfabeto diverso, ma alla fine, sempre le stesse. E allora non ho avuto scelta. Il MIO pianerottolo, 2 MIE ombrelle e 2 del vicino, la pioggia, e ....