Iskra

Amantani


Erika vive ad Amantani, un'isola a circa 4000 mslm, sul lago TitiKaka, dove non si usa corrente elettrica, non ci sono gas, luce, acqua. Passa la giornata tra la scuola, dove occupa la mattinata e il piazzale del tempio a PachaTata (Padre Terra) cercando di vendere braccialetti ai turisti.Quando lo vide, si mise a ridere ancor prima di parlare, aveva capito, e lui con lei, che sarebbero potuti essere amici per almeno un paio d'ore quel giorno. Non servivano parole altre che quelle che i bambini in tutto il mondo usano per giocare, lo sapevano benissimo entrambe, solo che ognuno pensava di essere il solo a percepirlo ed essere il più navigato. Iniziarono a guardarsi da lontano, sfuggendo gli sguardi, a spirali sempre più ridotte. Doveva capire se il gioco valeva la candela, doveva capire se alla fine le avrebbe comunque comprato qualcosa, doveva capire se alla fine avrebbe smesso di considerarlo un turista. Arrivava altra gente, poche persone in verità, lei adorava i giapponesi, lo si capiva da come rideva con suo fratello quando ne vedeva uno e da come indicava incuriosita le loro macchine fotografiche (evidentemente aveva appreso i punti deboli dei vari turisti e 1 sol per una foto era comunque regalato che ai racconti di anime rubate della nonna mica ci credeva poi tanto). Erano ormai le 17:00, l'ora ideale per vedere il tramonto tra le particolari geometrie inca, non faceva troppo freddo e lei era stanca, lui pure di cercare misteriosi segnali evocativi. Decise di aggirare il tempio e spostarsi sul retro della costruzione chè anche da lì si vedeva il lago perchè si trovava comunque in cima alla collina(e dove avrebbero potuto metterlo?).Due minuti, forse tre, sghignazzi e risa e polvere di sandaletti che fuggono, silenzio di sandaletti che tornano e di occhi che spiano. Lui cominciò a costruire un "ometto" con dei sassi, uno sopra l'altro fino a raggiungere 20 cm d'altezza, per esprimere un desiderio ed affidarlo al Dio Apu (il dio della montagna). Ma la curiosità dei bambini, si sa, apre anche i cuori più riservati, così, credendo di ingannarla ne fu invece travolto, da lei e dalla sua vivacità, dalla sua festosa estraneità a quel mondo così povero e fermo, dalla luce dei suoi capelli neri, dalle gocce che scendevano dal suo naso che la costringevano a smettere di ridere per passarsi la lingua sopra le labbra. Così, dopo quindici minuti il Dio Apu non aveva più il suo desiderio, ma loro avevano un bersaglio resistente quanto bastava per sfidarsi con i sassi del tempio.L'aria tersa, la luce del crepuscolo, la totale assenza dei rumori e delle deformazioni cromatiche tipici della modernità non potevano far altro che imprimere il loro incontro nella memoria del tempio, nella polvere di un'isola che tanto tra cent'anni sarà ancora uguale, come lo è sempre stata, ci saranno Erica, ci sarà un altro lui che le racconterà altre vite senza doversene preoccupare e soprattutto... ci saranno altri desideri da abbattere a sassate, felici di dimenticarsene...