Non lo so, è come se ci fosse un centro nello spazio che ruota, ruota in continuazione, e sopra ci sono queste persone e si sta tutti seduti come mucche all’abbeveratoio, senza parlare, senza emozioni, seduti e basta quando all’improvviso ti senti trascinato verso qualcosa, la luce si fa più intensa, una pagina viene girata e ti trovi vicino a un vietcong, stanno per sparare a un soldato, arrivi sul posto ma senti un’altra vibrazione, percepisci il soldato in maniera diversa, senti la sua anima e fili via verso una pozza d’acqua o un’oasi. Poi stai di nuovo parlando oppure mangiando una torta alla banana seduto su una panchina e avanti così, e all’improvviso qualcuno si mette a gridare ma tutta la scena è muta e subito dopo sei vicino alla Sfinge e le stai guardando la zampa sinistra e la tomba del re Blaaaa e dei suoi fedeli Faccesi e ci sono anche gli assistenti sociali del servizio notturno con i cuscini legati dietro la schiena che urlano: ”servizio marciapiedeee!!!” con il Terzo Occhio al centro delle piramidi. Ah, e poi siamo in pieno deserto e camminiamo e siamo senza una goccia che è una d’acqua ma per fortuna stiamo tornando a casa. Però le cose migliorano perché arriva Cleopatra che ci fa un sacco di domande ci chiede dei feticci e ci dice: inventatevi qualcosa o vi piglio a calci nel sedere. Insomma una cosa così e questa che dice di chiamarsi Pio Cleopatra. Pio che? E tutto a un tratto le montagne delle Hawaii si spaccano e si alzano di altri quattromila metri e noi saliamo sempre più su e Cleopatra ha questi magnifici capelli corvini e che cosa pensi di fare, amico, sdraiamoci qui e facciamo la nostra parte, così mi sdraio e faccio la mia parte quando un acino d’uva quasi mi soffoca e non riesco a sputarlo perché devo darmi un contegno. Così dico hai dei grappoli d’uva magnifici qui, Cleo. Bene, continuiamo così, dimentichiamoci tutto quanto, dimentichiamo il tuo mondo, andiamo sulle colline, rilassiamoci, viviamo. No, ho una coscienza, devo fare quello, devo… Oh, lascia perdere, Cleo, tu sei una donna, io sono un uomo, su, diamoci da fare. Cerchiamo un bel vigneto vicino al Vesuvio o dove vuoi, in Jamaica. Non lo so, dannazione, non lo so, no, no, i miei genitori, le mie tradizioni, il mio serpente ahia, mi hai di nuovo morso il culo, birichino di un aspide. Poi ci troviamo avvolti nei tappeti ed è bello. Ed eccomi qui. Vedi, qualche volta si fa una fatica dannata, come quando ti tocca pulire la marijuana con un colino per il tè di quelli di metallo. Peccato mortale! Morirai come un coniglio schiacciato da un camion. Poi ti togli dalla testa il cappello da stregone e lo butti via e nella tasca ho un libricino e così: come ti chiami? Mi piaci. Sai cosa voglio dire?
RAINBOW BRIDGE
Non lo so, è come se ci fosse un centro nello spazio che ruota, ruota in continuazione, e sopra ci sono queste persone e si sta tutti seduti come mucche all’abbeveratoio, senza parlare, senza emozioni, seduti e basta quando all’improvviso ti senti trascinato verso qualcosa, la luce si fa più intensa, una pagina viene girata e ti trovi vicino a un vietcong, stanno per sparare a un soldato, arrivi sul posto ma senti un’altra vibrazione, percepisci il soldato in maniera diversa, senti la sua anima e fili via verso una pozza d’acqua o un’oasi. Poi stai di nuovo parlando oppure mangiando una torta alla banana seduto su una panchina e avanti così, e all’improvviso qualcuno si mette a gridare ma tutta la scena è muta e subito dopo sei vicino alla Sfinge e le stai guardando la zampa sinistra e la tomba del re Blaaaa e dei suoi fedeli Faccesi e ci sono anche gli assistenti sociali del servizio notturno con i cuscini legati dietro la schiena che urlano: ”servizio marciapiedeee!!!” con il Terzo Occhio al centro delle piramidi. Ah, e poi siamo in pieno deserto e camminiamo e siamo senza una goccia che è una d’acqua ma per fortuna stiamo tornando a casa. Però le cose migliorano perché arriva Cleopatra che ci fa un sacco di domande ci chiede dei feticci e ci dice: inventatevi qualcosa o vi piglio a calci nel sedere. Insomma una cosa così e questa che dice di chiamarsi Pio Cleopatra. Pio che? E tutto a un tratto le montagne delle Hawaii si spaccano e si alzano di altri quattromila metri e noi saliamo sempre più su e Cleopatra ha questi magnifici capelli corvini e che cosa pensi di fare, amico, sdraiamoci qui e facciamo la nostra parte, così mi sdraio e faccio la mia parte quando un acino d’uva quasi mi soffoca e non riesco a sputarlo perché devo darmi un contegno. Così dico hai dei grappoli d’uva magnifici qui, Cleo. Bene, continuiamo così, dimentichiamoci tutto quanto, dimentichiamo il tuo mondo, andiamo sulle colline, rilassiamoci, viviamo. No, ho una coscienza, devo fare quello, devo… Oh, lascia perdere, Cleo, tu sei una donna, io sono un uomo, su, diamoci da fare. Cerchiamo un bel vigneto vicino al Vesuvio o dove vuoi, in Jamaica. Non lo so, dannazione, non lo so, no, no, i miei genitori, le mie tradizioni, il mio serpente ahia, mi hai di nuovo morso il culo, birichino di un aspide. Poi ci troviamo avvolti nei tappeti ed è bello. Ed eccomi qui. Vedi, qualche volta si fa una fatica dannata, come quando ti tocca pulire la marijuana con un colino per il tè di quelli di metallo. Peccato mortale! Morirai come un coniglio schiacciato da un camion. Poi ti togli dalla testa il cappello da stregone e lo butti via e nella tasca ho un libricino e così: come ti chiami? Mi piaci. Sai cosa voglio dire?