Si, I Mind the gap(=più o meno attento al divario). Non faccio altro da quando ho toccato con mano la vita a Londra. Ma non quel gap. Non quel gap a cui si riferiscono loro Londinesi, il gap tra treno e piattaforma nella metropolitana, del quale voci pre-registrate e indicazioni visive ci ricordano continuamente, ad ogni stop. Pare che tutti, alla società che gestisce la "Tube" siano preoccupatissimi del bene dei viaggiatori, e questo la dice già lunga su quanto civili gli inglesi siano. Effettivamente mi commuove. E mi commuove ancora di più realizzare che non sto facendo altro che usare ogni pretesto per idealizzare il popolo anglosassone. Bene, non quel "Gap". Non penso a quel gap. I don't mind that gap. E a quale penso allora, in realtà? A un divario ben più astratto, penso...altro che...ma ci penso proprio tanto: il gap tra la vita qui da noi e la vita a Londra, tra Kensington, Chelsea, Soho, Camden, Notting Hill, o dove vi pare. E' lì che vorrei stare, davvero. E so, adesso so, perchè l'ho visto coi miei occhi, che lì potrei davvero fare quello che amo per vivere. Ho respirato il Rock come negli anni della Swinging London, e non lo avrei mai immaginato. Ma i londinesi, quelli che ho conosciuto tra il Mean Fiddler, Denmark Street e il Marquee, si, mi hanno detto che da tanto non si sentiva voglia di Rock come in questo periodo. L'ho visto ovunque. Ho suonato la chitarra di Jimi nel Vault dell'Hard Rock Cafè. La mia ragazza mi ha persino filmato mentre lo facevo. Ho visto l'hotel dismesso in cui è morto, quella stanza, respirato quell'aria.Ho ammirato opere d'arte senza tempo, nei musei e per le strade, passeggiato per Hyde Park, come un Mick Jagger avrebbe fatto per tanti, tanti anni, ho scherzato con chi quelle cose le vive di continuo e no, non ci fa mai l'abitudine, con chi continua a considerare gli Harrod's un'opera imponente, come, che ne so, il Tussaud (che mi sono rifiutato di vedere). Ho bevuto birra nel pomeriggio come solo un inglese sa fare, e ne ho bevuta tanta. Ho riso con una comitiva di Teddy boys allo Sherlock Holmes Pub, di fronte il Big Ben.Ho camminato tanto, troppo, come un pazzo, senza mai davvero stancarmi, tanto era l'entusiasmo.Ho sfogliato con avidità il "Time Out", cercando i più begli eventi ai quali avremmo potuto assistere.Mi sono svegliato la mattina presto senza fatica e pieno di entusiasmo come non mi capitava da tempo, facendo in fretta per uscire il prima possibile, senza per questo tornare poi presto la sera, anzi: non avrei mai voluto che le serate finissero. Ho immaginato i punti esatti in cui potevano campeggiare le famose scritte "Clapton is God", tutti quegli anni prima.Non nascondo di avere per qualche attimo sognato, con un pò di auto ironia e un pò di sana fantasticheria cazzona da bambino le stesse scritte, ma col mio nome.Ho suonato chitarre bellissime in negozi di Charing Cross, e ho notato gli sguardi benevoli ed interessati degli commessi e degli astanti, come a dirmi "Cheers". Ho notato, al di là di tutte le cose meravigliose che ho visto e le persone fantastiche che ho incontrato, quanto potrei essere apprezzato come musicista, lì. Creare una solida reputazione e una bella carriera, all'alba dei miei 28 anni. I Mind the Gap. Io penso al divario tra la mia vita qui e la mia possibile vita lì. Sono inglese dentro. Potrei vivere di quello che amo, lì. Ormai è ufficiale: potrei vivere di musica, lì. Non mi riconoscereste neanche, tra qualche mese, su MTV, con un terribile caschetto che mi cade giù dalla fronte. E con quello sguardo cazzone da bambino che viene dritto dal cuore, sprizzando fuori la felicità dell'appagamento di una vita al massimo.Yes, I Mind The Gap.
MIND THE GAP!
Si, I Mind the gap(=più o meno attento al divario). Non faccio altro da quando ho toccato con mano la vita a Londra. Ma non quel gap. Non quel gap a cui si riferiscono loro Londinesi, il gap tra treno e piattaforma nella metropolitana, del quale voci pre-registrate e indicazioni visive ci ricordano continuamente, ad ogni stop. Pare che tutti, alla società che gestisce la "Tube" siano preoccupatissimi del bene dei viaggiatori, e questo la dice già lunga su quanto civili gli inglesi siano. Effettivamente mi commuove. E mi commuove ancora di più realizzare che non sto facendo altro che usare ogni pretesto per idealizzare il popolo anglosassone. Bene, non quel "Gap". Non penso a quel gap. I don't mind that gap. E a quale penso allora, in realtà? A un divario ben più astratto, penso...altro che...ma ci penso proprio tanto: il gap tra la vita qui da noi e la vita a Londra, tra Kensington, Chelsea, Soho, Camden, Notting Hill, o dove vi pare. E' lì che vorrei stare, davvero. E so, adesso so, perchè l'ho visto coi miei occhi, che lì potrei davvero fare quello che amo per vivere. Ho respirato il Rock come negli anni della Swinging London, e non lo avrei mai immaginato. Ma i londinesi, quelli che ho conosciuto tra il Mean Fiddler, Denmark Street e il Marquee, si, mi hanno detto che da tanto non si sentiva voglia di Rock come in questo periodo. L'ho visto ovunque. Ho suonato la chitarra di Jimi nel Vault dell'Hard Rock Cafè. La mia ragazza mi ha persino filmato mentre lo facevo. Ho visto l'hotel dismesso in cui è morto, quella stanza, respirato quell'aria.Ho ammirato opere d'arte senza tempo, nei musei e per le strade, passeggiato per Hyde Park, come un Mick Jagger avrebbe fatto per tanti, tanti anni, ho scherzato con chi quelle cose le vive di continuo e no, non ci fa mai l'abitudine, con chi continua a considerare gli Harrod's un'opera imponente, come, che ne so, il Tussaud (che mi sono rifiutato di vedere). Ho bevuto birra nel pomeriggio come solo un inglese sa fare, e ne ho bevuta tanta. Ho riso con una comitiva di Teddy boys allo Sherlock Holmes Pub, di fronte il Big Ben.Ho camminato tanto, troppo, come un pazzo, senza mai davvero stancarmi, tanto era l'entusiasmo.Ho sfogliato con avidità il "Time Out", cercando i più begli eventi ai quali avremmo potuto assistere.Mi sono svegliato la mattina presto senza fatica e pieno di entusiasmo come non mi capitava da tempo, facendo in fretta per uscire il prima possibile, senza per questo tornare poi presto la sera, anzi: non avrei mai voluto che le serate finissero. Ho immaginato i punti esatti in cui potevano campeggiare le famose scritte "Clapton is God", tutti quegli anni prima.Non nascondo di avere per qualche attimo sognato, con un pò di auto ironia e un pò di sana fantasticheria cazzona da bambino le stesse scritte, ma col mio nome.Ho suonato chitarre bellissime in negozi di Charing Cross, e ho notato gli sguardi benevoli ed interessati degli commessi e degli astanti, come a dirmi "Cheers". Ho notato, al di là di tutte le cose meravigliose che ho visto e le persone fantastiche che ho incontrato, quanto potrei essere apprezzato come musicista, lì. Creare una solida reputazione e una bella carriera, all'alba dei miei 28 anni. I Mind the Gap. Io penso al divario tra la mia vita qui e la mia possibile vita lì. Sono inglese dentro. Potrei vivere di quello che amo, lì. Ormai è ufficiale: potrei vivere di musica, lì. Non mi riconoscereste neanche, tra qualche mese, su MTV, con un terribile caschetto che mi cade giù dalla fronte. E con quello sguardo cazzone da bambino che viene dritto dal cuore, sprizzando fuori la felicità dell'appagamento di una vita al massimo.Yes, I Mind The Gap.