"God Gave Rock n' Roll To You".Questo è decisamente un qualcosa da tenere a mente. "Non è mai troppo tardi per lavorare dalle 9 alle 17".Questo pure.Io mi comportai esattamente in modo opposto. La filosofia Rock n'Roll che un diciottenne dovrebbe avere innata nel suo spirito, l'ho cannata di brutto. Solo anni dopo me ne sarei accorto.Adesso sono qui con questa magnifica canzone nelle orecchie che, come "Keep Yourself Alive" dei Queen, mi suggerisce di non smettere di crederci.Per me la delusione, quella volta dopo il mancato provino di Tommy fu troppo. Devo ammetterlo, per un pò ruppi seriamente con la musica. Nel senso che suonavo solo ed esclusivamente per me. Allo stesso modo, non me ne fregava un cazzo di nessuno nemmeno nella vita di tutti i giorni. Non avevo più un gruppo stabile, gli amici erano tutti via per l'università, sebbene molti sarebbero tornati l'anno immediatamente successivo, per studiare in loco. Vivevo da solo di nuovo.Lavoravo come un cane tutto il giorno, e crescevo bene da quel punto di vista. No, la chitarra la prendevo in mano solo la sera, davanti al mare, e non me ne fregava un cazzo se quello che usciva fuori dalla cassa era bello o brutto. Indubbiamente era Blues. Molto blues. Le sere che avevo una ragazza vicino, mi mettevo un pò a suonare per lei, più per fare lo scemo facendole fischiare dietro la chitarra come in segno di ammirazione, o per cercare di sillabare il nome della fanciulla con le note, che per trovare delle melodie che mi dessero qualcosa. Infatti quel periodo non mi dava proprio un cazzo. Non stavo bene, ero inquieto, ed andò avanti per un anno tondo. In quell'anno tondo, andai avanti dormendo pochissimo, lavorando di giorno (non so come, ma diligentemente) e facendo il cretino di notte. Le persone che frequentavo erano disinteressate al Rock n'Roll, e io mi sentivo come non mi sarebbe, per fortuna, mai piu successo dopo: Mi sentivo di non avere proprio nulla da dire, o da dare. Fu durante quell'estate, a Giugno per l'esattezza, ben prima delle ferie quindi, che arrivò la scossa. Una delle due. Cioè quella che allora mi sembrò negativa ma che si rivelò positiva. Due mesi dopo, invece, quella che mi sembrava positiva, ma che invece era negativa.Che casino.Insomma, lo scenario è quello di un noto locale sulla spiaggia. Io al bancone, con una ragazza dolcissima che si chiamava Elisa, bella, viso d'angelo, non la dimentico. Poverina, ebbe la sventura di stare con uno stronzo cinico come me, in quel periodo, perchè lei si illudeva che ci fosse veramente qualcosa, io facevo di tutto per non farla affezionare, ma non ci riuscivo. La sua sfortuna volle che quella sera mi si parasse davanti Ivana, proprio lei, che non vedevo da mesi ormai, ma che non avevo dimenticato. No.La donna, si sa, quando è cattiva lo è veramente, e lei, alla vista di quella creatura angelica al mio fianco, con la mano che ricordo così bene così stretta alla mia, avvampò di collera, quasi come se il sapere che io l'avevo ormai superata le dispiacesse. Era esattamente così, ma io allora non lo capivo. Lei era cattiva, ed io invece, che stupido, la credetti ancora innamorata di me, altrimenti perchè quegli occhi di ghiaccio sarebbero dovuti diventare torvi come una tempesta, e così colmi di rabbia? Quella serata la finii tra le sue braccia, tra le dune di quella spiaggia, ed uno dei ricordi più nitidi che porto cone me di quella serata è Elisa con la testa appoggiata a quel bancone, mentre piangeva nel comprendere non solo di avermi perduto, ma anche di non avermi mai avuto. Che stronzo che sono stato.Come ho potuto essere così stolto, come ho potuto, allora, non provare il minimo senso di colpa per lei? E come mi sono potuto fidare ancora di Ivana?Alla fine, incurante del male che avevo fatto, rimasi con Ivana per qualche settimana, prima che lei partisse per Parigi, con un'amica. A quel punto, la sofferenza fu sì tanta, ma a differenza della prima volta, stavolta ne ero conscio, sapevo che la doccia fredda sarebbe prima o poi arrivata.Da quel pomeriggio al mare fino a tardi, il pomeriggio dell'addio, l'avrò rivista una dozzina di volte, ad oggi. Ed ogni volta è una fitta al cuore, un nodo in gola, come se dovessi vomitare. Proprio quest'ultima sensazione è quella che mi fa capire che non la amo, grazie a Dio. Lei mi lascò un dono, però: la fine della mia improduttività musicale, della mia dissolutezza melodica. Quell'autunno, preso da una foga creativa a me allora sconosciuta, cominciai a scrivere un progetto ambizioso, gigantesco, difficilissimo, rimasto incompiuto, presuntuoso, irrealizzabile, ma che adoro ancora oggi. Ogni volta che apro quella borsa che contiene spartiti, quaderni, libri biografici dai quali traevo riferimenti, e nastri, non posso evitare di piangere. Mi piace troppo, ma lo porterò con me nella tomba, se ne avrò una. Perchè non lo realizzerò. Red Ronnie e Carlo Verdone, all'epoca mi dissero che non avrebbero avuto il tempo per curarlo, per aiutarmi, povero me, tutto solo.E' un musical, di cui non mi piace dire molto, sappiate solo che è ispirato alla vita di Jimi Hendrix, e che si initola "The Story Of Life", come la canzone che scrisse la sera prima di morire, al Samarkand Hotel, in quel di Londra. Io lì ci sono stato, e non dimentico l'alone di misticità di quel luogo. Le mie sensazioni di tutto quel tempo addietro erano esatte.The Story of Life non mi servì a nulla, se non a mettermi a nuovo come musicista. L'altro evento, che credevo positivo, fu l'apertura della mia azienda. Un mio amico d'infanzia, Mimì, era sull'orlo della depressione, aveva avuto dei problemi psichici di leggera entità in passato e nessuno voleva dargli fiducia. Non che fosse una cima, ma lo reputavo un caro ragazzo. Ad ogni modo, non riusciva a cavare il ragno dal buco, ed una sera di fine estate me lo vidi spuntare alle due di notte a casa mia, in lacrime, farfugliando strane cose. Mi chiese di aiutarlo, ed io lo feci. Aprii la mia azienda insieme a lui. Ora, chi poteva dire, allora che era un errore? Nessuno. Ed invece lo fu, sebbene oggi mi dia da campare, per due motivi: Il primo era che l'avere una responsabilità così diretta avrebbe per sempre tarpato le ali alla mia carriera musicale, se mai ce ne sarebbe stata una.Il secondo, era che gli altri avevano ragione e quel ragazzo non meritava la mia compassione, il mio aiuto: Qualche tempo dopo che avevamo preso il decollo, scappò letteralmente, rubando un'ingente quantità di denaro dalle casse dell'azienda, che tra l'altro era stata largamente finanziata da me agli inizi. Comunque, continuai da solo e, incredibilmente stupido da parte mia allora, non lo denunciai neppure, mosso da un'incomprensibile pena verso la follia che si era impossessata di quello che avevo sempre ritenuto essere uno tra i miei più cari amici. Quanto soffrii...quanto rimasi deluso, e quanto quell'esperienza mi allargò le spalle! ...Qualche anno dopo Mimì tornò in città, sempre più pazzo, almeno all'apparenza, perchè mai più gli rivolsi la parola, e comiciò a occuparsi di fare le consegne per un fornaio. Cosa ne avesse fatto di quei soldi non so dirlo. Ma mi si spezza il cuore, a pensare a quella storia. Se io non avessi voluto fare il buon samaritano, forse oggi avrei la mia carriera musicale. Le lacrime mi impediscono di concludere e raccontarvi cosa poi mi portò ai giorni nostri...e in cosa credo adesso. E perchè. Perchè. (To be continued...)P.S. Shine on You, Crazy Diamond...Mimì.
That's how it did go then, Pt. 3
"God Gave Rock n' Roll To You".Questo è decisamente un qualcosa da tenere a mente. "Non è mai troppo tardi per lavorare dalle 9 alle 17".Questo pure.Io mi comportai esattamente in modo opposto. La filosofia Rock n'Roll che un diciottenne dovrebbe avere innata nel suo spirito, l'ho cannata di brutto. Solo anni dopo me ne sarei accorto.Adesso sono qui con questa magnifica canzone nelle orecchie che, come "Keep Yourself Alive" dei Queen, mi suggerisce di non smettere di crederci.Per me la delusione, quella volta dopo il mancato provino di Tommy fu troppo. Devo ammetterlo, per un pò ruppi seriamente con la musica. Nel senso che suonavo solo ed esclusivamente per me. Allo stesso modo, non me ne fregava un cazzo di nessuno nemmeno nella vita di tutti i giorni. Non avevo più un gruppo stabile, gli amici erano tutti via per l'università, sebbene molti sarebbero tornati l'anno immediatamente successivo, per studiare in loco. Vivevo da solo di nuovo.Lavoravo come un cane tutto il giorno, e crescevo bene da quel punto di vista. No, la chitarra la prendevo in mano solo la sera, davanti al mare, e non me ne fregava un cazzo se quello che usciva fuori dalla cassa era bello o brutto. Indubbiamente era Blues. Molto blues. Le sere che avevo una ragazza vicino, mi mettevo un pò a suonare per lei, più per fare lo scemo facendole fischiare dietro la chitarra come in segno di ammirazione, o per cercare di sillabare il nome della fanciulla con le note, che per trovare delle melodie che mi dessero qualcosa. Infatti quel periodo non mi dava proprio un cazzo. Non stavo bene, ero inquieto, ed andò avanti per un anno tondo. In quell'anno tondo, andai avanti dormendo pochissimo, lavorando di giorno (non so come, ma diligentemente) e facendo il cretino di notte. Le persone che frequentavo erano disinteressate al Rock n'Roll, e io mi sentivo come non mi sarebbe, per fortuna, mai piu successo dopo: Mi sentivo di non avere proprio nulla da dire, o da dare. Fu durante quell'estate, a Giugno per l'esattezza, ben prima delle ferie quindi, che arrivò la scossa. Una delle due. Cioè quella che allora mi sembrò negativa ma che si rivelò positiva. Due mesi dopo, invece, quella che mi sembrava positiva, ma che invece era negativa.Che casino.Insomma, lo scenario è quello di un noto locale sulla spiaggia. Io al bancone, con una ragazza dolcissima che si chiamava Elisa, bella, viso d'angelo, non la dimentico. Poverina, ebbe la sventura di stare con uno stronzo cinico come me, in quel periodo, perchè lei si illudeva che ci fosse veramente qualcosa, io facevo di tutto per non farla affezionare, ma non ci riuscivo. La sua sfortuna volle che quella sera mi si parasse davanti Ivana, proprio lei, che non vedevo da mesi ormai, ma che non avevo dimenticato. No.La donna, si sa, quando è cattiva lo è veramente, e lei, alla vista di quella creatura angelica al mio fianco, con la mano che ricordo così bene così stretta alla mia, avvampò di collera, quasi come se il sapere che io l'avevo ormai superata le dispiacesse. Era esattamente così, ma io allora non lo capivo. Lei era cattiva, ed io invece, che stupido, la credetti ancora innamorata di me, altrimenti perchè quegli occhi di ghiaccio sarebbero dovuti diventare torvi come una tempesta, e così colmi di rabbia? Quella serata la finii tra le sue braccia, tra le dune di quella spiaggia, ed uno dei ricordi più nitidi che porto cone me di quella serata è Elisa con la testa appoggiata a quel bancone, mentre piangeva nel comprendere non solo di avermi perduto, ma anche di non avermi mai avuto. Che stronzo che sono stato.Come ho potuto essere così stolto, come ho potuto, allora, non provare il minimo senso di colpa per lei? E come mi sono potuto fidare ancora di Ivana?Alla fine, incurante del male che avevo fatto, rimasi con Ivana per qualche settimana, prima che lei partisse per Parigi, con un'amica. A quel punto, la sofferenza fu sì tanta, ma a differenza della prima volta, stavolta ne ero conscio, sapevo che la doccia fredda sarebbe prima o poi arrivata.Da quel pomeriggio al mare fino a tardi, il pomeriggio dell'addio, l'avrò rivista una dozzina di volte, ad oggi. Ed ogni volta è una fitta al cuore, un nodo in gola, come se dovessi vomitare. Proprio quest'ultima sensazione è quella che mi fa capire che non la amo, grazie a Dio. Lei mi lascò un dono, però: la fine della mia improduttività musicale, della mia dissolutezza melodica. Quell'autunno, preso da una foga creativa a me allora sconosciuta, cominciai a scrivere un progetto ambizioso, gigantesco, difficilissimo, rimasto incompiuto, presuntuoso, irrealizzabile, ma che adoro ancora oggi. Ogni volta che apro quella borsa che contiene spartiti, quaderni, libri biografici dai quali traevo riferimenti, e nastri, non posso evitare di piangere. Mi piace troppo, ma lo porterò con me nella tomba, se ne avrò una. Perchè non lo realizzerò. Red Ronnie e Carlo Verdone, all'epoca mi dissero che non avrebbero avuto il tempo per curarlo, per aiutarmi, povero me, tutto solo.E' un musical, di cui non mi piace dire molto, sappiate solo che è ispirato alla vita di Jimi Hendrix, e che si initola "The Story Of Life", come la canzone che scrisse la sera prima di morire, al Samarkand Hotel, in quel di Londra. Io lì ci sono stato, e non dimentico l'alone di misticità di quel luogo. Le mie sensazioni di tutto quel tempo addietro erano esatte.The Story of Life non mi servì a nulla, se non a mettermi a nuovo come musicista. L'altro evento, che credevo positivo, fu l'apertura della mia azienda. Un mio amico d'infanzia, Mimì, era sull'orlo della depressione, aveva avuto dei problemi psichici di leggera entità in passato e nessuno voleva dargli fiducia. Non che fosse una cima, ma lo reputavo un caro ragazzo. Ad ogni modo, non riusciva a cavare il ragno dal buco, ed una sera di fine estate me lo vidi spuntare alle due di notte a casa mia, in lacrime, farfugliando strane cose. Mi chiese di aiutarlo, ed io lo feci. Aprii la mia azienda insieme a lui. Ora, chi poteva dire, allora che era un errore? Nessuno. Ed invece lo fu, sebbene oggi mi dia da campare, per due motivi: Il primo era che l'avere una responsabilità così diretta avrebbe per sempre tarpato le ali alla mia carriera musicale, se mai ce ne sarebbe stata una.Il secondo, era che gli altri avevano ragione e quel ragazzo non meritava la mia compassione, il mio aiuto: Qualche tempo dopo che avevamo preso il decollo, scappò letteralmente, rubando un'ingente quantità di denaro dalle casse dell'azienda, che tra l'altro era stata largamente finanziata da me agli inizi. Comunque, continuai da solo e, incredibilmente stupido da parte mia allora, non lo denunciai neppure, mosso da un'incomprensibile pena verso la follia che si era impossessata di quello che avevo sempre ritenuto essere uno tra i miei più cari amici. Quanto soffrii...quanto rimasi deluso, e quanto quell'esperienza mi allargò le spalle! ...Qualche anno dopo Mimì tornò in città, sempre più pazzo, almeno all'apparenza, perchè mai più gli rivolsi la parola, e comiciò a occuparsi di fare le consegne per un fornaio. Cosa ne avesse fatto di quei soldi non so dirlo. Ma mi si spezza il cuore, a pensare a quella storia. Se io non avessi voluto fare il buon samaritano, forse oggi avrei la mia carriera musicale. Le lacrime mi impediscono di concludere e raccontarvi cosa poi mi portò ai giorni nostri...e in cosa credo adesso. E perchè. Perchè. (To be continued...)P.S. Shine on You, Crazy Diamond...Mimì.