JAMBOREE

Volevo la bocca a cuore


 Avrei voluto avere i capelli biondi, gli occhi azzurri e la bocca a cuore. Avrei voluto essere dolce, algida, fulgida e perché no, anche un po’ rigida: perché tra l’essere disponibile e diventare una canna al vento il confine a volte è fin troppo debole.Se oggi potessi scegliere cosa fare di me stessa e del mio tempo, scriverei.Di giorno, di notte e anche a mezzogiorno. Di quello che ho fatto, di quello che sono, e di quello che probabilmente non farò invece mai. Poi scriverei di viaggi, di chilometri e stupore. Mi perderei in guide diverse, in itinerari intimistici e globali, dove ti sporchi i piedi di sabbia e l’anima di rabbia e di emozioni. Intervisterei le persone, ne racconterei le miserie e i sogni. Convinta come sono che ognuno di noi abbia una storia da condividere, una solitudine da raccontare. Perché, come diceva qualcuno, nessuno è del tutto normale se ti avvicini abbastanza per vederlo veramente. E son sicura che anche la zia Matilda riempirebbe da sola un bel po’ di pagine.E, soprattutto, dispenserei consigli: perché si sa, chi non sa fare, insegna. Ma non ho la bocca a cuore, e non c’è nulla di biondo in me. Sono scura, nera, e di certo scrivere non so. Soprattutto non so riscrivere la mia di storia. O, a voler essere più precisi, non so trasformare questo soffocante presente indicativo, pesante e lungo come una quaresima, in un futuro semplice più ottimista e vaporoso.Forse avrei bisogno di lezioni di grammatica e sintassi. O forse di una scudisciata sulle gengive per ricordarmi che al mondo c’è gente che muore di fame. Tutto vero, tutto giusto.Ma stasera non ho voglia di problemi collettivi, emergenze sociali o drammi universali. Perché non riconoscermi più allo specchio mi sa che basta e avanza.Forse perché non ho la bocca a cuore.