Junelogia

Il Sof(r)ismo revisionista


Adriano Sofri, ex leader di lotta continua, che sta scontando il carcere in seguito a condanna in via definitiva quale mandante dell’omicidio di Luigi Calabresi   (un commissario di polizia ucciso con due colpi di pistola alla schiena il 17 maggio 1972 a Milano, di fronte alla propria abitazione) in questi giorni fa parlare di sè per un suo articolo pubblicato sul Foglio, nel quale sostiene che l’omicidio Calabresi “non fu un atto di terrorismo”.Cosa fu dunque l’omicidio Calabresi secondo Sofri?Il sofisma sofriano distingue terrorismo da giustizialismo per arrivare a concludere che gli autori dell’omicidio di Calabresi non erano terroristi, non erano persone malvagie, e quell'omicidio fu "l'azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca".Insomma, gli uccisori di Calabresi furono persone che agirono per atto di pietà: per vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca.Nel caso in specie la vittima vendicata era l’anarchico Giuseppe Pinelli: un giovane ferroviere fermato durante la strage di Piazza Fontana, e che morì precipitando da una finestra dell’Ufficio del commissario Calabresi, dove era stato condotto per un interrogatorio. L’inchiesta che ne seguì condusse ad una sentenza che definì la morte di Pinelli come accidentale, dovuta “a causa di un malore attivo e dall'improvvisa alterazione del centro di equilibrio”. Nonostante nel dispositivo della sentenza il giudice scrisse che l’istruttoria lasciava “tranquillamente ritenere che il commissario Calabresi non era nel suo ufficio al momento della morte di Pinelli", per il giudice sommario Sofri il commissario Calabresi fu il maggior responsabile di quella morte.Quando Sofri ci viene a raccontare che l’omicidio Calabresi non fu opera di terroristi, ma di brava gente che si è fatta giustizia da sola disperando nella giustizia pubblica, sta solo dando una lezione pericolosa: se disperate nella giustizia pubblica, fatevi giustizia da soli.Ma seguendo il ragionamento di Sofri si può arrivare ad elevare l’omicidio a forma di giustizia e dunque a giustificare tutto!Tutto il terrorismo!La libertà intellettuale è sacrosanta –non si discute!- ma per ridurre l’omicidio Calabresi a una vendetta privata dovrei dimenticare, o fingere di dimenticare tutta la compagna d’odio, di denigrazione e di demolizione che fu scatenata contro Calabresi dopo la morte di Pinelli.Campagna che non vide persone buone agire per pietà, ma anime intrise di odio ideologico invocare da tutti i pulpiti la morte di Calabresi. Dopo la morte di Pinelli ci fu un fiorire di minacce al Commissario, a cui mai fu assegnata una scorta.Ci furono anche 800 Soloni della cultura che sottoscrissero un documento proposto dal settimanale L’Espresso, in cui, sostituendosi ai giudici, sentenziarono che Calabresi era un “torturatore”  e “responsabile della morte di Pinelli”. Quel manifesto fornì al terrorismo la legittimazione all’uccisione di Calabresi. Se un omicidio può avere anche dei mandanti culturali e morali, quello di Calabresi ne ebbe almeno 800.E  ci fu Lotta Continua, che ogni giorno scriveva frasi di questo tenore: “Gli siamo alle costole, ormai è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito. Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, più modestamente, di questi nemici del popolo vogliamo la morte”... "L'eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati. Ma questa è sicuramente una tappa fondamentale dell'assalto del proletariato contro lo stato assassino"... "Calabresi assassino, stia attento. Il suo nome è il primo della lista”. Ma tutte queste cose il buonista Sofri le ha dimenticate?No!E’ troppo preso dal suo compito revisionista di riscrivere al storia a suo uso e consumo.E’ troppo occupato a tinteggiare di bianco troppe pagine della nostra storia che purtroppo sono state scritte col rosso…Rosso sangue!