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Veltroni e la scoperta dell'anti berlusconismo


Il leader del pd, Valter Veltroni, pare alquanto angustiato per la deriva autoritaria che Berlusconi farebbe correre alla nostra Repubblica.Lo dice chiaramente in una intervista al Corriere della Sera, criticando il Governo e il premier:"in Italia vedo prevalere i segni del tempo peggiore. Sulla fiducia vincono paura, chiusura, arroccamento. E la paura è un moltiplicatore della crisi. Quando una società ha paura, è tentata dal barattare democrazia per decisione. È una sorta di maleficio: ogni volta che la crisi democratica si è saldata con la crisi sociale e con il prevalere di suggestioni populistiche e autoritarie, sono accadute le tragedie peggiori nella storia dell'umanità",Veltroni dice che la sua non è solo una denuncia, ma anche un appello: invoca una controreazione per scongiurare che in Italia si possa realizzare il modello Putin, ovvero una democrazia svuotata come quella russa.Veltroni ha scoperto l'anti berlusconismo!In ritardo rispetto ai suoi compagni ed alleati di partito, ma ha scoperto anch'egli l'odio verso Berlusconi.Ricordate quando, solo pochi mesi fa,  in campagna elettorale, Veltroni faceva ancora il politically correct?Affermava a chiare lettere che la sinistra ha sbagliato con l'anti berlusconismo,  e prometteva che il Pd non avrebbe ripetto  gli errori di quella stagione. Non chiamava mai Berlusconi per nome: lo citava sempre come "l’esponente maggiore del campo a noi avverso". Adesso lo cita continuamente e lo addita, con un estremismo simil-dipietrista pieno di insulti e accuse, come il responsabile dei mali dell'Italia.Veltroni vede nei sondaggi il Pd precipitare a livelli di consenso deciamente bassi e la sola cosa che sa fare non è un doveroso mea culpa, ma andare alla ricerca di un capro espiatorio della rovinosa discesa del Pd.E quale capro espiatorio è meglio di Berlusconi e del suo governo? Per Veltroni non rileva minimamente che Berlusconi abbia vinto le elezioni in modo schiacchiante; nè che il Pdl e la Lega abbiano raccolto voti anche da un certo elettorato di sinistra profondamente deluso dall'esperienza rovinosa dell'ultimo Governo Prodi, che ha dimostrato l'impotenza della democrazia. Tutto questo per Veltroni passa in secondo piano rispetto all'odio verso Berlusconi, il nemico di classe. Ma paventare derive autoritarie e parlare di questo paese come di terreno fertile per impiantarvi il modello di democrazia svuotata "alla Putin" è fantapolitica pura.L'italia è una democrazia da 60 anni. Una democrazia afflitta da partitocrazia e talora incapace di decidere, ma non certo snaturata. La Russia è una democrazia solo da pochi anni, e se è immatura e svuotata è perchè è nata sulle ceneri della dittaura comunista tanto cara al giovane Veltroni.Certo che, se invece di levare ora una voce stonata contro le derive autoritarie dell'Occidente, Veltroni avesse avuto, negli anni '70 e '80, il coraggio di levare la propria voce contro la deriva autoritaria del comunismo, lo avremmo apprezzato almeno per il suo coraggioUn coraggio che però ha avuto solo in tempi recenti, dopo la fine dell'Urss e il crollo del muro di Berlino e del comunismo, quando più che coraggio si trattava ormai solo di una presa di visione di una triste realtà che era ormai evidente agli occhi del mondo.Ma il coraggio dell'onestà intellettuale un tempo gli è mancato, perchè l'Urss era per lui un miraggio e non una deriva.Il nostrano Veltroni a metà anni 70 esaltava il comunismo sovietico come modello di democrazia da imitare.Accusava de Gasperi di avere venduto l'italia agli Usa.Accusava la dc di fare voli pindarici quando dipingeva a tinte fosche i paesi socialisti (che egli chiamava "Paesi fratelli") e si arrabbiava quando sempre la Dc sosteneva che quesi paesi avevano caratteri dittatoriali in cui le libertà erano soppresse.   Non ha mai speso una parola sui milioni di morti che il comunismo ha seminato nel mondo.Non ha mai parlato dei gulag e quando la realtà dei lager sovietici si seppe grazie agli scritti di Aleksandr Solgenitsin, Veltroni lo dipinse come un pazzo che doveva stare in manicomio (nell'ex Urss il manicomio era un luogo per rinchiudere dissidenti alternativo ai gulag)Dipingeva il bieco Togliatti come un virtuoso modello da venerare.Negli anni '80 se la prese a morte con l'allora Presidente Usa Reagan, che osò definire l'Urss come "l'Impero del Male".Ma quella è un'altra storia, perchè col tempo Veltroni ci ha mostrato il suo volto kennediano e poi Obamiano e di amante degli Usa. Però, di tanto in tanto, giusto perchè il lupo perde il pelo ma non il vizio, Veltroni non manca di esternarci qualche rigurgito neo comunista.E adesso che ha pure scoperto l'anti berlusconismo, da lui tanto reietto, invoca una "controreazione" accingendosi ad organizzare l'anti Berlusconi Day. Controreazione? Questa, sì! è parola che mi mette i brividi, perchè non oso nemmeno pensare come sarà interpretato da certa sinistra, estrema ed estremista, il suo concetto di "controreazione". Temo che una deriva ci sia realmente, e sia quella di Veltroni e del suo impalpabile progetto politico.Non so se, come dice Veltroni, si poteva stare nel Pci anche senza essere comunisti, ma sicuramente egli ci sta dimostrando che in politica si può fare il leader anche senza esserne capaci.