Un plauso al ministro dell’Economia, Tremonti, per la fermezza con cui ha chiesto la rimozione dal decreto Alitalia di una norma che permetterebbe sconti di pena agli imprenditori responsabili di crack finanziari.La disposizione, già battezzata come salva manager, prevede la non perseguibilità per i grandi dissesti finanziari, a meno che si verifichi il fallimento delle società coinvolte.La norma è stata oggetto di polemiche da più fronti, poiché si è pensato ne potessero beneficiare anche i responsabili del crack Cirio e del crak Parmalat, i cui processi sarebbero cancellati e gli imputati assolti.Chi ha introdotto l’emendamento nel testo del decreto, ossia i senatori Angelo Maria Cicolani e Antonio Paravia, hanno puntualizzato che l’emendamento non è applicabile ai crack Cirio e Parmalat ma voleva avere la finalità di “tutelare le difficili scelte da parte dei commissari, operate in momenti oggettivamente straordinari, come e’ ad esempio nel caso di Fantozzi, che hanno l’esigenza di agire in modo certamente responsabile, ma discrezionale e flessibile, tendendo in primo luogo a garantire la continuita’ di un pubblico servizio. Riteniamo che l’emendamento proposto affronti un tema reale e ineludibile, in modo appropriato e, in Aula, la stessa opposizione, nelle sue varie articolazioni, pur votando in modo contrario all’intero provvedimento, non ha eccepito sulla forma ne’ sulla sostanza dell’emendamento".Credo che quella norma sia assolutamente da rimuovere, vuoi per chiarezza e vuoi, soprattutto, per evitare polemiche e strumentalizzazioni da parte dell’opposizione.Ben venga dunque la forza con cui Tremonti ne ha invocato la rimozione, a costo di dimettersi.Gli spiriti illibati dell’opposizione si strappano le vesti, indignati per un governo che con colpi di mano notturni si sarebbe a loro avviso dato da fare per introdurre quella norma in decreto e poi scaricarne le responsabilità su Cicolani e ParaviaIl ministro ombra dell’economia, Bersani, che quanto a fanfaronate si contende con Veltroni e Di Pietro il primato di chi la dice più grossa, ha addirittura candidamente dichiarato che dovrebbe dimettersi tutta la maggioranza che ha proposto e votato una norma del genere.Mi piacerebbe molto domandare a Bersani come mai non si dimise assieme a tutta la sua coalizione quando nella finanziaria 2007 blindata dalla fiducia si scoprì che era stato inserita una norma che accorciava i termini di prescrizione per i reati contabili; norma chiamata comunemente comma Fuda, dal nome del politico cui fu addossata la responsabilità di averla introdotta, nonostante quel comma avesse almeno 7 padri firmatari.Il “comma Fuda avrebbe consentito a migliaia di inquisiti (amministratori e funzionari) coinvolti in giudizi di responsabilità di farla franca, se il Procuratore Generale della Corte dei Conti non avesse sollevato lo scandalo di questa disposizione, che avrebbe arrecato allo Stato un danno patrimoniale di entità enorme. Oltretutto la norma, per il principio dell’applicazione della legge più favorevole (e quella indubbiamente la era) avrebbe potuto essere applicata anche retroattivamente.Dobbiamo pensare che l’inserimento in Finanziaria di quella disposizione fu frutto di superficialità o piuttosto di dolo? Dovremmo pensare che fosse una norma ad personam? Che magari fosse un emendamento salva Rutelli e altri funzionari dell’amministrazione capitolina, condannati per aver conferito e/o rinnovato incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993?Ragionando come ragiona l’opposizione oggi (non nel 2006 quando era al Governo e redasse quella Finanziaria) dovremmo dedurre che fu doloso.Che si fece in quella contingenza? Si dimise forse il Governo Prodi, come Bersani vorrebbe facesse oggi il Governo Berlusconi?L’allora maggioranza, che oggi ha il culto della legalità solo a parole, non si dimise e nemmeno pensò di farlo.Il governo Prodi si attivò per cancellare la norma con un decreto retroattivo, e tutto si risolse a tarallucci e vino.Adesso si farà altrettanto: si presenterà un emendamento soppressivo della norma salva manager.Non cambia poi molto da allora.Che dunque l’opposizione, prima di parlare e sparlare, se ne ricordi e ci risparmi il suo rigore di circostanza.June
L’emandamento salva manager e la coerenza di circostanza
Un plauso al ministro dell’Economia, Tremonti, per la fermezza con cui ha chiesto la rimozione dal decreto Alitalia di una norma che permetterebbe sconti di pena agli imprenditori responsabili di crack finanziari.La disposizione, già battezzata come salva manager, prevede la non perseguibilità per i grandi dissesti finanziari, a meno che si verifichi il fallimento delle società coinvolte.La norma è stata oggetto di polemiche da più fronti, poiché si è pensato ne potessero beneficiare anche i responsabili del crack Cirio e del crak Parmalat, i cui processi sarebbero cancellati e gli imputati assolti.Chi ha introdotto l’emendamento nel testo del decreto, ossia i senatori Angelo Maria Cicolani e Antonio Paravia, hanno puntualizzato che l’emendamento non è applicabile ai crack Cirio e Parmalat ma voleva avere la finalità di “tutelare le difficili scelte da parte dei commissari, operate in momenti oggettivamente straordinari, come e’ ad esempio nel caso di Fantozzi, che hanno l’esigenza di agire in modo certamente responsabile, ma discrezionale e flessibile, tendendo in primo luogo a garantire la continuita’ di un pubblico servizio. Riteniamo che l’emendamento proposto affronti un tema reale e ineludibile, in modo appropriato e, in Aula, la stessa opposizione, nelle sue varie articolazioni, pur votando in modo contrario all’intero provvedimento, non ha eccepito sulla forma ne’ sulla sostanza dell’emendamento".Credo che quella norma sia assolutamente da rimuovere, vuoi per chiarezza e vuoi, soprattutto, per evitare polemiche e strumentalizzazioni da parte dell’opposizione.Ben venga dunque la forza con cui Tremonti ne ha invocato la rimozione, a costo di dimettersi.Gli spiriti illibati dell’opposizione si strappano le vesti, indignati per un governo che con colpi di mano notturni si sarebbe a loro avviso dato da fare per introdurre quella norma in decreto e poi scaricarne le responsabilità su Cicolani e ParaviaIl ministro ombra dell’economia, Bersani, che quanto a fanfaronate si contende con Veltroni e Di Pietro il primato di chi la dice più grossa, ha addirittura candidamente dichiarato che dovrebbe dimettersi tutta la maggioranza che ha proposto e votato una norma del genere.Mi piacerebbe molto domandare a Bersani come mai non si dimise assieme a tutta la sua coalizione quando nella finanziaria 2007 blindata dalla fiducia si scoprì che era stato inserita una norma che accorciava i termini di prescrizione per i reati contabili; norma chiamata comunemente comma Fuda, dal nome del politico cui fu addossata la responsabilità di averla introdotta, nonostante quel comma avesse almeno 7 padri firmatari.Il “comma Fuda avrebbe consentito a migliaia di inquisiti (amministratori e funzionari) coinvolti in giudizi di responsabilità di farla franca, se il Procuratore Generale della Corte dei Conti non avesse sollevato lo scandalo di questa disposizione, che avrebbe arrecato allo Stato un danno patrimoniale di entità enorme. Oltretutto la norma, per il principio dell’applicazione della legge più favorevole (e quella indubbiamente la era) avrebbe potuto essere applicata anche retroattivamente.Dobbiamo pensare che l’inserimento in Finanziaria di quella disposizione fu frutto di superficialità o piuttosto di dolo? Dovremmo pensare che fosse una norma ad personam? Che magari fosse un emendamento salva Rutelli e altri funzionari dell’amministrazione capitolina, condannati per aver conferito e/o rinnovato incarichi e consulenze professionali esterne in violazione di norme contenute nella legge n. 142 del 1990 e nel d. lgs. n. 29 del 1993?Ragionando come ragiona l’opposizione oggi (non nel 2006 quando era al Governo e redasse quella Finanziaria) dovremmo dedurre che fu doloso.Che si fece in quella contingenza? Si dimise forse il Governo Prodi, come Bersani vorrebbe facesse oggi il Governo Berlusconi?L’allora maggioranza, che oggi ha il culto della legalità solo a parole, non si dimise e nemmeno pensò di farlo.Il governo Prodi si attivò per cancellare la norma con un decreto retroattivo, e tutto si risolse a tarallucci e vino.Adesso si farà altrettanto: si presenterà un emendamento soppressivo della norma salva manager.Non cambia poi molto da allora.Che dunque l’opposizione, prima di parlare e sparlare, se ne ricordi e ci risparmi il suo rigore di circostanza.June