Junelogia

Scuola: ah, se fossi stata figlia di....


Sono nata in un piccolo paese e le elementari le ho frequentate in una scuola montana: una pluriclasse mista con tanto di maestra unica.Eravamo in tutto 10 bambini, e della mia classe solo tre. Avevamo un'aula talmente piccola che era difficile anche essere messi dietro la lavagna! Per scaldarci, d'inverno, il Comune ci dotava di una stufa a legna che, quando ho frequentato la quinta, è diventata una stufa a kerosene. Altro che pellet o termo e teleriscaldamento!Quando c'era la neve, ed ai miei tempi al mio paese nevicava molto, arrivava quello che oggi si chiama operatore ecologico, un omone grande e grosso che sacramentava come un portuale, e per permetterci di entrare in classe spalava per un'ora la neve nel cortile, per fare almeno il passo.La maestra veniva da fuori e dopo un viaggio in treno raggiungeva il paese  in motorino, salvo nel caso di brutto tempo: se pioveva o nevicava si faceva dare un passaggio dal medico condotto, che nessun assicuratore voleva come cliente, perchè faceva un incidente un giorno sì e l'altro anche. Per cui la nostra maestra era spesso incerottata e bendata.Eppure, nonostante oggi ripensi a quegli anni col sorriso sulle labbra, li ricordo come gli anni più belli della mia vita. E ricordo con immensa nostalgia la mia cara maestra unica. Lei era maestra, ma faceva anche l'insegnante di sostegno, la segretaria, il bidello, e la donna delle pulizie infrasettimanali.  Era severissima, ma amava il proprio lavoro. Ogni mattina partiva da Genova alle 5 e oltre a farsi un bel viaggetto in treno, si doveva poi fare un viaggio in motorino, anche in pieno inverno, per raggiungere la scuola. Eppure lo faceva con abnegazione, mica come quelle insegnanti che oggi rifiutano l'incarico se non hanno la scuola sotto casa.  Con la mia maestra unica ci siamo scambiate lettere e auguri anche per tantissimi anni dopo che ho finito le elementari. Conservo ancora le sue lettere piene di affetto, in cui si interessava sempre dei miei studi successivi e mi diceva di prendere la scuola sempre molto seriamente, perchè era una delle più grandi opportunità che ai giovani possa essere offerta per il loro futuro.Le scuole medie le ho fatte a parecchi km di distanza dal mio paese, in un istituto scolastico che, a confronto di quello delle elementari, mi pareva il Pirellone di Milano. Il solo problema era il mezzo di trasporto: non avevamo nessun pulmann e ci portava a scuola la mamma di una mia amica, con la sua bianchina nera con interni rossi. In seconda media il Comune ha istituito il servizio scuolabus, e mi pareva un eurostarr a confronto di quella bianchina scassata, che avevano solo la mamma della mia amica e Fantozzi.Le medie le ho svolte con ottimi voti, ed anche di quegli anni ho ricordi molto belli.Quando ho terminato la terza media mi sarebbe piaciuto iscrivermi ad un collegio privato.Forse anche perchè ero timida e riservata e un collegio era un ambiente più raccolto e meno turbolento di un scuola pubblica.Purtroppo non me lo potevo permettere.Se avessi insistito con miei genitori sono certa che si sarebbero fatti in quattro per mandarmi a studiare in una scuola privata, ma non mi sono sentita di costringerli a sacrifici maggiori di quelli che già facevano e quindi ho scelto di iscrivermi ad un istituto pubblico: un liceo classico. Nel quale peraltro mi sono trovata benissimo ed ho potuto studiare con ottimi risultati senza gravare più di tanto sul bilancio familiare.Un’unica pecca: si studiava, come lingua, solo il francese  e quindi l’inglese per me è stata una lingua sconosciuta, la cui non conoscenza ha pesato molto sulla mia formazione successiva.In tutti gli anni del mio lungo percorso scolastico ho visto passare vari Ministri della Pubblica Istruzione e li ho visti innovare o ritoccare rispetto ai precedenti, ma mai ho fatto uno sciopero e mai ne ho contestato le riforme che si sono succedute, di qualunque coloro politico esse fossero, perchè per me era importante che venisse garantito il mio diritto allo studio.E nonostante tutto, nonostante il maestro unico, nonostante il grembiulino, nonostante due esami alle elementari (uno in seconda e uno in quinta), nonostante le medie in bianchina con autista pericoloso, nonostante un liceo pubblico invece che un prestigioso collegio privato, ho studiato egualmente e una laurea l'ho presa anche io, in Giurisprudenza, anche se in ritardo, perchè ho dovuto interrompere gli studi per molti anni, a causa del licenziamento di mio padre per chiusura dell'azienda dove lavorava e per problemi di salute di familiari, che hanno richiesto la mia presenza a casaA scuola ho sempre avuto distinti risultati, ma che sacrifici! In tutti i sensi."Sacrifici", una parola di cui molti figli di papà nemmeno conoscono il significato. Nemmeno i figli di quei papini dalla vocazione proletaria ma dalla vita borghese e capitalista.Certo, se fossi nata in casa Santoro  -il giornalista, moralista,eurodeputato d'oro, conduttore televisivo che dal pulpito della sua trasmissione "Anno zero" fa il paladino della scuola pubblica-  babbo Michele mi avrebbe fatto studiare al prestigiosissimo Lycée Chateaubriand a Roma, dove è iscritta sua figlia, dove nemmeno si sa cosa sia la Gelmini, e dove si pagano annualmente 3-4 mila euro, più 1000 di iscrizione, più 900 per la pensione completa e più 280 per gli esami.Se fossi nata in casa Moretti  -il regista girotondino della sinistra, che già anni or sono faceva girotondi per difendere la scuola pubblica dall'allora Ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti-  babbo Nanni mi avrebbe iscritto alla anglo-americana Ambritt, frequentata solo da ricchi figli di papà, dove è iscritto anche il suo bambino, e contro la quale non scende in piazza a gare girotondi. Se fossi nata in casa Finocchiaro - Ministro per le pari opportunità del Governo Prodi I ed ora capogruppo al Senato del PD, che sbraita a Berlusconi di mettere giù le mani dalla scuola pubblica che lei reputa occupata pacificamente- mamma Anna, alla faccia delle pari opportunità, mi avrebbe iscritto ad un prestigioso istituto privato catanese, lo stesso in cui ha iscritto le sue figliole, e dove di okkupazioni non ve ne sono. Se fossi nata in casa Rutelli  -ex sindaco di Roma e membro del governo ombra di Veltroni - papà Francesco mi avrebbe iscritto al prestigioso Liceo privato Kennedy, oppure al rigorosissimo San Giuseppe De Merode, con vista in piazza di Spagna, dove ha iscritto i suoi figli.Se fossi nata in casa Russo -ex parlamentare di Rifondazione comunista che odia tanto l'imperialismo statunitense- papà Franco mi avrebbe iscritto alla presigiosa e imperialista amerikana "Rome International School", dove ha iscritto il suo pargolo.Se fossi stata figlia della Melandri  -ex ministro per le politiche giovanili e le attività sportive del Governo Prodi II ed ora Ministro della Comunicazione del governo ombra di Veltroni- magari mamma Giovanna mi avrebbe iscritto all'ambitissimo e privatissimo istituto San Giuseppe in Roma, gestito dalle suore.Se fossi nata in casa Bertinotti -leader storico in cachemiere di Rifondazione comunista- nonno Fausto mi avrebbe magari iscritto perfino ad un asilo privato, non mescolata ai proletari che a parole sembrano stargli tanto a cuore.Se fossi nata il casa Veltroni- leader ombra del Govenro ombra, che difende a spada tratta la scuola pubblica e l'univerità italiana-  magari papà Valter mi avrebbe mandato a studiare cinema a New York, comprandomi lì anche una piccola casetta. Quanto mi sarebbe piaciuta una laurea made in U.S.A!Se fossi stata figlia di uno di questi parolai rossi avrei avuto un'aula grande al posto di un monolocale; non avrei battuto i denti dal freddo finchè lo spazzino non avesse spalato la neve per farci entrare in classe; non avrei dovuto viaggiare qualche anno in una bianchina fantozziana che dovevo spingere quando la neve invadeva la strada, e avrei fatto il liceo in collegio privato che mi piaceva tanto e magari imparare l'inglese che ho dovuto imparare poi da sola.Ma ero figlia di un operaio e quindi mi sono dovuta accontentare.Mi stupisce che i compagni che ho citato prima, da Rutelli alla Melandri, da Santoro a Moretti, dalla Finocchiaro a Bertinotti, sono tutti esimi personaggi che difendono a spada tratta la scuola pubblica.Se è così valida e formatrice la scuola pubblica, perchè allora mandano i loro figli in costosissime scuole private, spesso straniere, dove i proletari non ci possono mettere piede e dove si paga per non scendere in piazza?Che lo facciano per spirito umanitario e altruismo: ossia per lasciare la scuola pubblica ai figli dei poveracci che non possono permettersi di frequentare le prestigiose scuole private?Che grande ipocrisia predicare bene e razzolare male!Dall'alto dei loro scranni di moralizzatori effondono il loro moralismo immorale ed aizzano la protesta contro la riforma Gelmini, che però nemmeno sfiora i loro figli.Ah se fossi stata figlia di....!Nemmeno per sogno!Se avessi potuto davvero scegliermi i genitori, avrei scelto quelli che ho.June