Junelogia

Quel sentore di epurazioni sinistre... ma, democratiche!


Due giorni fa il senatore del Pd Riccardo Villari è stato eletto alla presidenza della Commissione di Vigilanza della Rai. I parlamentari della Commissione di Vigilanza che lo hanno scelto lo hanno preferito a Leoluca Orlando, il candidato imposto con arroganza dall'Idv e particolarmente da Di Pietro.Nemmeno il tempo che la notizia della nomina di Villari fosse di dominio pubblico, che già il leader del Pd, Veltroni, e i pezzi da 90 del Partito democratico (Finocchiaro, Franceschini, Vita, Bindi) gli imponevano di dimettersi, perchè la sua elezione non era in linea con il bipensiero del partito, piegato ai voleri di Di Pietro.Vetroni ha parlato subitamente di dimissioni certe e le ha annunciate prima ancora che Villari aprisse bocca.Rosi Bindi ha chiesto a voce alta l'esplusione di Villari dal Pd.Il senatore Vincenzo Vita ha invitato Villari a lasciare le "brutte compagnie", quasi che Villari sia il povero Pinocchio nel paese dei balocchi traviato da Lucignolo.Sul comportamento arrogante ed autoritario tenuto in questa vicenda dai maggiori esponenti del Pd si è pronunciato ieri anche il radicale Pannella, il quale in una conferenza stampa ha dichiarato che avrebbe iniziato a fare uno sciopero della fame e della sete ove Villari si fosse dimesso e che è "paradossale e figlio di un riflesso stalinista, un atto di imperio da regime fascista" che le contestazioni del Pd sulle modalità di elezione di Villari, le accuse di tradimento e le minacce perchè si dimetta "vengano da un partito che si chiama “democratico”. Pannella ha esortato il Pd a recedere da un comportamento "di sapore fortemente eversivo" che potrebbe realizzare la fattispecie penale di cui all'art. 289 (attentato contro gli organi costituzionali), punito con la reclusione fino a 5 anni, ed ha annunciato che provvederà egli stesso a fare una denuncia penale in tal senso.In effetti ciò che il Pd ha fatto e sta facendo, chiedendo le dimissioni di Villari, è un tentativo di sovvertire il risultato di una elezione regolare.Villari non ha presentato immediate dimissioni, come voleva Veltroni e come chiedevano a gran voce le grancasse dei Pd, ma ha da subito dichiarato che si sarebbe dimesso quando fosse stato trovato un accordo tra maggioranza ed opposizione sul nome di un suo sostituto.Una decisione oculata che dimostra che in lui il senso istituzionale viene prima degli ordini di partito e che dimostra soprattutto rispetto verso quel Parlamento che lo ha eletto.Una decisione che Villari ha riconfermato oggi, al termine di un incontro con il segretario del Pd, nel quale ha ribadito il  dovere istituzionale di restare al posto al quale è stato eletto, e di mettere in moto una commissione paralizzata da sei mesi.Veltroni oggi invece tace.Mi sarei attesa una sua dichiarazione al vetriolo, una delle dichiarazioni cui ultimamente ci ha abituato e invece è silente.Del resto lo stesso Veltroni e il Pd non escono bene da questa vicenda, che ha solo messo in luce un partito democratico assai poco democratico, che promette epurazioni ove non si obbedisca ai diktat di regime.Non c'è nulla da fare! Le epurazioni e la messa all'indice del politicamente diverso sono nel Dna della sinistra. E non riguardano solo i politici, ma anche magistrati, giuslavoristi, storici, letterati, gente comune.Non occorre nemmeno andare troppo indietro nel tempo per trovarne traccia.Basta tornare indietro di un anno, al 21 febbraio 2007, quando in Senato si votava la relazione sulla politica estera di Massimo D’Alema (poi bocciata con 160 voti contro 158 favorevoli) su cui era stata posta la fiducia.Ricordo benissimo quell'espisodio perchè ne seguivo la diretta dal Senato. Ricordo l'ex senatore del Pdci, Fernando Rossi, che si mise le mani in tasca a simboleggiare che non voleva votare, mentre la senatrice Finocchiaro, in piedi e rossa di livore, gli urlava, molto democraticamente: "vota, ti ho detto di votare"; ed altrettanto democraticamente Manuela Palermi gli urlava l'epiteto di "stronzo", Loredana De Petris quello di "pezzo di merda" ed altri colleghi di partito quelli ancora più democratici di "venduto"e "traditore". E dopo pochi giorni da quella sua astenzione, coerente ai principi da lui sempre professati, Rossi fu espulso dal Pdci.Sorte analoga toccò anche al senatore di Rifondazione comunista Franco Turigliatto, anch'egli astenutosi da quel voto in Senato. Dopo qualche giorno anche Turigliatto fu allontanato dal partito.Dei politici che in quella circostanza si resero pessimi attori di un teatrino pietoso, alcuni sono scomparsi dalla scena parlamentare (Diliberto, la Palermi) altri invece sono diventati democratici (come la Finocchiaro, la Bindi) e dunque da un partito che ha nel suo nome l'aggettivo "democratico" mi sarei aspettata, nel caso di Villari, qualcosa di diverso da una imposizione a dimettersi dietro minaccia di esplusione dal Pd.La sinistra italiana, da quella radicale a quella moderata (ma a questo punto c'è davvero differenza tra le due?), ha un debole per le epurazioni.Mai però che abbia epurato uno sfasciavetrine, o uno di quelli che fanno apologia di terrorismo et similia. Evidentemente questa tipologia di "dissidenti" piace alla sinistra.L'orientamento del Pd era quello di espellere Villari ove non si fosse dimesso.Considerato che non si è dimesso e che non ha intenzione di farsi finchè non verr trovato al suo posto un candidato condiviso, non ci resta che vedere se lo lasceranno lavorare in Commissione di Vigilanza RAI, oppure se finirà anch'esso tra coloro che si sono meritati un'epurazione o una messa in lista di proscrizione.Domani si riunirà il coordinamento del partito e il direttivo del gruppo del Pd al Senato potrebbe anche decidere sanzioni nei confronti di Villari: gli faranno un richiamo? Lo sospenderanno dal gruppo o, addirittura, lo espelleranno? Non ci resta che attendere, e, se sanzione ci sarà, credo che il Pd da domani lo potremo chiamare semplicemente "P", o anche "Pcus".E in tutta questa caciara, che mette in luce una sinistra irresponsabile e con scarso senso democratico, Di Pietro parla di Berlusconi come di mandante della morte della democrazia?Detto da un mediocre autocrate cui brucia vedersi sconvolti i piani, ed alleato di un partito che di democratico ha ormai solo il nome, è tutto un programma.June