indirizzo delle fate

VILLA AZZURA IL MANICOMIO DEI BAMBINI


 Villa Azzurra si chiamava il manicomio dei bambini, chiuso definitivamente nel 1979 dopo essere stato un lager per decenni. Sul confine fra Grugliasco e Collegno, in fondo alla via Lombroso (sic), oltre il cancello dell’ex ospedalepsichiatrico femminile, subito a destra ricompare come un castello di fantasmi, anche se non ha nulla del castello, tanto meno di azzurro, ora più che mai,ridotta a una struttura fatiscente.L’ingresso principale è diventato un antro.Guardando verso l’alto leggi ancora cosa doveva essere: «Sezione medico-pedagogica»Quell’angolo di mattoni e vetri rotti, un po’ celati dauna fila di pini oltre una traballante rete di recinzione,resta abbandonato a se stesso.Segno indelebile di un senso di colpa collettivo peravervi lasciato migliaia di bambini, a 120 per volta, aloro volta abbandonati a metodi aguzzini gestiti damedici aguzzini e infermieri che, per divenire tali, avevano bisogno di due soli requisiti: attestato di«sana e robusta costituzione» e la licenzaelementare.Se quei muri potessero parlare e «raccontare» quei bambini.Erano per definizione gli «ineducabili». La formula giuridica per rinchiuderli, anche ai 3 eai 4 anni d’età, era «pericolosi a sé e agli altri», i medici sottoscrivevano. Per gli infermieri erano più semplicemente «arnesi». Oggetti che venivano spesso e volentieri legati ai cancelli del giardino interno, ai termosifoni bollenti d’inverno, al letto e non solo per la notte.Ci fu chi subì questo genere particolarmente crudeledi contenzione per giorni e giorni di fila,immobilizzato da cinghie di cuoio ai polsi e allecaviglie.Allentato solo se un’infermiera provava pena perbambini «colpiti» da diagnosi altrettanto terribili.Il manicomio dei bambini c’era già prima del 1938, quando vennero trasferiti nella nuova «Villa Azzurra» 20 bambini degenti sino allora in un reparto diisolamento di «Collegno».Ma è stato solo nel 1964, con la nomina a direttore delprofessor Giorgio Coda, che in quella struttura laviolenza fine a se stessa assurse a dignità di scienza confini terapeutici.Coda faceva lottare i bambini fra loro sino allo sfinimento;Coda ricorreva agli «elettromassaggi pubici», quando,trascorsa una notte legati al letto i piccoli avevanobagnato le lenzuola.Gli elettrodi applicati ai loro genitali dovevano servire, con il passaggio di corrente nei corpi dei bambini, a farne scattare il controllo, la volontà, l’educazione.Nel manicomio degli adulti Coda aveva sperimentato il metodo su etilisti e gay.La foto di una bimba di 10 anni, legata al proprio letto, nuda, come Gesù in croce, gli occhi teneri e rassegnati, fu pubblicata dall’Espresso il 26 luglio 1970 e fece scoppiare lo scandalo.Anche se le autorità sanitarie e amministrative degliospedali psichiatrici di Torino (da cui Villa Azzurra dipendeva) già sapevano, e da tempo, come fu ammessoal processo di Coda.Ora. Giorgio Rabino, direttore dell’Asl 3, dice di esserein trattativa con l’Università che vorrebbe realizzare nell’edificio una residenza per studenti. Una buona e utile idea. Non si sente il bisogno di un antro nero per evocarnegli orrori passati per tutti tranne per chi li subì.Che fine han fatto la bimba della foto choc e tutte le altrecreature «ineducabili»?Gerardo, l’ultimo a lasciare il manicomio, negli Anni 80,vive in una comunità della collina. Ha 54 anni e qualche volta parla.Come un bimbo. Aveva 7 anni l’ultima volta che scappò da Villa Azzurraper correre dallo zio in via Frejus.Sapeva ancora orientarsi nello spazio.Dopo è stata solo notte.CONTINUA....