Torri acuminate alte 15 metri di altezza e acqua rossache sgorga dalle rocce: siamo a Djavolja Varos, nellaleggendaria città del Diavolo...La Città del Diavolo, così è conosciuta questa notazona serba, che in realtà nasconde nel suo nome unadoppia contraddizione: innanzitutto non è una città, ma non è neanche appartenente al Diavolo bensì unaltro capolavoro artistico di Madre Natura. Effettivamente qualcosa di spettrale c’è in questa particolare formazione rocciosa che si trova nel sud della Serbia, a 27 chilometri da Kuršumlija, sulla Montagna Radan. Questa zona, dove si trovano tantissime sorgenti minerali e termali, è quasi priva di flora.Si contano qui 202 piramidi di terra, o “torri”, la cui composizione forma davvero un bouquet rocciosodalle punte frastagliate e dall’aspetto un po’ inquietante. Soprattutto quando inizia a scendere il buio e si creano giochi di luce ipnotizzanti. Queste formazioni rocciose sono alte dai 2 ai 15 metri di altezza, con una larghezza di 4-6 metri, e nascono in seguito ad una forte erosione del suoloche è stato teatro di intensa attività vulcanica dimilioni di anni fa. Djavolja Varos, candidata serba per le settemeraviglie naturali del mondo, una dei 77 selezionati da tutti i continenti, non è riuscita apiazzarsi nel gruppo dei 28 finalisti. Nonostante il milione di voti, Djavolja Varros siricandida al prestigioso titolo per la prossima elezione e prosegue le attività per la nomina a patrimonio mondiale naturale sotto il protettoratodell’Unesco. Sul nome di “città del diavolo” si tramandanoancora oggi diversi racconti, ma nessuno di essi sembra chiarire del tutto il motivo del rimando allecreature malefiche. Secondo i più, le colonne di terra sono i resti dellechiese distrutte dai diavoli. Alcuni sostengono che tali figure rocciose crescessero, cambiassero aspetto, mettendoci di mezzo raccontidiabolici: in realtà è l’erosione il solo colpevole del continuo mutamento scenico. Ma la popolazione serba ha trasmesso anche altreleggende: secondo una, le figure in terra sono iconvitati pietrificati alle nozze diaboliche, secondoun’altra si racconta che il duro agà pietrificò il rajàdisobbediente. A sostegno di chi vuole questa terra come patria diLucifero, c’è anche l’abbondante acqua rossa che si nota in questa zona. Colore, anche in questo caso, che non suscita particolare meraviglia: questo sarebbe conseguenzadelle molte miniere di ferro qui presenti. Ciò nonostante la zona è davvero suggestiva, tappaideale di un viaggio carico di emozioni.Francesco Salvatore Cagnazzo - Next