Bambole, spettri, misteriBrividi assicurati e suggestioni da incubo nella spettraleisola messicana: un viaggio nei misteri dell'uccisionedi una bimba e del suicidio di un'artistaCi sono posti nel mondo in cui le leggende che vi si narrano hanno reso l’ambientazione spettrale. Oppure, ce ne sono altri in cui l’ambientazione spettraleha creato leggende e suggestioni. La Isla de la Munecas appartiene al secondo gruppo: sitrova in Messico, una isola dalle piccole dimensioni conuna grande foresta, ribattezzata così negli Anni Sessanta. Qui le storie raccontano di Don Julian Santana cheuccideva, pugnalava, impiccava, cannibalizzava ed amputava le bambole dalle provenienze sconosciute. Metaforicamente parlando. Chi l’ha conosciuto lo descrive come un personaggio alcontempo geniale e analfabeta.A creare la maledizione delle bambole è stato forse il dramma del rinvenimento di una piccola bambina annegatacon la sua bambola. E per dare pace allo spettro della bambina che si aggira ancora sull’isola, ogni giorno questo tal Don Julian davavita a spettrali rituali in cui sacrificava gli oggetti del giocofemminile in sua memoria. C’è invece chi, semplicemente, sostiene che il Don in questione avesse un carattere particolarmente scorbutico eavesse creato questa leggenda ed un museo così macabro e agghiacciante per allontanar da sè tutto e tutti.Ed invece, non appena si sparse la voce della surrealistainstallazione, giornalisti e troupe televisive raggiunserol’isola ansiosi di conoscere il genio psicotico.Un giorno poi fu rinvenuto il suo cadavere nel canale che circonda la sua casa, e la morte è tuttora avvolta da circostanze ignote: era il 17 Aprile 2001. Da quel giorno l’isola è divenuta meta di pellegrinaggiodark e turismo dell’orrore di tanti giovani provenienti datutto il mondo.Questi raggiungono la foresta per celebrare riti misteriosi intorno all’esorcismo della morte e la perdita dell’innocenza. O almeno così si dice.E sono in molti a credere che le bambole abbiano persinoproprietà taumaturgiche. La fauna dell’isola, misteriosa e decadente, sembra confermare la presenza di un’atmosfera da dannazionedivina o da perdizione umana. Anche i bambini non mancano tra i turisti, e non è difficilecapire il motivo per cui spesso, al termine della visitaturistica, presentino profondi segni di riluttanza allebambole. I grandi invece si divertono portando il proprio contributoall’isola, in questo continuo rimpolparsi di creature di plastica dall’aspetto malvagio. Francesco Salvatore Cagnazzo Nexta