LE STREGHE DI BENEVENTOGerolamo Tartarotti nel 1749 parla del volo notturno delle streghe come di un’illusione suggerita ad esse dal diavolo: le donne credono di recarsi in volo al noce di Benevento, ma in realtànon si muovono da casa. Analogo intentorazionalistico ha Costantino Grimaldi nel 1751.Durante l’elaborazione della fisionomia della stregacome nemica del genere umano, rea di tremendi delitti e degna di punizione capitale, un ruolo importante fugiocato da San Bernardino da Siena, che nelle sue prediche dedica una grande attenzione alle donne chesi occupano di magia. Egli le addita all’opinione pubblica, accendendo gli ascoltatori di sdegno e di mistica esaltazione contro le nemiche; sguinzaglia le forze dell’ordine sulle loro tracce, placando i risentimenti dellacomunità attraverso la cattura e l’uccisione di quelle che si ritenevano le responsabili di cattivi raccolti; di menomazioni o morti di neonati o di altri drammi individuali e collettivi. Ludovico Antonio Muratori , nel Trattato dellaforza della fantasia umana del 1745, parla della superstiziosacredenza ormai per lui causata da patologie psichiche e dauna disposizione all’estasi. Le donne che credevano di essere streghe ritenevano di recarsi in luoghi dove era esercitata ognipiù nefanda libidine. Nell’immaginario popolare, il nome di Benevento ancora oggi è legato alla leggenda. A Navelli, paese in provincia dell’Aquila , famoso perché vi si producelo zafferano, si narra la leggenda della donna gatto. Essa è laregina delle streghe ed è soprannominata Chicchera, cioè cresta di gallo. La donna gatto si reca al convegno di Benevento recitando la formula “Con un’ora vado e vengoalla noce di Benevento”. Ferita ad una zampa con un coltello,mentre sotto forma di gatto cerca di fare malefici, è riconosciuta dalla gente del paese, perché quando riprende laforma umana ha ancora il coltello nella coscia.
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LE STREGHE DI BENEVENTOGerolamo Tartarotti nel 1749 parla del volo notturno delle streghe come di un’illusione suggerita ad esse dal diavolo: le donne credono di recarsi in volo al noce di Benevento, ma in realtànon si muovono da casa. Analogo intentorazionalistico ha Costantino Grimaldi nel 1751.Durante l’elaborazione della fisionomia della stregacome nemica del genere umano, rea di tremendi delitti e degna di punizione capitale, un ruolo importante fugiocato da San Bernardino da Siena, che nelle sue prediche dedica una grande attenzione alle donne chesi occupano di magia. Egli le addita all’opinione pubblica, accendendo gli ascoltatori di sdegno e di mistica esaltazione contro le nemiche; sguinzaglia le forze dell’ordine sulle loro tracce, placando i risentimenti dellacomunità attraverso la cattura e l’uccisione di quelle che si ritenevano le responsabili di cattivi raccolti; di menomazioni o morti di neonati o di altri drammi individuali e collettivi. Ludovico Antonio Muratori , nel Trattato dellaforza della fantasia umana del 1745, parla della superstiziosacredenza ormai per lui causata da patologie psichiche e dauna disposizione all’estasi. Le donne che credevano di essere streghe ritenevano di recarsi in luoghi dove era esercitata ognipiù nefanda libidine. Nell’immaginario popolare, il nome di Benevento ancora oggi è legato alla leggenda. A Navelli, paese in provincia dell’Aquila , famoso perché vi si producelo zafferano, si narra la leggenda della donna gatto. Essa è laregina delle streghe ed è soprannominata Chicchera, cioè cresta di gallo. La donna gatto si reca al convegno di Benevento recitando la formula “Con un’ora vado e vengoalla noce di Benevento”. Ferita ad una zampa con un coltello,mentre sotto forma di gatto cerca di fare malefici, è riconosciuta dalla gente del paese, perché quando riprende laforma umana ha ancora il coltello nella coscia.