CASTELLO E ROCCA DI AGAZZANO 22 chilometri da PiacenzaRisalgono alla metà del II secolo d. C. le prime notizie della rocca, quando Agazzano era capitale del feudo degli Scotti, nobile famiglia piacentina. Tutt’oggi l’ultracentenaria principessa Luisa Gonzaga Anguissola Scotti ne mantiene la proprietà. Ciò che resta della rocca risale ai secoli XII-XV.Il castello dove la principessa Luisa e i suoi due figli, Corrado e Maurizio, trascorrono l’estate sembra essere infestato dal fantasma del conte Pier Maria Scotti, detto il Buso. «Era un soldato di ventura e fu assassinato il 30 agosto 1521, mentre festeggiava in tenera compagnia il rientro da un’azione militare», racconta Corrado Gonzaga. Fu pugnalato e gettato nel fosso da Astori Visconte e Giovanni da Birago che si impadronirono del castello. «Il Buso si fa sentire con manifestazioni buffe e strane», continua Corrado Gonzaga. «Ma, in fondo, è un buon fantasma. Fino a qualche anno fa, mi disturbava un po’ la notte. Si sentivano dei rumori, come dei colpi metallici. Allora mi mettevo seduto sul letto e gli dicevo di piantarla e tutto tornava tranquillo».Quello del Buso è uno spirito burlone. Il fantasma che ha fatto venire i brividi ai Gonzaga è, invece, quello di Gaspare Scotti. «È un nostro antenato che uccise la moglie ma riuscì a gabbare la giustizia», spiega Maurizio Gonzaga. «Cercai negli archivi di famiglia gli atti del processo per capire come l’assassino avesse potuto farla franca». All’ora di pranzo, la famiglia si riunisce a tavola. «A un certo punto, sento qualcuno che mi chiama dal giardino», dice Corrado. «Esco ma non c’è nessuno». Quando rientra in sala chiede agli altri commensali se hanno sentito quella voce: nessuno ha sentito. Passano pochi minuti e anche Maurizio esce in giardino, sicuro che qualcuno lo stia chiamando. Fuori non c’è nessuno e nessuno ha sentito. «Torno a tavola un po’ seccato ma senza il sospetto di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco», continua Maurizio. Improvvisamente, dalla cucina arriva uno spaventoso fragore di vetri rotti. «Abbiamo pensato che fosse caduta la credenza», dice Corrado. «Invece ogni cosa era a posto, con un’eccezione: sotto il davanzale c’era una montagna di frammenti di vetro color verde acqua». Da dove erano arrivati? «La finestra era chiusa e non si era rotto nulla. Io comunque, dopo quell’episodio, ho deciso di interrompere le ricerche su Gaspare Scotti».