Durante il Carnevale le attività e gli affari dei Veneziani passavano in secondo piano, ed essiconcedevano molto del loro tempo afesteggiamenti, burle, divertimenti e spettacoli che venivano allestiti in tutta la città, soprattuttoin Piazza San Marco, lungo la Riva degli Schiavoni e in tutti i maggiori campi di Venezia.Vi erano attrazioni di ogni genere: giocolieri, acrobati, musicisti, danzatori, spettacoli con animali e varie altre esibizioni, che intrattenevanoun variopinto pubblico di ogni età e classe sociale,con i costumi più fantasiosi e disparati.I venditori ambulanti vendevano ogni genere di mercanzia, dalla frutta di stagione ai ricchi tessuti,dalle spezie ai cibi provenienti da paesi lontani, specialmente dall’oriente, con il quale Venezia aveva già intessuto stretti e preziosi legamicommerciali sin dai tempi del famoso viaggio di Marco Polo lungo la via della seta.Oltre alle grandi manifestazioni nei luoghi aperti,si diffusero ben presto piccole rappresentazioni espettacoli di ogni genere (anche molto trasgressivi) presso le case private, nei teatri e nei caffè dellacittà.Nelle dimore dei sontuosi palazzi veneziani si iniziarono ad ospitare grandiose e lunghissime festecon sfarzosi balli in maschera.E’ comunque nel XVIII secolo che il Carnevale di Venezia raggiunge il suo massimo splendore e riconoscimento internazionale, diventando celeberrimo e prestigioso in tutta l’Europa del tempo, costituendo un’attrazione turistica ed una mèta ambitada migliaia di visitatori festanti.Sono di quest’epoca le famigerate avventure chevidero protagonista, a Venezia, uno dei più celebri personaggi del tempo: Giacomo Casanova.Scrittore veneziano molto prolifico, fu tuttaviamaggiormente conosciuto come uno dei massimiesponenti dell’aspetto libertino della Venezia di quel tempo.Citato ancora oggi per la sua nomea di seduttore, creò il suo personaggio quasi mitico grazie alle partecipazioni a feste tra le più lussuriose, agli episodi amorosi più piccanti e alle incredibili traversiealle quali andò incontro nella sua vita sregolata, cheportarono avventure, scandalo e vivacità ovunquesi recasse.La Festa delle Marie
Questa antichissima festa veneziana, la cui origine è controversa e della quale si hannonotizie solo a partire dal 1039, venne introdottapresumibilmente intorno all’anno 943 e continuata poi all’interno del periodocarnevalesco, quando esso venne istituito.Nel giorno della purificazione di Maria, il 2febbraio, a Venezia era usanza celebrare il giornodella benedizione delle spose, durante il quale venivano benedetti collettivamente, presso laBasilica di San Pietro di Castello, i matrimoni di dodici fanciulle, scelte tra le più povere e belledella città.Per contribuire alla costituzione della dote di queste spose, le famiglie patrizie di Venezia eranocoinvolte con delle donazioni ed era consuetudinedel Doge concedere in prestito alle fanciulle glisplendidi gioielli e gli ori provenienti dal tesorodella città.A seguito del sontuoso matrimonio svolto allapresenza del Doge e della nobiltà veneziana, le sposevenivano accompagnate in corteo verso Piazza San Marco.Giunte presso il Palazzo Ducale, le fanciullericevevano gli omaggi dal Doge che le invitava cononore ad un ricco ricevimento a palazzo.Successivamente il corteo si imbarcava sul Bucintoroche, scortato da piccole e numerose imbarcazioni di concittadini festanti, percorreva il Canal Grande versoRialto, raggiungendo in seguito la Chiesa di Santa Maria Formosa, dove si svolgevano altre solenni celebrazioni.Pare che nel 943, al tempo del dogado di Pietro III Candiano, durante le celebrazioni del matrimonio e tralo stupore generale, irruppero in chiesa dei pirati istrianiche rapirono le spose con tutti i gioielli della dote,custoditi da ciascuna di loro in graziose cassette decorate, chiamate "arcelle".Dopo l’iniziale incredulità e la confusione generata dalbrutale episodio, dei Veneziani valorosi si poseroall’inseguimento dei pirati, salpando su alcune imbarcazioni ed organizzando una spedizione, con alla testa il Doge stesso.Riuscirono a raggiungere i pirati presso Caorle, dove li attaccarono ed uccisero tutti, liberando le dodici fanciulle e i loro preziosi ori.Il Doge, affinché non vi fosse per nessuno la possibilità di commemorare questi spregevoli individui, dispose che i cadaveri non ricevessero sepoltura e che fossero tutti gettati in mare.Stabilì inoltre che il luogo dove era avvenuto questocruento episodio si chiamasse Porto delle Donzelle, nomeche a tutt’oggi permane.In onore di questa vittoria sui pirati si decise quindi di istituire la Festa delle Marie, da tenersi annualmente percelebrare l’evento.Iniziava con la selezione di dodici tra le più belle ragazzedi Venezia, scelte in numero di due per ogni sestiere eribattezzate per l’occasione Marie (forse perché il maggiornumero delle ragazze rapite aveva questo nome, oppure dal nome della festa della purificazione di Maria).Venivano poi invitate le famiglie patrizie ad impegnarsi nelfornire alle fanciulle le vesti, gli addobbi e i gioielli perrenderle ancor più principesche.Il corteo delle Marie, sfilando in una processione di barche che attraversava i rii della città, assisteva a funzioni religiose nelle principali chiese di Venezia, partecipando a balli,musiche e rinfreschi organizzati dai cittadini.La possibilità di avvicinarsi alle Marie era considerata di buon auspicio, oltre che un’occasione per Veneziani e stranieri di vedere da vicino delle donne meravigliose,con indosso addobbi rari e pregiatissimi.La ricorrenza arrivò a durare fino a nove giorni e, nel 1272, il numero delle Marie venne ridotto prima a quattroe poi a tre, soprattutto per moderare gli enormi costi a carico dello Stato e delle famiglie patrizie.Subì nel tempo altri cambiamenti ed evoluzioni, finchéuna modifica inattesa giunse a comprometterne lo spiritoe l’essenza principale: per evitare che la festa fosse troppocaratterizzata dal desiderio di vedere le bellezze femminili (piuttosto che di seguire la tradizione religiosa), le autorità decisero di sostituire le Marie con delle loro sagome in legno.Questa variazione portò inevitabilmente alle proteste dei cittadini, che iniziarono ben presto a bersagliare le figure con sassi ed ortaggi, tanto che nel 1349 venne varata unalegge che vietava il lancio di oggetti verso di esse.L’espressione di "Maria de tola" (Maria di tavola), coniata per l’occasione, è utilizzata ancora oggi a Venezia per indicare con irrisione il tipo di donna fredda e senza seno.Negli anni a seguire la Festa delle Marie cadde lentamente indisuso e venne soppressa nel 1379, epoca in cui Venezia eracoinvolta nella guerra di Chioggia.Come cerimonia ufficiale, rimase solo l'annuale visita delDoge alla chiesa di Santa Maria Formosa.Venne ripresa ufficialmente circa seicento anni dopo, nel 1999, anche se realizzata in forma ridotta ed apportandoalcune varianti.