VILLA SIMONETTA
PALAZZO CASTIGLIONI
CASA SOLA BUSCA Forse non ci sarà l’Overlook Hotel di “Shining”, o le varie case infestate della tradizione letteraria e cinematografica, nondimeno è possibile trovare a Milano una serie di dimore assolutamente stravaganti od originali, oppure con qualche mistero o leggenda che si portano dietro e che vale la pena di raccontare.In questo senso, l’edificio storicamente piùcurioso è Villa Simonetta, in via Stilicone(dietro al Cimitero Monumentale). Oggi inglobata nel tessuto urbano e sede della Civica Scuola di Musica, è l’unico esempio di villa rinascimentale di campagnavisibile, sebbene sia stata gravementedanneggiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La villa fu costruita, fuori dalle mura dellacittà, nel 1502 da Gualtiero Bescapè, cancellieredi Ludovico il Moro per farne quella che oggidefiniremmo una “seconda casa”, un luogo di riposo dalle fatiche della vita cittadina. Quando morì, nel 1508, la dimora passò per vari proprietari, tra cui il governatore spagnolodon Ferrante Gonzaga, che nel 1547 la ingrandì, arricchendola con un sontuoso giardino all’italiana e con un elegante loggiato, oltre aipreziosi arredi per l’interno. E’ però con il passaggio alla famiglia Simonettache cominciarono a circolare strane dicerie…I Simonetta erano una ricca famiglia che alla finedel Cinquecento la acquistò sempre con la funzione di dimora di campagna, ma non solo. La figlia di Simonetta, Clelia, era una ragazza dai facili costumi, e per evitare di dare scandalo erovinare la reputazione della famiglia in città, venne qui confinata e lasciata libera di organizzare feste licenziose, alla quale partecipavano giovani e libertini della società dell’epoca. Sembra però che questi baccanali celassero anchealtre e più oscure finalità. Pare infatti che molti degli amanti di Clelia non abbiano fatto più ritorno dalla villa e che la donnaavesse uno strano diletto per l’alchimia e le scienze oscure, al punto da uccidere i malcapitati per cercare di ricostruire la vita artificiale, un po’ come una novella lady Frankenstein…Verità? Leggenda? Difficile dirlo, visto che col tempo si è persa ogni traccia della sua presenza, comprese quelle di un suo eventuale laboratorioalchemico. Così come si è persa un’altra peculiarità della villa, la sua misteriosa eco, che- nel colonnato al pianterreno- era in grado di riprodurre una parola per ben trenta volte, grazie a particolari e complessicalcoli che erano stati fatti dai suoi costruttori. I bombardamenti dell’ultima guerra si sono portativia per sempre questo piccolo mistero: sebbene sia stata ricostruita fedelmente, questo fenomeno nonsi è più riprodotto.Una zona invece densa di edifici dalle forme bizzarreè quella di corso di Porta Venezia, dove gli artisti del liberty tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento hanno potuto dare libero sfogo allafantasia con risultati comunque gradevoli. In quest’area a partire dal XVIII secolo vigeva una particolare legge, la “servitù del Resegone” secondocui le case non potevano essere più alte della lineadei bastioni, in modo da evitare di offuscare la vistadelle Prealpi e, appunto, del Resegone. Le esigenze edilizie nel tempo si sono modificate, e qui han cominciato a fiorire eleganti palazzi residenziali.Tra questi, uno dei più singolari è PalazzoCastiglioni, al numero 47 del corso. Fu edificato nel 1902 dall’architetto Giuseppe Sommaruga, secondo i dettami del liberty. Ciò che colpisce è più che altro quello che manca,nell’arco all’ingresso: qui infatti erano collocate duegrandi cariatidi, due statue di figure femminili che davano la schiena alla strada. Per le loro forme prorompenti e le pose sensuali, suscitarono nei milanesi di inizio secolo imbarazzo eironie, al punto da soprannominare il palazzo “la ca’ de’ ciapp”. Il Sommaruga decise allora di rimuoverle, salvo poi riciclarle quando una decina d’anni dopo si occupò di restaurare un altro palazzo, Villa Facccaroni, in via Buonarroti 48 (oggi sede della clinica privata Columbus). Qui le cariatidi sono ancora oggi visibili, con le loroforme in bella vista, e non scandalizzano più nessuno: a Palazzo Castiglioni è però rimasto affibbiato il curioso soprannome.Dalla “Ca’ de ciapp” alla “Ca’ dell’ureggia” il passoè breve, nel senso che in via Serbelloni, una traversa di corso Venezia, si può vedere un edificio, la casa Sola-Busca, con un bizzarro particolare: un citofono a forma di orecchio, appunto. Fu realizzato nel 1930 da Alfonso Wildt, unoscultore docente di Brera e insegnante, tra gli altri, diLucio Fontana. Al Wildt è stata dedicata anche una via in zonaLambrate. In ogni caso, oggi il citofono non è più funzionante, ma è comunque visibile; viene però da domandarsi quale opera l’artista avrebberealizzato se gli fosse stato commissionato un video-citofono…FONTE: MILANO SEGRETA