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Coronavirus, quando torneremo alla nostra vita normale ricordiamoci di chi non lo può fare

Post n°4560 pubblicato il 16 Marzo 2020 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Società - 15 Marzo 2020 Loretta Napoleoni

Ormai esiste solo una notizia e si chiama coronavirus. Come nei film di fantascienza il mondo occidentale si sgretola, crollano tutte le certezze dell’era del benessere infinito, della salita inarrestabile degli indici, delle vacanze perenni, delle navi da crociera-grattacieli e del consumo vorace di tutto, dai social media alle series di Netflix, dal cibo gourmet ai selfie davanti alle opere d’arte.

E’ bastato un microscopico virus a porre fine alla baldoria del secolo. Solo negli Stati Uniti si continua a ballare sul Titanic che affonda. Qui nella terra dell’impero trumpista ancora si pensa di essere nel 2019, quando all’orizzonte c’era il simbolo del dollaro più luminoso anche del sole. Ma presto anche questa spensieratezza svanirà.

Forse è arrivato il momento di fare una riflessione esistenziale, ed è bene che la facciano per primi gli italiani, chiusi in casa come animali feriti nella loro tana. Non siamo noi i primi in questa era di infinite possibilità ad assistere alla distruzione delle certezze ad essere travolti da un nemico micidiale.

Prima di noi è successo agli afghani, ai siriani, a chi ha avuto la sfortuna di nascere in Somalia, nell’Africa occidentale e in quella orientale, a chi è stato rapito dai jihadisti, dai trafficanti di droga dell’America centrale, a tutti coloro che hanno bussato incessantemente alla nostra porta e che abbiamo trattato come una notizia. Se è vero che oggi, davanti al coronavirus, tutti sono italiani, è anche vero che ieri tutti dovevano essere profughi, immigrati illegali e migranti economici.

La pandemia è il prodotto della globalizzazione, su questo nessuno può muovere alcuna obiezione. Il virus si muove con una rapidità agghiacciante perché noi tutti ci muoviamo incessantemente e lo portiamo con noi. E’ uno stile di vita che il pianeta non ha mai avuto e questo è il momento per capire che è innaturale.

Poiché viviamo nel villaggio globale la pandemia ha colto i nuclei familiari in posti diversi impedendo loro di ricongiungersi. Figli, genitori, nonni chiusi in casa in città ormai scollegate, in nazioni senza più contatti. Quando li rivedremo? E li rivedremo?

Ma anche i profughi siriani, gli immigrati illegali, i migranti economici sono vittime della globalizzazione. Il crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda hanno lasciato immense regioni del mondo in balia dei signori della guerra, dei jihadisti, dei trafficanti di droga, ha fatto piombare nazioni come la Somalia nell’anarchia perenne. Chi viveva in queste regioni è diventato vittima di un virus molto più micidiale, che dopo trent’anni continua a mietere vittime. Anche costoro sono lontani dai loro cari, spesso non sanno neppure dove siano o se sono ancora vivi.

Non è così che l’homo sapiens ha conquistato il pianeta. Lo ha fatto potenziando la famiglia estesa, il gruppo, la tribù, la specie.

Poco tempo fa ho riletto il Dottor Zivago, in quel libro c’è la descrizione magistrale del lungo viaggio in treno nella Russia congelata della famiglia di Zivago verso un luogo caro e amato, dove nascondersi e attendere che il peggio passi. Allora si scappava dai Bolscevichi e dal tifo che decimava la popolazione. Le epidemie politiche e sanitarie ci sono sempre state e sono sempre state vinte dalla coesione, dalla generosità, dall’altruismo. Anche quelle che stiamo vivendo possono essere vinte con gli stessi strumenti.

Quando si riapriranno le nostre porte e torneremo a vivere una vita normale non dimentichiamoci di chi questo non lo può fare. Debellare il coronavirus per riprendere la corsa pazza verso il benessere individuale, per celebrare l’ascesa degli indici di borsa, per riabbracciare con entusiasmo l’economia canaglia getterà le basi di un’altra epidemia, e la prossima volta non è detto che non sia l’ultima.

Che la riflessione esistenziale di noi italiani, 60 milioni di persone in prima fila nelle trincee della pandemia, ci porti a salvare il pianeta dall’estinzione dei ghiacciai, che fermi l’impazzimento del clima, che porti la pace, la stabilità e la speranza nelle regioni destabilizzate, che ci faccia tornare ad essere ciò che siamo stati all’inizio della conquista del mondo, un specie cosciente, intelligente, sensibile, superiore, una specie che sa gestire la tremenda responsabilità di guidare questo meraviglioso pianeta.

 

 
 
 

Ecce Europa ai tempi del coronavirus

Post n°4559 pubblicato il 13 Marzo 2020 da ninograg1
 

...... in continuazione del precedente post, e nemmeno a farlo apposta, in mio soccorso sono corsi nientepopodimenoche la presidente (mi perdonerete se non uso le maiuscole e non la cito per nome ma ho finito i farmaci per la nausea) bce: 'non siamo qui per fermare gli spread' creando in colpo solo il peggior calo della storia scritta dell'occidente. Ci fa quasi rimpiangere Draghi che, certo, non era un santo ma veva ben preciso il suo dovere e le priorità che doveva perseguire; lei no: proveniente da quel coacervo di interessi finanziari sovranazionali e del dipartimento del tesoro americano (e pensare che alla sua nascita, con spirito keynesiano, era previsto che dovesse aiutare i paesi in difficoltà senza troppo pretendere... roba da ingenui) che è il fmi fu indicata dai francesi, e ben piacendo ai tedeschi, in contraccambio della filo-tedesca che piaceva ai tedeschi alla commissione, è arrivata alla bce con l'obiettivo di far dimenticare ai paesi del nord europa Draghi e i suoi inerventi: d'tronde la bce, sul modello federal reserve, non è pubblica e non risponde al pubblico ma è espressione delle banche nazionali che a loro volta nei loro cda hanno banche e simili e non certo il pubblico come preminente. Ed eccola, allora, la nuova europa: non siamo qui per fermare gli spread.

E' stato così forte l'impatto che il Presidente Mattarella è intervenuto, non potendo fare altrimenti anche perchè questo era solo l'ultimo degli atti di 'solidarietà' nei nostri confronti visto che Francia e Germania e Austria (in questo caso sta fermando il traffico merci alle sue frontiere) hanno fermato le loro aziende che ci avrebbero dovuto fornire mascherine, camici ecc. ecc. mentre la Cina non solo ce le ha date ma ci ha dato anche gratis 1000 respiratori e una equipe specializzata; per giunta che la ue sia l'espressione del volere non dei cittadini ma dei governi del nord europa era noto, checchè ne dicano gli europeisti da strapazzo che ancora credono agli asini che volano, e che gli stessi stanno badando più ai soldi che alla salute dei propri e altrui cittadini come era noto che li speculatori già si stanno fregando le mani ne calcolare quanto guadagneranno se il nostro paese, non potendo stampare moneta nè gestire le proprie riserve auree, dovesse ricevere 'aiuti (in realtà sono mutui a tassi di mercato)' come sperano... si parla, se le cosa andranno molto male, di oltre 100 mld quando tutto finirà per far ripartire tutto!!!!!!!

A quei livelli istituzionali qualsiasi cosa si dica e non dica ha enormi ripercussioni, nulla è lasciato al caso e tutto ha un senso se si sanno leggere i trend che hanno protat a quelle nomine e a quelle persone che ricoprono quelle cariche.... ripeto: nulla accade per caso.

Passata l'emergenza:

1. si dovrà davvero  ripensare il paradigma che finora ha guidato le scelte dei nostri politici;

2. altre dovranno essere le priorità da seguire nel riformare e riportare ai livelli dei paesi civili i servizi pubblici finora compressi e quasi cancellati, in particolare la sanità, la scuola, ecc.;

3. altra dovrà essere la nostra considerazione verso il cancro chiamata europa e la sua forma gestionale chiamata commissione e bce e quant'altro;

4. non si creda che il 'permesso' che ci darà la commissione di 'sforare' non sarà per sempre, anzi prima o poi ci diranno di rientrare affossandoci definitivamente, come Grecia insegna....;

5. questa potrebbe essere l'occasione per una italexit? in prospettiva si....soprattutto dopo le 'improvvide (per usare un eufemismo)' manifestazioni di pensiero delle istituzioni e dei comportamenti di fatto tenuti dai paesi 'fratelli'; se mai un vaffa dovrà essere fatto quello sarà il momento buono.

Semmai fosse necessario avere una ultimativa prova di quanto siamo considerati, non mi consola la cosa che al loro interno trattano i propri cittadini come noi, l'abbiamo avuta in questo periodo...... ma tutto ha un tempo e questo tempo verrà.

Ora dobbiamo battere un nemico

piccolo bastardo e subdolo

#stiamoacasa

 
 
 

La vita ai tempi dell'epidemia: un'occasione unica per cambiare strada

Post n°4558 pubblicato il 11 Marzo 2020 da ninograg1
 

Potrebbe essere il titolo di un romanzo: 'la vita ai tempi del coronavirus'.. in realtà è un occasione per avviare, a fine epidemia, una riflessione sulle scelte effettuate da noi e dai rappresentanti che abbiamo eletto nelgi ultimi decenni: a partire dal 1989 a oggi. Un paradigma ha fallito e bisogna cambiarlo. Addio al mercato 'libero (libero per chi cir crede che sia libero)' e benvenuto al mercato strettamente regolamentato: insomma un cambio di paradigma. Un diverso paradigma. Meno individualismo, più comunità. Insomma un orizzonte differente con maggiore glocalismo e minore globalizzazione. Schumpeter, un vero padre dell'economia quanto misconosciuto, lo diceva: esiste un capitalismo 'buono' uno 'cattivo'. Il primo ne vediamo gli effetti ultimi  e del secondo se ne  sono perse le tracce nelle nebbie del tempo e nella fine della guerra fredda.... quest'autore, insieme a uno dei maggiori esponenti del pensiero liberale, Isaiah Berlin, per anni hanno sostenuto l'idea: il liberismo che conosciamo è 'cattivo' mentre Berlin sosteneva che difficilmente gli umani (...) accetteranno rimanere nella casella predispostagli dal sistema ossia in basso per rimanervi nei secoli a venire. E' stato interessante sentire, mentre scrivo questo post, il direttore del sole24 ore dire chiaramente che l'europa è al capolinea davvero quindi al  lumicino e che se non da segni di aperta solidarietà, anziché isolarci chiudendoci in faccia le frontiere e/o prestandoci soldi a interesse (soldi che noi versiamo nel fondo salva stati e che il mes, il fmi europeo, controlla senza darne conto a nessuno.. pensate che i funzionari/strozzini del mes sono ignoti e godono dell'immunità diplomatica) è morta... da un lato non cado nella trappola dialettica: costui, rappresentante della confindustria, è strumentalmente polemico in quanto manda un messaggio (nemmeno così criptico) trasversale a uso interno e esterno e dall'altro però segna, non senza un mio piacere nel constatarlo, il limite del riconoscimento di questi europeisti del male che rappresenta quest'europa e dei danni che fa e continuerà a fare se non se ne cambia il dna.. sarebbe meglio mandarla nel cestino e provare a farne un altra naturalmente ma non si costruisce senza distruggere, vero?

Quando l'italia, come il resto dell'occidente, aderì al GATT, poi WTO, aderì a un modi di vedere le cose: da quel momento in poi accettammo il fatto che avremmo dovuto rinunciare non solo alla sovranità economica ma anche alla nostra dignità: in soldoni, e pure i trattati europei vanno nella stessa direzione, tranne interni, giustizia e difesa tutto il resto va 'a mercato' e quanto in precedenza era considerato bisogno da quel momento in poi diventava 'servizio' e quindi doveva essere PAGATO: ben dicevano Rifkin in vari saggi (due su tutti 'Il sogno europeo' e 'l'era dell'accesso'), e la Klein  (anche qui due su tutti ossia 'No logo' e 'Shock economy') che le istituzioni internazionali finanziarie, e non, non hanno come obiettivo la rinascita e l'aiuto ai paesi in difficoltà ma il rientro dei capitali investiti anche, come accaduto in mezzo mondo e da ultimo in Grecia, a costo di affamare i cittadini che, è bene che ce lo diciamo, qualunque cosa e chiunque votino dovranno sempre calarsi le braghe.....

da qui la necessità, cogliendo l'opportunità dell'epidemia, di cambiare il paradigma: dai servizi ai bisogni; dal mercato selvaggio (ricordiamoci della mascherine vendute online a 95 euri mentre prima ne costavano almeno tre volte meno) al mercato regolamentato come da costituzione che lo vincola alla cosidetta 'utilità sociale'. Riprendersi la sovranità monetaria; creare una moneta interna legata all'oro e/o ai metalli preziosi; indirizzare le risorse alla ristrutturazione del sistema pubblico investendo in ricerca, formazione, sanità, scuola e università, welfare ecc. tutto ciò, a li cito a titolo esemplificativo, non a detrimento del privato ma su una strada diversa: esiste un sistema pubblico e universale e uno privato, senza aiuti come ora dello stato, che va per conto suo che uno si paga se può e se vuole via assicurazione ecc. un pò come accade in paesi come Danimarca e Norvegia. I soldi? Ci sono: non è un caso che il governo ha stanziato 25 per rimodularli in base alle eigenze per prevederne reali 20 e sapete perchè? Perchè il nostro paese da anni ha AVANZO DI CASSA, soldi veri che ogni anno sono risparmiati e vanno a perdersi nei mille rivoli del sistema della riserva frazionaria e del debito pubblico in rapporto al pil che, come pochi sanno, è SOLO uno degli strumenti a disposizione per misurare il paese; ce ne sono altri altrettanto validi ma che danno preminenza a indici diversi che in tempo di mercato libero erano passati di moda.... cambiando il paradigma si da il là a una serie di eventi che, se non ci saranno tentennamenti, potrebeb spingere altri a intraprendere la stessa strada: saremo meno euro-liberisti (pochi in realtà mentre in realtà siamo colonia e mercato di sbocco come lo era il sud italia ai tempi della conquista del regno di sardegna) e più italo-europei (ossia soci paritari di un sistema federale dove gli stati sono comprimari senza perdere la propria sovranità e gli organi sovranazionali sono RESPONSABILI IN SOLIDO verso tutti i cittadini essendone ELETTI). Siamo in emergenza è vero ma siamo un popolo che ha superato ben altro nella propria storia e abbiamo una opportunità unica quanto rara di poter ripensare la nostra recente e capire gli errori e gli eccessi fatti....e non mi sembra così male, che ne dite?

 
 
 

In dieci anni tagliati 37 miliardi alla sanità pubblica: persi 70mila posti letto e chiusi 359 reparti

Post n°4557 pubblicato il 09 Marzo 2020 da ninograg1
 

Visto su MSN ma pubblicato da Huffington post il 5/3/2020

In 10 anni sono stati tagliati 37 miliardi dalla sanità pubblica. E così il sistema, spiega l’Agi, in trincea contro il coronavirus, arriva all’appuntamento debilitato: malgrado le risorse recuperate negli ultimi anni, il trend è rimasto discendente, tanto che, stando al report della Fondazione Gimbe del settembre 2019, il finanziamento pubblico è stato decurtato di oltre 37 miliardi in dieci anni, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica.

In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo però in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua. Un taglio che si traduce inevitabilmente in un calo nel livello di assistenza: viene stimata una perdita di oltre 70.000 posti letto negli ultimi 10 anni, con 359 reparti chiusi, oltre ai numerosi piccoli ospedali riconvertiti o abbandonati.

CORONAVIRUS: SEGUI GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI

Non a caso i dati OCSE aggiornati al luglio 2019 dimostrano che l’Italia si attesta sotto la media, sia per la spesa sanitaria totale, sia per quella pubblica, precedendo solo i paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%. La metà dei 37 miliardi in meno alla sanità nel decennio, sottolinea Gimbe, riguarda peraltro il personale sanitario. Con il risultato, che oggi preoccupa ancora di più un Paese sotto choc, che siamo arrivati in Italia a 3,2 posti letto per mille abitanti. La Francia ne ha 6, la Germania 8.

 
 
 

I trentamila soldati Usa sbarcati in Europa confermano ancora la sudditanza dell’Ue

Post n°4556 pubblicato il 06 Marzo 2020 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Cronaca - 6 Marzo 2020 Diego Fusaro

Intanto, nel silenzio generale, la Costituzione è di fatto sospesa, dacché sono vietate le pubbliche assemblee in nome di quello che il Ministero ha appellato “allontanamento sociale tra le persone”. Espressione che, per ironia della sorte, potrebbe essere il motto del neoliberismo e della sua dissoluzione programmatica dei legami sociali.

L’ha ben evidenziato Giorgio Agamben, che da subito ha segnalato come si stesse delineando un preciso metodo di governo centrato sull’emergenza e sul “vivere pericolosamente”, che è appunto – Foucault docet – la norma del liberismo.

Dal 5 marzo, più di 20mila soldati statunitensi stanno sbarcando in Europa. Ne ha puntualmente dato la notizia il manifesto, con un articolo di Manlio Dinucci dal titolo 30mila soldati dagli Usa in Europa senza mascherina. Secondo quanto evidenziato da Dinucci, i soldati della monarchia del dollaro hanno preso ad arrivare in porti e aeroporti europei per l’esercitazione “Defender Europe 20” (Difensore dell’Europa 2020). Si tratta, a tutti gli effetti, del più grande dispiegamento di truppe statunitensi in Europa degli ultimi 25 anni.

Spiega Dinucci che, complessivamente, stanno giungendo dal Leviatano a stelle e strisce in sei porti europei (in Belgio, Olanda, Germania, Lettonia, Estonia) 20.000 pezzi di equipaggiamento militare. Perché, allora, l’operazione Defender Europe 20? La spiegazione ufficiale è che essa viene svolta al fine di “accrescere la capacità di dispiegare rapidamente una grande forza di combattimento dagli Stati Uniti in Europa”.

La prima domanda da porsi, dunque, è la seguente: perché vi sarebbe bisogno di una “grande forza di combattimento” in Europa? Dagli Usa, poi. E, soprattutto, da chi dovrebbero difendere l’Europa gli Usa? Giacché il tutto si svolge precipuamente sul fronte orientale, in direzione del confine russo, o addirittura negli ex spazi sovietici ora atlantizzati (come la Lettonia e l’Estonia), la risposta è autoevidente: l’obiettivo è difendere l’Europa dalla Russia di Putin. Come se quest’ultima avesse tra i suoi obiettivi l’invasione dell’Europa.

Eppure, se consideriamo il diagramma dei rapporti di forza dal 1989 a oggi, ci accorgiamo di come la Russia non si sia espansa, ma si sia anzi ristretta: a tal punto che molte sue aree di competenza, come la Georgia e l’Ucraina, la Lettonia e l’Estonia, sono ora indipendenti o, meglio, direttamente sotto l’egida atlantista. Sembra, insomma, che la minaccia di occupazione dei territori altrui giunga assai più da Washington che da Mosca.

L’operazione si chiama orwellianamente ‘Difensore dell’Europa 2020’, ma è verosimile ipotizzare che l’obiettivo non sia difendere l’Europa, bensì accerchiare sempre più massicciamente – con intenti aggressivi e non difensivi – la Russia di Putin, rea di non essere allineata con il nuovo ordine mondiale e con l’americano-sfera; garantire la stabile sudditanza dell’Unione Europea, colonia degli Usa.

Ciò, una volta di più, smonta il teorema di quanti sostengono che se l’Unione Europea fosse solida e unita sarebbe un polo alternativo e indipendente: falso. La Ue resta una colonia statunitense, punteggiata com’è di basi americane (senza che si dia in terra americana una sola base europea, ça va sans dire). Il liberatore americano, che già nel 1945 assunse in simultanea il ruolo di nuovo occupante, cerca ovviamente di camuffare in ogni guisa il proprio ruolo reale: e lo fa, appunto, asserendo di voler difendere l’Europa, quando in realtà, come si è detto, mira a tenerla subalterna rispetto a Washington e a usarla come avamposto per la nuova “guerra fredda” contro la Russia putiniana e contro la Cina comunista, che restano a oggi i veri nemici della civiltà dell’hamburger.

Né si oblii, a proposito di strategia del camuffamento, che, come ricorda Dinucci, la “Us Army Europe Rock Band” terrà in Germania, Polonia e Lituania “una serie di concerti a ingresso libero che attireranno un grande pubblico” (sic!). La solita pratica del panem et circenses, com’è evidente. Obiettivo? Il solito: far sì che gli schiavi amino le loro catene e seguitino a essere cultori ignari della propria schiavitù.

Al di là dell’aspetto geopolitico, su cui s’è testé concentrata l’attenzione, val la pena soffermarsi su un altro aspetto, anch’esso degno di considerazione. L’operazione “Defender Europe 20” avviene nel bel mezzo di quella che l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha dichiarato essere un’epidemia di grande portata, quella legata al Coronavirus. Insomma, come sottolinea Dinucci, l’operazione si svolge con modi e tempi che rendono de facto impossibile “sottoporre decine di migliaia di soldati alle norme sanitarie sul Coronavirus e impedire che, nei turni di riposo, entrino in contatto con gli abitanti”.

E ancora: “I 30mila soldati Usa che ‘si spargeranno attraverso la regione europea’ sono di fatto esentati dalle norme preventive sul Coronavirus che invece valgono per i civili”. Diceva Bertrand Russell che a rendere più complicata la già di per sé complicata vita sul pianeta Terra è il fatto che le persone intelligenti sono piene di dubbi e gli stolti hanno solo certezze. Di più, diffamano quanti abbiano dubbi e domande. Possibile che gli Usa svolgano proprio ora la loro esercitazione, come se il Coronavirus non esistesse? O forse v’è una connessione tra il Coronavirus e l’esercitazione Usa? Sono eventi sconnessi tra loro, come pure è possibile, o sono invece da leggersi unitariamente, come connessi e rispondenti a una medesima logica?

Tante domande. Che è bene porre, senza farsi scoraggiare e intimidire dalla sempre più opprimente cappa del pensiero unico, che non tollera dubbi e dilemmi. Quel che è peggio è che tutti, come se anestetizzati, non si accorgono di nulla o lo trovano normale o diffamano chi faccia notare che v’è qualcosa su cui vale la pena riflettere criticamente.

 

 

 
 
 

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