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    <title>Kay Rouge</title>
    <subtitle>Nei meandri della mia mente contorta</subtitle>
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        <title type="text">La mia anima chiede venia....</title>
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        <published>2011-02-15T21:04:45+01:00</published>
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            <name>KayRouge</name>
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        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/KayRouge/getmedia.php?9or%60zo%2Cgm%7DKg%60w_gh%7D5%7C%60%3F%2502888i-%3B2011k%25aied-opgwezGiqiK%3E%2519%27z%05kgonmghom%05jM&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;span&gt;Gio&lt;/span&gt;&lt;span&gt;cherellava con la sua collana di perle bianche, quella che aveva acquistato in Australia molti anni prima.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Il fumo do&lt;/span&gt;&lt;span&gt;lciastro della sua Capri fuoriusciva delle labbra tinte di un rosso Dior. Era l'emblema&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;dell'eleganza, circondata da persone di cui non conosceva neanche il nome che la mangiavano con gli occhi. Elemosinavano un suo misero sguardo, uno dei suoi sorrisi perfetti da lasciare incantati. &amp;nbsp;Lei li ignorava con perfetta noncuranza rigirando tra le mani , al sapore di fumo, le sue amate perle. Non aveva bisogno di uomini, di sguardi, di baci. &amp;nbsp;Amava il suo materialismo. Perle, nicotina, vino e Dior. &amp;nbsp;Null'altro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;Aveva paura di farsi piacere qualcuno perch&amp;egrave;, quando questo succedeva, inevitabilmente se ne stufava. Paragonava le sue cotte ad&amp;nbsp;una passata di smalto. Iniziando con l'indecisione iniziale per scegliere il colore, in seguito partiva nel colorare la prima unghia, lentamente per paura di sbagliare, di uscire fuori e macchiare la pelle. &amp;nbsp;In seguito, preso coraggio, iniziava piu' velocemente con le altre e qui accadeva, ogni qualvolta, per la troppa sicurezza di sbagliare. Provava a rimediare con una passata di acetone e lentamente arrivava anche all'ultimo dito. &amp;nbsp;Si accorgeva, per&amp;ograve;, ben presto che quel colore non andava bene per lei. Trovava sempre una scusa. &amp;nbsp;&quot;Non va bene con la mia carnagione&quot;, &quot;Non sta bene con il vestitino di questa sera&quot;, &quot;mi annoia&quot;, &quot;&amp;egrave; troppo provocatorio&quot;. Prendeva il batuffolo di cotone e dava una passata secca a tutto quel lavoro. A quella cotta provvisoria. Aveva paura ,si, forse perch&amp;egrave; non aveva ancora trovato il colore che si adattasse ad ogni esigenza. Forse perch&amp;egrave; quel colore non esisteva, ancora.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;***&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Stasera mi sento un po nostalgica e, di conseguenza, ho ritirato fuori un po di &quot;storielle&quot; scritte circa un annetto fa. Probabilmente sar&amp;agrave; ancora l'influsso del S.Valentino appena passato, e poi mi si chiede il perch&amp;egrave; odi cos&amp;igrave; tanto queste feste! Adesso mi ci vorr&amp;agrave; una dose massiccia di cinismo. Iniettatemela subito per favore!! Comunque il motivo principale di questo nuovo post &amp;egrave;, principalmente, per autocritica personale (e voi siete liberi di pensare cose come &quot;mastigrancazzi?&quot; non vi darei assolutamente torto) mi sono resa conto di quanto una persona possa cambiare nel giro di un anno, di pochi mesi ed addirittura poche settimane. Di recente, in merito a questa mia tesi, mi ha colpito la nuova canzone di Noemi, &quot;vuoto a perdere&quot;&amp;nbsp;. In particolare questa frase&amp;nbsp;&lt;em&gt;&quot;sono un peso per me stessa, sono diventata grande senza neanche accorgermene. Sono qui che mi guardo crescere.&lt;/em&gt;&quot; Dannazione, quando l'ho sentita ho pigiato immediatamente &quot;pause&quot; e sono rimasta a fissare il vuoto tra il mio armadio ed il comodino, dove spicca il bel giallo tramonto del mio muro, che facilita i miei pensieri di un certo calibro. &amp;nbsp;E la domanda mi &amp;egrave; sorta spontanea &quot;&lt;strong&gt;chi diavolo sono diventata&lt;/strong&gt;?&quot; Non mi sono resa conto dello scorrere del tempo che si &amp;egrave; aggrappato alla mia anima strattonandola, di giorno in giorno, sempre un po di pi&amp;ugrave;. Posso quasi vederla, invecchiata, con uno strato di rughe che pensavo non sarebbe mai venuto a farmi compagnia. Una sorta di brutta copia del &quot;ritratto di Dorian Gray&quot;. Mi verrebbe voglia di accarezzarla, stringerla a me sussurrandole &amp;lt;&amp;lt;non preoccuparti piccolina, andr&amp;agrave; tutto bene!&amp;gt;&amp;gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ed invece mi ritrovo a fissare un punto vuoto, con gli occhi che mi bruciano senza riuscire a trovare un misero straccio di risposta, un qualcuno che mi spieghi e mi insegni a non aver paura del tempo che passa cos&amp;igrave; veloce cambiandoci radicalmente.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Perch&amp;egrave; la nostra anima invecchia il triplo rispetto al nostro aspetto fisico? Gi&amp;agrave; &amp;egrave; enormemente sottovalutata, nascosta li dove nessuno pu&amp;ograve; vederla, isolata e maltrattata, non meriterebbe l'immortalit&amp;agrave; o almeno un'eterna aria da bambina?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Vi lascio con la parte finale di questa fantastica canzone&amp;nbsp;&lt;em&gt;&quot;sono un'altra da me stessa, sono diventata questa senza neanche accorgermene&quot;&lt;/em&gt;&amp;nbsp;e vi domando &quot;voi pensate di essere cambiati a distanza di un anno? Vi fa paura questa cosa?&quot;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Buona serata, dolcezze.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Kay.&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Amantide religiosa fatale.</title>
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        <published>2011-02-15T15:34:33+01:00</published>
        <updated>2011-02-15T15:34:33+01:00</updated>
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        <content type="html">&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/KayRouge/getmedia.php?%3Bor%60zo%2Cgm%7DKg%60w_gh%7D5%7C%60%3A%27182%3C8i-%3B2011k%25aied-opgwezGiqiK%3E%2519%27z%05kgonmghom%05jO&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;p&gt;In questo periodo mi sento particolarmente ispirata alle figure di&lt;strong&gt;femme fatale&lt;/strong&gt;, sar&amp;ograve; forse un po l&amp;rsquo;influsso del &amp;rsquo;77 che sto ampliamente conoscendo grazie alla preparazione della mia tesina. Sar&amp;agrave; un po per le lezioni di storia dell&amp;rsquo;arte che mi prendono sempre di pi&amp;ugrave;. Si sa che la mia mente contorta &amp;egrave; sempre a lavoro, purtroppo, e guardando questo quadro di Klimt mi sono ritrovata a vagare con la creativit&amp;agrave; verso luoghi immaginari, persone immaginarie e una Giuditta-Salom&amp;egrave; immaginaria. Non &amp;egrave; un caso se la figura di Salom&amp;egrave;, nel vangelo, abbia affascinato ed ispirato molti artisti. Nonostante i miei numerosi anni di catechismo, da bambina, sono rimasta sorpresa di non sapere assolutamente chi fosse questa donna misteriosa e cos&amp;igrave; diabolicamente affascinante. Cos&amp;igrave; mi sono documentata su internet, non avendo pi&amp;ugrave; a mia disposizione una bibbia da anni, ed ho capito il motivo per cui non si sia mai parlato di lei durante la catechesi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Salom&amp;egrave; &amp;egrave; quel genere di donna che &amp;egrave; stato tanto raccomandato, a noi dolci bambine, di non diventare. Opportuniste, consce della propria femminilit&amp;agrave; ed in grado di giocarci e addirittura sedurre fino alla morte. Il suo sguardo in questo quadro mi ha catturato, la sua aria fiera, il suo godimento macabro ha ispirato Kay, sono arrivata quindi ad immaginare questo personaggio nella societ&amp;agrave; moderna in una delle mie storie. Qualora lo vogliate, la troverete qui di seguito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il sorriso freddo e calcolatore di Giuditta era, senza dubbio, la sua arma migliore. Lo odiavano tutti, non era un segreto, ne rabbrividivano di nascosto, senza darlo a vedere. Quel sorriso sghembo, leggermente storto, mostrava a malapena la fila superiore di denti perfetti e di un candido bianco. Le labbra carnose, rosse inferno, leggermente screpolate erano in contraddizione con quel colore accecante. L&amp;rsquo;inferno ed il paradiso. Sesso selvaggio ed affetto sconfinato. Ma, nel contempo, ne andavano tutti pazzi. Sembrava una sorta di droga di livello superiore, una di quelle che ti lascia tramortito e fatto per interi giorni. Lei lo sapeva, sapeva tutto, conosceva ogni anfratto della sua mente, del suo corpo da donna. Conosceva e prevedeva con meticolosit&amp;agrave; le reazioni di quegli esseri inferiori che tanto amava amaliare. Ci&amp;ograve; che pi&amp;ugrave; le piaceva, inoltre, era sentire quel pizzicore dietro alla schiena, classico degli sguardi invidiosi e carichi di desiderio, che riceveva dovunque si recasse. Giuditta si sarebbe ben paragonata ad una eroina dei film, quella cattiva che tutti odiano ed additano ma che, in fondo, tutti vorrebbero &amp;ldquo;farsi&amp;rdquo;. Non aveva timore dei giudizi n&amp;egrave; tanto meno della facciata che si era costruita, lei non doveva nascondersi dietro a lussuose case o a falsi&amp;nbsp;perbenismi. Giuditta era sesso, sangue, violenza carnale. Giuditta era sensualit&amp;agrave; ai picchi massimi, era potenziale sprigionamento di ferormoni maschili. Giuditta aveva un debole per gli uomini poco intelligenti, poco valorosi, con pochissimo carattere. Sapeva che su di loro il suo fascino era triplicato. Jos&amp;egrave; rientrava a pieno in questa categoria. Alto ed allampanato, di una carnagione molto chiara, con piccoli occhi scuri privi di qualsiasi minimo&amp;nbsp;luccichio&amp;nbsp;di capacit&amp;agrave; intellettiva. Giuditta l&amp;rsquo;aveva incontrato durante una conferenza di lavoro e, bagnandosi le labbra, si era avvicinata per conoscerlo. Aveva scoperto, con disappunto, che era sposato da un paio di anni. Non si era affatto demoralizzata, anzi, il suo cervello si era subito messo in moto. Aveva captato la splendida sensazione di avere un qualcosa di inaccessibile, nonostante il gioco non valesse la candela. Erano diventati amanti in cos&amp;igrave; poco tempo che Jos&amp;egrave; ancora non riusciva a ricordare quando fosse successo. Se nel momento in cui aveva bevuto pi&amp;ugrave; di un bicchiere di gin o nel momento in cui Giuditta aveva preso a danzarle di fronte con solo un minuscolo completino intimo. Spesso tutto questo lo faceva rabbrividire, gli sguardi di Giuditta, i suoi movimenti felini, i suoi pensieri scabrosi. Gli sembrava di aver conosciuto Satana in persona, solamente pi&amp;ugrave; eccitante di come lo descrivevano tutti. Spesso, dopo aver fatto l&amp;rsquo;amore, si ritrovava a pensare all&amp;rsquo;amantide religiosa e al suo cannibalismo post copulatorio. Di notte era arrivato a sognarla in veste di quell&amp;rsquo;animaletto verde, con tette,culo ed un volto da capogiro. Lei che prendeva a divorarlo dalla testa, lentamente facendolo soffrire da perfetta sadica qual&amp;rsquo;era. Si risvegliava, quindi, nel cuore della notte madido di sudore percependo ancora una volta quella sensazione di brividi che odiava. Quando decise di lasciarla, il suo volto gi&amp;agrave; bianchiccio era ancora pi&amp;ugrave; tetro. I suoi occhi insignificanti cercavano di celare il terrore che aveva, non riusciva a capacitarsi del profondo potere che aveva quella donna. Giuditta era arrivata nell&amp;rsquo;hotel del sobborgo con la sua aria fiera, i tacchi vertiginosi ticchettavano sul parquet e Jos&amp;egrave; rimase a fissarli per un attimo immaginandoseli conficcati nel cuore. Ci mise un attimo, parl&amp;ograve; tutto d&amp;rsquo;un fiato evitando di guardarla negli occhi e si sorprese in maniera incredibile sentendo la risata fragorosa di Giuditta ed osservando i suoi occhi carichi di desiderio e morte. Quella risata era stata molto pi&amp;ugrave; pungente di qualsiasi tacco conficcato nel cuore, una risata che aveva sentito solamente nei peggior film dell&amp;rsquo;orrore, risata da pazza omicida. Aveva capito in quell&amp;rsquo;istante che l&amp;rsquo;ultimo suo pensiero era di una verit&amp;agrave; sconcertante, la sua amantide religiosa pazza omicida.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Kay.&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</content>
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        <title type="text">Artisticamente invalida.</title>
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        <published>2011-02-15T14:55:36+01:00</published>
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