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Il KI nelle arti marziali


« Nella pratica, quando il tuo avversario sferra un colpo, devi già essere in movimento. Dopo che l'hai visto muoversi, è già troppo tardi ed un falso movimento da parte tua è fuori luogo, perché il colpo del tuo avversario è quasi mortale. Muoversi simultaneamente con il colpo; si deve sentire l'intenzione dell'avversario. Ma, in realtà, non è questione di usare la mente, ci si deve muovere naturalmente, senza pensarci. Quando raggiungerai questo stato, riuscirai a muoverti simultaneamente con l'ordine. Se pensi troppo all'inizio del colpo dell'avversario, non ti renderai conto dei suoi movimenti. Solo quando la tua mente è tranquilla come una pozza d'acqua e sei fisicamente all'erta, potrai renderti conto dei movimenti dell' avversario e della sua respirazione naturale. In questo stato sentirai i cambiamenti di sentimento del tuo avversario »li Dare una definizione di Ki nelle arti marziali non è affatto semplice. Per tradizione esso viene associato a quella che i fisici del XVIII e XIX secolo chiamavano vis viva (forza viva), ovvero una sorta di fluido attraverso il quale l'energia ha la possibilità di trasferirsi da un oggetto materiale ad un altro. Secondo le antiche credenze, attraverso la respirazione il Ki si accumula e riempie tutte le parti del corpo, ma viene emanato solo quando corpo e mente sono sereni e distesi.Nell'Aikido o nel Taijiquan ogni gesto è un movimento di energia, nel Judo, nel Ju Jitsu non è importante la forza muscolare quanto l'abilità di gestire e direzionare il Ki.Secondo una trattazione più scientifica e rigorosa, il Ki potrebbe essere inteso come l'energia interna di un corpo. Inoltre è auspicabile un'inversione di tendenza nell'ambito delle arti marziali nella trattazione del Ki, in quanto spiegazioni esoteriche o pseudo-religiose sono ritenute assolutamente incoerenti e inconsistenti e al massimo adatte ad un pubblico di creduloni.La questione dell'armonia del Ki (o Ki-Ai) è ancora più complessa. Si noti innanzitutto che tale questione è assolutamente diversa da quella di una mente (nel senso di Kokoro) salda e lucida, anche se entrambe si riconducono allo stesso principio: il miglior impiego dell'energia. Tale principio, enunciato e fermamente sostenuto da Jigoro Kano, vede come sua eventuale esteriorizzazione anche il Ki-Ai, benché non sia necessario. Il Ki-Ai infatti è la manifestazione di uno stato di totale controllo del proprio corpo. Tuttavia, sebbene questo stato sia facilmente raggiungibile consciamente, requisito fondamentale del Ki-Ai è l'assoluta incoscienza dei propri movimenti, per quanto precisi essi siano. Le azioni passano dallo stato di coscienza a quello di incoscienza e perciò si dice che la mente (sempre nel senso di Kokoro) è vuota.Il Maestro Shingeru Egami (Shotokai) in un passaggio del suo libro Karate-Do Nyumon dice:Il problema della mente è profondo. La sua elevazione ad uno stato superiore, l'allargamento e la purificazione di se stessi, sono le ultime cose da conseguire per mezzo della pratica. Si devono allenare mente e corpo, perché diversamente la pratica non ha senso. Tentando di pulire la vostra mente dalle impurità della vita quotidiana, per mezzo del contatto spirituale con gli altri. La mente ed il corpo sono simili a due ruote di un carro, nessuna delle due ha il predominio. Questa è la pratica autentica. Ottenere qualcosa di valore spirituale nella vita è vera pratica. Entrando in contatto fisico con gli altri, si entrerà anche in contatto spirituale. Nella vita quotidiana bisogna arrivare a conoscere le nostre relazioni con gli altri, come ognuno di noi influisca sugli altri e come le idee si possano scambiare. Si devono rispettare gli altri e pensare bene di loro. Le persone devono essere mentalmente aperte e rispettose del benessere e della felicità altrui. In un combattimento, quando riuscirete a trascendere dalla semplice pratica, riuscirete ad essere una cosa sola con il vostro avversario'.Sempre secondo le antiche credenze, il Ki risiederebbe circa 4 centimetri al di sotto dell'ombelico, ovvero nell'hara (ventre). Questo perché le arti tradizionali mediche cinesi trovano una corrispondenza tra questo punto e il supposto meridiano del rene. In realtà ciò che veramente rappresenta questo punto non è altro che il centro di massa del corpo umano (soprattutto se si fa riferimento alla classica struttura fisica orientale). Infatti ancora oggi, in Giappone, avere un ventre pronunciato è sintomo di grande integrità morale derivante da una più evidente elevata stabilità posturale, fatto, questo, facilmente dimostrabile tramite semplici calcoli di tipo strutturale.