Kremuzio

La gola è profonda, la vista così così


A quei tempi non ci pensavo, ma Linda Lovelace, la mitica protagonista del primo film porno che assurse agli onori della gloria nel 1972, era una prostituta. Infatti nella sua biografia edita da Castelvecchi, la famosa attrice racconta la sua vita difficile e l’inizio dell’attività con tutte le violenze e le sofferenze patite. Beh, nella storia avrà sempre un posto grazie alla sua capacità alquanto bizzarra per quei tempi. Oggi sembrerebbe quasi tutto normale, dato che le pellicole, ormai tutte simili tra loro, sembra non mostrino altro. Ma nel 1972, quando uscì quel film, lo scalpore e lo scandalo lasciarono un’eco lunghissima.Anche perché non si riusciva a vederlo nelle sale. I locali a luci rosse non erano ancora stati aperti da noi, anche nei circuiti d’essai non si menzionava affatto il sesso esplicito. Si vociferava di locali in Germania o in Svezia, di copie super 8 mm inviate di contrabbando in pacchi anonimi (dicono che i falsi mittenti visibili sulle scatole erano case farmaceutiche millantate, sfruttate anche per giochini trasformati nelle pubblicità in vibratori per rilassare le tempie). Poi il boom della pornografia proiettata nelle sale doveva scoppiare pochissimo dopo, con la trasformazione delle sale di proiezione che da vuote diventavano pienissime, in quei primi tempi, di pensionati e ragazzi. Pochissime le donne, tacciate subito per poco di buono. Ovviamente noialtri non ci si andava per nostra scelta. C’era sempre qualche amico smaliziato che ci convinceva ad andarci per fare due risate… Specie durante la naja. Addirittura venivano proiettate in caserma. Ricordo una serata a base di “Le ragazze pon pon fanno sempre din don” versione integrale, in una serata afosa alla Cecchignola… Ma non ho mai conosciuto nessuno che ci andasse di propria volontà! Magari qui chiederei ai lettori di fare outing in tal proposito!Poi tutto cambiò con l’avvento delle videocassette negli anni 80, e da spettacolo da vivere allegramente in compagnia, divenne una torbida attività che sembrava relegata al conflittuale mondo maschile che stava uscendo dalla fase più virulenta del femminismo.Ma pare ci sia un tentativo di riscossa almeno in una notizia che ho letto una decina di giorni fa. Allora, quella che sembrava essere una leggenda metropolitana, ha (dicono i soliti ricercatori, stavolta del Groningen Medical Centre, olandese) le sue basi scientifiche. Vedere certe cose e farne altre di conseguenza nel chiuso della propria stanzetta, provoca problemi alla vista. Infatti, arrecarsi piacere personale durante la visione di talune immagini eccitanti, determina l’arresto dei processi cerebrali rivolti agli stimoli visivi. E secondo la rivista scientifica Livescience, a rimanerne fregate, sarebbero le donne! Vendetta tremenda vendetta! 12 donne sane in pre-menopausa hanno fatto da cavia, guardando due film porno. Il primo era composto esclusivamente da scene di petting e preliminari, mentre il secondo non si faceva mancare niente, rapporti completi e contorni orali. Misurando l’apporto di sangue diretto alla corteccia visiva primaria, hanno visto che questo era minore nel secondo film. Questo significava, in soldoni, che durante la visione di queste pellicole, il cervello entra in stand-by inviando il sangue e quasi tutta l’energia corporea per stimolare il piacere sessuale e non per la visione delle immagini. Ovvero si abbassa la vista? Alle donne poi! Ok, come al solito queste ricerche lasciano il tempo che trovano. Chissà se gli ottici, che fanno affari d’oro con lenti e montature di marca, sono contenti di tutto questo? Sarà, ma la catena di ottica sotto casa, si è messa, stranamente, a vendere DVD a luci rosse…