Kremuzio

Lame e lamette


Si tratta di un oggetto di uso così comune che uno si scorda di averlo, ma che comunque apri il cassetto o il mobiletto e lo trovi subito, specie da quando lo devi acquistare in confezioni da 6. Colorato così che la mattina quando hai ancora gli occhi cisposi e semichiusi, lo puoi trovare a naso, in fondo allo scaffale. Togli la copertura di plastica trasparente, se non te la sei già persa (nel caso vi consiglio di cercare sotto o dietro il lavandino). Ma lo spunto per ragionarci sopra mi è venuto vedendo una pubblicità che fa vedere un nuovo rasoio multilama al quale puoi cambiare solo le lame. Che bella novità rivoluzionaria!Fin da piccolo, come ogni bravo maschietto, non vedevo l’ora di iniziare a radermi, non sapendo cosa mi sarei aspettavo. Spiavo mio padre quando con un pennellone si metteva a fare schiuma con un sapone dall’odore non troppo buono. Quel muovere il pennello bianco esercitava un fascino rilevante nel vedere come si creava quella specie di panna montata che ti andava di assaggiare. Poi c’era il rito di passarsela in faccia, con vari passaggi fino a coprire tutta la zona pilifera. Sembrava avesse una maschera di gesso. La fase successiva era quella di prendere il rasoio, quello classico che usano nei film di Dario Argento per impaurire gli spettatori e sguish sguash si affilava sopra una cinghia appesa al muro del bagno. Quindi con una mano ferma, cominciava a passarla con un’inclinazione sapientemente studiata sulla guancia destra, poi passava la sinistra, quindi mentre tirava in su il naso con la mano libera, lasciava tendere la pelle sotto le narici per tagliare i possibili baffi. Sotto il collo mi faceva un po’ paura, tra un’affilatura e l’altra, in silenzio e senza respirare si sentiva solo quel crrrrrrr crrrrrrrr dei peli che si tagliavano. Dopo vari passaggi e controlli col viso sghembo riflesso nello specchio, si rimirava il risultato mantenendo lo sguardo fisso. C’erano ogni tanto piccole chiazzette di schiuma insanguinata per i taglietti obbligatori. Allora prendeva una matita emostatica e fermava le gocce. Ultimo rito dopo aver sciacquata la schiuma rimasta, quello del dopobarba. L’acqua Velva. Forte odore alcolico.Poi venne il mio turno non appena la peluria divenne così insistente da farmi sentire uomo. Il rasoio elettrico non acchiappava. Allora un bel giorno prendo il rasoio di sicurezza, quello che giri il manico e si apre come un’astronave, ci metti una lametta Gillette, chiudi e cerchi di capire l’inclinazione. Ah! La schiuma… Pennello, sapone in tubetto al centro dei peli di animale misterioso e con movimenti audaci me lo spalmo dappertutto, anche in bocca e nel naso. Imparo a prendere bene la mira visto che il sapore fa schifo. La densità non sembra essere quella ottimale, ma non avendo il pelo difficile, per quei pochi che ne ho, inizio la tonsura. Comincio dalla basetta e mi taglio subito. L’inclinazione era sbagliata. Goccetto di sangue da immolare sul sacro altare della virilità. Imparo subito e passo tutta la pelle insaponata più e più volte. Hai visto mai che più tagli e più ricresce? Non sentivo il crrrrr crrrrr quando passavo sotto il collo in contropelo. Troppo presto. Indugio sotto il naso dove avevo la maggior parte della peluria, stando ben attento ai brufoli maledetti che esplodevano come niente anche prima del passaggio della lama affilata, forse per la paura. Al termine, sciacquavo tutto quell’impasto di schiuma acqua peletti sangue e pus. Ahhhhh che bello! Un bel viso da maschio appena rasato. Ma manca ancora qualcosa: il dopobarba. Niente acqua Velva (ma che vorrà dire? In seguito pensai fosse un richiamo ad interessanti parti anatomiche femminili), ma c’era un flacone di Mennen. Schizzo sulle mani, le strofino per distendere il liquido in parti uguali e mi schiaffeggio il viso. L’urlo venne ascoltato fino al quinto piano (abitavamo al secondo). Il bruciore di quel liquido bluastro era il vero rito d’iniziazione del maschio, probabilmente simile per dolore alle scarnificazioni tribali delle tribù di guerrieri africani più terribili.  Da quel giorno decisi di lasciarmi crescere barba e baffi.