Kremuzio

Metro portoghese


Una volta c'erano i bigliettai e questo non accadeva... Leggo su di un giornaletto quotidiano, di quelli regalati alle fermate della metro, di un problema che assilla i viaggiatori che scrivono indignati, ovvero degli sbafatori di tornelli. Si tratta di persone che mentre stai passando per la via di ingresso attraverso quelle ante trasparenti che si allargano quando hanno riconosciuto un documento di viaggio valido e si restringono quando sei passato. La prima volta che mi è capitato di passarci, mi ero dimenticato il biglietto all’uscita del cunicolo dal quale esce timbrato e per poco non mi stacco un braccio per riprenderlo, in mezzo alla ghigliottina della chiusura della porta. Da allora ho pensato che si tratta di una cosa pericolosa. Ma non è così per tutti, dato che ho visto con i miei occhi spettacoli fantasiosi e pirotecnici, dove personaggi seri ed atletici, mentre stai passando attraverso il varco elettronico, con uno scatto ti si appiccicano alla schiena, per non dire peggio, neanche stessero facendo il trenino dell’amore ad Arcore, e spingendo sensualmente ti mandano avanti, e loro insieme a te. Questo quando gli attendenti al varco sono distratti o guardano da un’altra parte.Il problema a volte per costoro si ritrova all’uscita se si imbattono nella schiera di controllori che esigono di vedere il biglietto timbrato, usato, rovinato. Mai che si accontentino di uno nuovo…Mi ricordo di quando anch’io, studente squattrinato, facevo a volte lo stesso.Negli autobus era facile, dato che i controllori non c’erano quasi mai. Entravi normalmente e ti sistemavi davanti le uscite. Quella centrale era la migliore in quanto non veniva usata dai controllori, in numero di due, che preferivano le altre porte automatiche. Li riconoscevi a distanza, e questo implicava un’attenzione estrema, scrutando dal finestrino, quando non pioveva (se pioveva i vetri erano appannati) potevi vedere i cappelli e le divise blu in bella vista alla fermata o subito dopo. Non potevi non accorgerti della loro presenza, ed allora scendevi subito mentre loro salivano.Ma dovevi essere veloce, altrimenti loro con il sesto senso si accorgevano del tuo guardare furtivo.Mi è sempre andata bene questa procedura che però di contro ti dava una tensione, ed anche se il bus era vuoto te ne stavi in piedi con lo sguardo perso venti metri più in là sulla strada. Guai a distrarsi, neanche a guardare una bella ragazza. Chissà quante occasioni perse per un biglietto non pagato.Un mio amico con la faccia tosta, una volta la fece tosta. Molto tosta. Messo alle strette dagli ispettori, sulle prime cerca di rispondere a tono, con la sua voce querula da professorino, poi con piglio da avvocato inizia a giustificarsi citando leggi inventate. Infine la botta di genio. Fermo ad un semaforo, con uno scatto si attacca alla leva dell’apertura di sicurezza con tutto il suo peso, rompe il piombino e la bombola d’aria compressa spalanca le porte. E si getta in strada. A suo dire “i due hanno potuto vedere solo una macchia rossa indistinta che schizzava via, come Flash”. Era agile, il mio amico, ed indossava un cappotto rosso.I portoghesi ci sono sempre stati. Forse oggi ce ne sono un po’ di meno, in quanto la vigilanza si è fatta più discreta ed attenta, a parole. Però aumentano di contro le lamentele dei viaggiatori che non vogliono sentirsi stupidi a pagare, e beccarsi pure le rimostranze, nel caso quelli che non vogliono spendere, si attacchino alla schiena del pagatore, suppongo con scenette maliziose e non desiderate.Comunque, da parte mia, preferisco andare in motorino, così che se mi dovessi trovare qualcuno alle mie spalle, se non altro, si tratterà di un secondo passeggero da me conosciuto. E di questi tempi non è cosa da poco…