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L’ipocrisia della Regione Lombardia sui finanziamenti al carcere.


Il 2009 è un anno che i carcerati italiani non potranno dimenticare. Morti sospette, episodi di violenza e suicidi sono fatti che quasi quotidianamente riempiono le cronache di giornali e televisioni. Delle carceri e dei loro ospiti se ne parla sempre quando ci sono esperienze negative, a allora giù tutti a dire che il sistema non va bene, che è troppo carico, che bisogna fare qualcosa, qualcosa che non viene mai fatto.Pier Luigi Pagano, Provveditore regionale delle carceri della Lombardia, risponde così alle domande di Peacereporter: "In Lombardia la situazione sembra tenere... Il numero dei suicidi nelle carceri lombarde è in diminuzione e questo è un traguardo importante che premia tutti gli sforzi che sono stati fatti in questi anni dalle amministrazioni penitenziarie, dagli agenti, dagli enti locali e dalle onlus. Realtà come Opera e Bollate ne sono la testimonianza.". Sicuramente le due case di detenzione citate sono esempio di come si possa trasformare il carcere in un luogo di recupero, ma non è tutto risolto.Proviamo a dare un'occhiata da vicino alla delibera approvata dalla Giunta Regionale il 29 maggio scorso dal nome altisonante "Piano regionale per la promozione e lo sviluppo di una rete a favore delle persone sottoposte a provvedimenti dell'autorità giudiziaria e delle loro famiglie". L'obiettivo dichiarato è quello di promuovere lo sviluppo di una rete integrata, stabile, estesa e qualificata con la finalità di aumentare le connessioni tra il sistema territoriale e il sistema penitenziario e della giustizia minorile. I soldi stanziati per due anni: 4 milioni di euro.I fondi potrebbero apparire molti, ma proviamo ad entrare nella metodologia scelta dalla Regione per distribuirli. In prima battuta gli enti interessati a partecipare al bando dovevano presentare una proposta progettuale insieme ad altri sette partner. Tutte le proposte raccolte venivano gestite dalle ASL di competenza che avrebbero dovuto elaborare un macro-progetto che comprendesse tutte le iniziative, successivamente si è proceduto con l'unificare più macro-progetti in un unico piano di intervento ASL. . Ci si è trovati nella situazione in cui, per fare un esempio, in ASL 1 Milano solo per l'area minori erano presenti 6 diversi progetti per la bellezza di 42 enti coinvolti. I fondi disponibili per l'elaborazione del macro-progetto erano 102.000 € in due anni. Una media di 1.214 € ad ente all'anno. E non è stato il caso più critico. L'ASL di Sondrio, per i minori, ha avuto un finanziamento complessivo di 28.489,25 € per due anni (comprensivi di quota destinata all'ASL per la gestione del processo), Lodi gode di 31.772,85 € e Lecco 40.131,45 €.Per quanto riguarda gli adulti la situazione prevede, per esempio, a Varese - Busto Arsizio(419 detenuti), un investimento epurato dai costi amministrativi di 105 euro a detenuto all'anno, oppure a Monza (748 detenuti) di 160 euro. E questi finanziamenti devono coprire gli stipendi del personale che lavorerà per un reinserimento nella società dei detenuti, il materiale utilizzato, le borse lavoro, le spese per una soluzione abitativa, le consulenze psicologiche o mediche, gli incontri con i famigliari, quelli con i servizi del territorio, ecc..E' chiaro quindi che l'idea di spingere più enti a lavorare insieme (buona) non è stata sostenuta da risorse adeguate, oltre al fatto che la decisione di spezzare in due fasi la co-progettazione ha fatto si che la questione si sia ridotta ad una spartizione di risorse. Regione Lombardia, inoltre, ha abdicato al fondamentale compito di indicare le priorità rispetto alle quali concentrare le risorse, provocando così un'infinita frammentazione delle risorse a scapito dei risultati.Intanto nei primi 10 giorni di gennaio si sono tolti la vita già quattro detenuti.