dell'inviato Vincenzo SinapiL'AQUILA - La partenza è fissata per le "zero zero zero cinque" e puntuale, a mezzanotte e 5 minuti spaccati, la caccia allo sciacallo comincia. I carabinieri dell'Aquila lo inseguiranno fino all'alba: nei vicoli del centro storico fantasma, nella periferia abbandonata, tra le rovine dei paesi distrutti, ma neppure stanotte l' "essere immondo" che nell'immaginario collettivo dei terremotati d'Abruzzo incarna il male assoluto, più ancora del terremoto, è entrato in azione. "Gli allarmi sono tanti e noi li verifichiamo tutti, ma finora non ci risultano furti nelle abitazioni degli sfollati", dice all'ANSA uno dei carabinieri, durante la caccia. "Due ore fa l'ultima chiamata: siamo corsi sul posto, ma non c'era nessuno sciacallo. Solo due vigili del fuoco". Psicosi? "No, il rischio è reale", risponde uno dei marescialli più esperti del Reparto operativo dell'Aquila. "Del resto siamo qui anche per questo". Ma la gente, in questo momento, non si sente sicura di niente. E capita, come confermano gli stessi carabinieri, che si organizza da sola. Le prime ronde anti-sciacalli sono spuntate spontaneamente qua e là. E' successo ad esempio a Poggio Picenze dopo il furto, o comunque la sparizione, di due pettorine con la dicitura "protezione civile": la preoccupazione della gente è stata subito che, indossandole, magari con la scusa di un sopralluogo, i ladri possano entrare nelle case e muoversi indisturbati. Alcuni cittadini, allora, si sono organizzati in squadre con turni di vigilanza. E lo stesso è successo anche altrove: il timore di essere derubati è in queste ore diffuso. E non sono pochi quelli che, nonostante i divieti e il rischio serissimo di nuove scosse, entrano lo stesso nelle proprie abitazioni lesionate per portare via quello che possono. A bordo dell'autoradio 26 del Nucleo radiomobile dell'Aquila la notte passa veloce. Non si segue un itinerario particolare: di norma ogni pattuglia ha un suo raggio d'azione, ma dal giorno del sisma il controllo del territorio è più capillare, i mezzi impiegati più numerosi. L'autoradio 26, così, cerca gli sciacalli dovunque. Si comincia dalle zone del centro. In ordine sparso: Fontana luminosa, corso Vittorio, corso Umberto I, piazza Duomo, piazza san Bernardino, via Strinella, basilica di Collemaggio, la Villa comunale, via XX Settembre, la casa dello studente, piazzale Paoli. Nomi che anche chi non è mai stato all'Aquila ha ormai imparato a conoscere perché sono i luoghi della tragedia. E di notte - una notte fredda, squassata da scosse continue e illuminata solo dalle fotocellule dei vigili del fuoco che continuano senza sosta a scavare - le dimensioni del dramma appaiono, se possibile, ancora più grandi. Le strade sono deserte. A parte i soccorritori, non si incontra nessuno. L'auto dei carabinieri si muove lenta, zigzagando tra le macerie. Poi esce dall'Aquila. Percorrendo la statale 17, questa volta veloce, l'autoradio 26 raggiunge Bazzano, poi gira a destra, entra a Onna. Anche qui un rapido controllo, anche se sanno che è inutile. "Nessuno verrebbe a rubare infilandosi in questo macello", spiega il maresciallo del Reparto operativo, indicando il paese accartocciato su se stesso. "Non c'é niente da rubare, là dentro". Si torna indietro, di nuovo all'Aquila, ma questa volta in periferia: secondo i carabinieri zone come il Torrione, San Giacomo, sono quelle più a rischio sciacalli. "I ladri - dice il maresciallo - evitano il centro, presidiato dalle forze di polizia. Non vanno nei paesi dove tutte le case sono distrutte, perché non troverebbero niente. Quello che cercano è un posto così, periferico, defilato, con case in condizioni decenti e, soprattutto, completamente disabitate". I carabinieri anti-sciacalli conoscono come le loro tasche la zona. I due a bordo dell'autoradio 26 sono di qui. Pure loro sono sfollati, dormono in tenda con le loro famiglie (uno ha quattro figli, l'altro una figlia), ma sono gli unici in grado di fare questi massacranti turni di notte, dove la conoscenza del territorio è fondamentale. Ma non cercano di sottrarsi. Uno era in licenza: dopo la scossa ha chiesto di tornare immediatamente in servizio.da http://temporeale.libero.it/libero/fdg/2745780.html
CON LA PATTUGLIA DEI CC, A CACCIA DI SCIACALLI
dell'inviato Vincenzo SinapiL'AQUILA - La partenza è fissata per le "zero zero zero cinque" e puntuale, a mezzanotte e 5 minuti spaccati, la caccia allo sciacallo comincia. I carabinieri dell'Aquila lo inseguiranno fino all'alba: nei vicoli del centro storico fantasma, nella periferia abbandonata, tra le rovine dei paesi distrutti, ma neppure stanotte l' "essere immondo" che nell'immaginario collettivo dei terremotati d'Abruzzo incarna il male assoluto, più ancora del terremoto, è entrato in azione. "Gli allarmi sono tanti e noi li verifichiamo tutti, ma finora non ci risultano furti nelle abitazioni degli sfollati", dice all'ANSA uno dei carabinieri, durante la caccia. "Due ore fa l'ultima chiamata: siamo corsi sul posto, ma non c'era nessuno sciacallo. Solo due vigili del fuoco". Psicosi? "No, il rischio è reale", risponde uno dei marescialli più esperti del Reparto operativo dell'Aquila. "Del resto siamo qui anche per questo". Ma la gente, in questo momento, non si sente sicura di niente. E capita, come confermano gli stessi carabinieri, che si organizza da sola. Le prime ronde anti-sciacalli sono spuntate spontaneamente qua e là. E' successo ad esempio a Poggio Picenze dopo il furto, o comunque la sparizione, di due pettorine con la dicitura "protezione civile": la preoccupazione della gente è stata subito che, indossandole, magari con la scusa di un sopralluogo, i ladri possano entrare nelle case e muoversi indisturbati. Alcuni cittadini, allora, si sono organizzati in squadre con turni di vigilanza. E lo stesso è successo anche altrove: il timore di essere derubati è in queste ore diffuso. E non sono pochi quelli che, nonostante i divieti e il rischio serissimo di nuove scosse, entrano lo stesso nelle proprie abitazioni lesionate per portare via quello che possono. A bordo dell'autoradio 26 del Nucleo radiomobile dell'Aquila la notte passa veloce. Non si segue un itinerario particolare: di norma ogni pattuglia ha un suo raggio d'azione, ma dal giorno del sisma il controllo del territorio è più capillare, i mezzi impiegati più numerosi. L'autoradio 26, così, cerca gli sciacalli dovunque. Si comincia dalle zone del centro. In ordine sparso: Fontana luminosa, corso Vittorio, corso Umberto I, piazza Duomo, piazza san Bernardino, via Strinella, basilica di Collemaggio, la Villa comunale, via XX Settembre, la casa dello studente, piazzale Paoli. Nomi che anche chi non è mai stato all'Aquila ha ormai imparato a conoscere perché sono i luoghi della tragedia. E di notte - una notte fredda, squassata da scosse continue e illuminata solo dalle fotocellule dei vigili del fuoco che continuano senza sosta a scavare - le dimensioni del dramma appaiono, se possibile, ancora più grandi. Le strade sono deserte. A parte i soccorritori, non si incontra nessuno. L'auto dei carabinieri si muove lenta, zigzagando tra le macerie. Poi esce dall'Aquila. Percorrendo la statale 17, questa volta veloce, l'autoradio 26 raggiunge Bazzano, poi gira a destra, entra a Onna. Anche qui un rapido controllo, anche se sanno che è inutile. "Nessuno verrebbe a rubare infilandosi in questo macello", spiega il maresciallo del Reparto operativo, indicando il paese accartocciato su se stesso. "Non c'é niente da rubare, là dentro". Si torna indietro, di nuovo all'Aquila, ma questa volta in periferia: secondo i carabinieri zone come il Torrione, San Giacomo, sono quelle più a rischio sciacalli. "I ladri - dice il maresciallo - evitano il centro, presidiato dalle forze di polizia. Non vanno nei paesi dove tutte le case sono distrutte, perché non troverebbero niente. Quello che cercano è un posto così, periferico, defilato, con case in condizioni decenti e, soprattutto, completamente disabitate". I carabinieri anti-sciacalli conoscono come le loro tasche la zona. I due a bordo dell'autoradio 26 sono di qui. Pure loro sono sfollati, dormono in tenda con le loro famiglie (uno ha quattro figli, l'altro una figlia), ma sono gli unici in grado di fare questi massacranti turni di notte, dove la conoscenza del territorio è fondamentale. Ma non cercano di sottrarsi. Uno era in licenza: dopo la scossa ha chiesto di tornare immediatamente in servizio.da http://temporeale.libero.it/libero/fdg/2745780.html