Silvio Berlusconi è "corresponsabile della vicenda corruttiva" alla base della sentenza con cui la Mondadori fu assegnata a Fininvest. Così recitano le 140 pagine di motivazioni con cui il giudice Mesiano condanna la holding della famiglia Berlusconi a risarcire la CIR.Questo però tutti lo sapevano già, per la corruzione finì condannato Previti, ma il buon Cesare non avrebbe avuto nessun motivo di corrompere il Giudice Metta, era ovvio che l'utilizzatore finale (come amano definirlo i suoi avvocati) della truffa era l'attuale Presidente del Consiglio.
Ecco la storia tratta da wikipediaIl
Lodo Mondadori o Guerra di Segrate è un acerrimo scontro finanziario tra due grandi imprenditori italiani dell'epoca,
Silvio Berlusconi e
Carlo De Benedetti; è inoltre ricordato come uno dei principali processi che gettano ombre e vedono tra gli imputati il noto
imprenditore e
presidente del consiglio Silvio Berlusconi e i suoi più stretti collaboratori, tra cui
Cesare Previti.Antefatti A metà degli
anni ottanta Silvio Berlusconi acquisisce quote sempre più consistenti della
Mondadori, rimanendo tuttavia un socio di minoranza. Nel
1988 acquista le azioni di Leonardo Mondadori e dichiara che da quel momento in poi prenderà un ruolo di primo piano nella gestione della società editoriale. Con l'acquisto delle azioni di Leonardo Mondadori ora la
Arnoldo Mondadori Editore è in mano a tre soggetti, la
Fininvest di Silvio Berlusconi, la
CIR di
Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton (gli eredi di
Arnoldo Mondadori).
Carlo De Benedetti non approva l'idea di Berlusconi di amministrare personalmente la società e corre ai ripari stipulando un'alleanza con la famiglia Formenton; in pratica De Benedetti riesce a convincere i Formenton a sostenerlo e a vendergli le azioni dell'
azienda entro il
30 gennaio 1991.Nel
novembre 1989 la famiglia Formenton cambia radicalmente idea e si schiera dalla parte di Berlusconi, consentendo al magnate della
Fininvest di insediarsi come nuovo
presidente della compagnia il
25 gennaio 1990; De Benedetti protesta, forte dell'accordo scritto stabilito pochi mesi prima con i Formenton, ma i vari schieramenti non trovano un accordo soddisfacente per tutti e decidono quindi unanimemente di ricorrere ad un
lodo arbitrale.La vicenda giudiziaria L'arbitrato Viene quindi organizzato l'
arbitrato; chiamato a decidere c'è un collegio di tre arbitri, scelti di comune accordo da De Benedetti, i Formenton e la
Corte di Cassazione. Il
20 giugno 1990 si ha il primo inequivocabile verdetto: l'accordo tra De Benedetti e i Formenton è ancora valido a tutti gli effetti, le azioni
Mondadori devono tornare alla
CIR. Come conseguenza immediata di questo verdetto
Silvio Berlusconi lascia la presidenza di
Mondadori e i suoi dirigenti
Fininvest lo imitano, venendo rimpiazzati da quelli dell'
ingegner De Benedetti (
Carlo Caracciolo,
Antonio Coppi e
Corrado Passera).In Tribunale Berlusconi e i Formenton tuttavia non gettano la spugna, e impugnano il lodo arbitrale davanti alla
Corte di Appello di
Roma, la quale stabilisce che ad occuparsi del caso sarà la I sezione civile. La I sezione civile è presieduta da
Arnaldo Valente e il giudice relatore è
Vittorio Metta. Il
14 gennaio del
1991 si chiude la
camera di consiglio e la sentenza viene depositata e resa pubblica il
24 gennaio, cioè 10 giorni dopo la chiusura della camera di consiglio. La sentenza annulla il precedente verdetto del lodo arbitrale e consegna nuovamente le azioni della
Mondadori in mano alla
Fininvest di Berlusconi.L'intervento politico Nonostante il successo giudiziario, le cose si complicano per Berlusconi quando i direttori e i dipendenti di alcuni giornali si ribellano al suo nuovo proprietario; nella vicenda interviene l'allora presidente del consiglio
Giulio Andreotti che convoca le parti e le invita a trovare un accordo di transazione: è così che
la Repubblica,
L'Espresso e alcuni giornali periodici locali tornano alla
CIR, mentre
Panorama,
Epoca e tutto il resto della Mondadori restano alla
Fininvest, che riceve anche 365 miliardi di lire di conguaglio.Il Processo L'accusa Nel
1995 in seguito ad alcune dichiarazioni di
Stefania Ariosto, la
magistratura cominciò ad indagare sulla genuinità della sentenza. Stefania Ariosto dichiarò che sia il giudice Arnaldo Valente che il giudice Vittorio Metta erano amici intimi di
Cesare Previti e frequentavano la sua casa, inoltre la Ariosto testimoniò di aver sentito Previti parlare di tangenti a giudici romani. Il
pool di giudici milanesi si mise in moto e riuscì a rintracciare dei sospetti movimenti di denaro che andavano dalla
Fininvest ai conti esteri degli avvocati
Fininvest e da questi al giudice Metta.Il
14 febbraio 1991 una società
off-shore di Berlusconi dal nome
All Iberian emette un bonifico di 2.732.868
dollari americani (circa 3 miliardi di
lire italiane) al conto chiamato Mercier di
Cesare Previti, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto Careliza Trade di Acampora. Questi il 1º ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li storna in due operazioni (11 e 16 ottobre) sul conto di Pacifico. Il quale preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre, e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l’accusa, è Vittorio Metta. Il giudice Metta nei mesi successivi dimostra una liquidità incredibile (acquista e ristruttura un appartamento e una nuova auto) soprattutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi si dimette dalla magistratura, diventa avvocato e va a lavorare con la figlia Sabrina nello studio PrevitiLa difesa Previti parla di quei tre miliardi di lire definendoli come semplici servizi e prestazioni professionali che in qualità di avvocato di Finivest egli avrebbe svolto. Il giudice si difende asserendo di aver ricevuto una importante somma di denaro in eredità.