Dopo il colpevole silenzio durante l'olocausto, la partecipazione della chiesa ai massacri perpretati in Argentina durante gli anni della dittatura, il Cardinale Pio Laghi nunzio apostolico del Vaticano in Argentina a Buenos Aires tra il 1974 ed il 1980 fu intimo amico, consigliere e sostenitore del dittatore Massera.Secondo le Madri di piazza de Majo associazione che si batte per far luce sulle barbarie compiute dal regime Pio Laghi «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l'interno quanto verso l'esterno del Paese l'orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani». Quando le rappresentanti dell'associazione chiesero a Papa Wojtyla di far processare Laghi lui non rispose e regalò loro un rosario, "accetteremo il suo dono quando lei si impegnerà per fare giustizia" fu la risposta delle donne.
Pio Laghi, il faentino che benedì la “guerra sucia”Pubblicato il 10 ottobre 2009 da Andrea Palli
Sotto la foto si legge:El Nuncio Pio Laghi saluda Videla, Massera y Agosti (9/7/77)El Nuncio Torregrossa saluda a HitlerIn questi giorni ho appena terminato di rileggere “Le irregolari” del nostro Massimo Carlotto.Uno splendido e ben scritto romanzo di una decina di anni fa, basato su fatti e personaggi assolutamente veri, che racconta per la prima volta in Italia, in modo completo, documentato e rigoroso, la storia della guerra sporca argentina, l’olocausto sudamericano che provocò circa 30.000 vittime fra il 1976 e il 1983.La metodologia della desapariciòn, i campi di concentramento clandestini, i bambini trattati come bottino di guerra, la persecuzione degli ebrei argentini, la verità sul ruolo della chiesa cattolica, le connessioni e le coperture internazionali, ma anche la battaglia delle nonne e delle madri di Plaza de Mayo: una storia al femminile, unica e straordinaria, fatta di amore, dolore e coraggio.Non voglio in questa sede analizzare questa ennesima triste pagina dell’umanità, anche perchè sull’argomento sono stati scritti tantissimi libri interessanti e al giorno d’oggi, grazie alle moderne tecnologie, chiunque può informarsi sulla vicenda e trarre le proprie conclusioni.Voglio invece soffermarmi su una figura strettamente legata a questi fatti: il Cardinale Pio Laghi.Anche se nato a Castiglione di Forli nel 1922, è stato ed è tuttora considerato faentino a tutti gli effetti essendosi trasferito a Faenza all’età di sei anni ed avendo svolto qui gli studi, frequentato il seminario ed ottenuto il sacerdozio.Come faentino mi sento molto coinvolto nella vicenda e voglio ribadire qui di chi stiamo parlando.Pio Laghi intraprese una carriera ecclesiastica prestigiosa e fu eletto nunzio apostolico del Vaticano in Argentina a Buenos Aires tra il 1974 ed il 1980, gli anni della dittatura del regime militare.Secondo numerose testimonianze, non solo giustificò pubblicamente la dittatura per motivi politici, ma coprì i delitti dei militari, aiutò e sostenne i vertici della Giunta, di cui era intimo amico (giocava a tennis con il piduista e ammiraglio Massera, che non era solo un militare golpista ma anche un delinquente comune, e impartiva personalmente i sacramenti a lui ed ai suoi parenti) e contribuì allo “smistamento” dei figli dei desaparecidos, dati in adozione a generali e militari.Grazie all’influenza di diplomatico del Vaticano avrebbe potuto denunciare al mondo i massacri e fermare la mano di un regime che sosteneva di difendere la civiltà cristiana.Non lo fece, perchè la Chiesa argentina in realtà credeva nella dittatura come modello politico e fu determinante nel rendere sempre più feroci e spietati torturatori ed assassini perchè assicurò, con le benedizioni e le assoluzioni, una copertura morale che rendeva lecita qualsiasi atrocità.E così nei campi c’erano militari che si definivano “crociati della fede, moderni inquisitori, esecutori della mano di Dio, purificatori” e sui muri delle sale di tortura se non c’era il ritratto di Hitler, c’era quello della Madonna.Pio Laghi non poteva essere all’oscuro di tutto questo.Nel 1997 le Madri lo denunciarono ufficialmente per complicità e allegarono una serie di testimonianze sull’operato del nunzio, con queste parole:Collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l’interno quanto verso l’esterno del Paese l’orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umaniMa non basta: lo si accusò anchedi aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell’episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano.Questi cappellani avevano l’obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l’esercito estorcendo informazioni ai detenutiUna delle più spietate accusatrici dell’ex nunzio fu Elda Casadio, anch’essa originaria di Faenza che durante la dittatura si vide sequestrare un figlio, Stanislao.Espose il caso all’alto prelato che si preoccupò solo di sapere se il ragazzo era comunista….Ovviamente grazie all’immunità vaticana non fu mai processato.Ha continuato negli anni a negare sdegnato, coperto dalla chiesa e dal Vaticano, con il sogno e la speranza di diventare Papa senza macchie di sangue nel suo bel mantello.Laghi se ne è andato all’età di 87 anni, causa una malattia, la notte del 10 Gennaio 2009, quasi un’anno fa.Naturalmente la chiesa italiana e la stampa nazionale ne hanno parlato quasi come un santo ed il ritratto che ne è uscito è stato molto diverso dalla realtà.Anche a Faenza, salvo qualche eccezione.Il funerale è stato celebrato a Roma in San Pietro dal Cardinal Sodano (in diretta su Tele Pace) e il Papa Ratzinger ha officiato il rito delle esequie.Il corpo è stato poi trasferito a Faenza e tumulato all’interno della cattedrale, dove si trova tuttora.Nessuno ha protestato o polemizzato per questo, a parte Renzo Bertaccini, proprietario della libreria faentina Moby Dick, che nel giorno della tumulazione ha esposto un cartello sulla vetrina del negozio in ricordo dei 30.000 desaparecidos e di Stanislao, figlio di Elda Casadio.Il Vescovo di Faenza, monsignor Stagni, lo ha definito una grande figura della chiesa cattolica e si è detto orgoglioso che Laghi abbia scelto di tornare nella “sua” città per riposare eternamente.Molti faentini non si definiscono altrettanto orgogliosi.Me compreso.Personalmente mi vergogno della presenza dell’ex nunzio nel Duomo della mia città.E non credo di essere l’unico.Nel libro di Carlotto, che citavo prima, l’autore parla di un certo Edmundo, un rivoluzionario suo caro amico, che passava gli anni successivi alla dittatura (in questo caso cilena, quella di Pinochet, non meno terribile di quella argentina), in cui si era visto uccidere in maniera drammatica la giovane moglie, in giro per il Sud America per partecipare a tutti i funerali degli uomini della dittatura.Non mancava mai.Attendeva pazientemente la fine della cerimonia e poi pisciava di gusto sul marmo candido ricoperto di fiori.Chissà se Edmundo è ancora vivo…