s-vagando

la mia personalissima recherche - 2 -una ragazzina magra


La ragazzina era magra, i seni ancora solo due bottoncini appena evidenti, attraverso la maglietta. Due trecce a raccogliere i capelli, occhi verdi e una bella bocca. Larga, le diceva lo zio, smetti di sorridere che ti arriva la bocca alle orecchie …. Una notte l’aveva sognato e si era bagnata, risvegliandosi così. Aveva dato la colpa al film che quella pazza della cugina aveva voluto vedere, portandola con se al cinema per compagnia; una storia morbosa, ambientata nel territorio delle necropoli etrusche … una cosa assolutamente inadatta, se ne rendeva conto già allora, alla sua età. Non poteva che contribuire a scatenare fantasie e ormoni. E sul pulmino e a scuola, c’era Pietro, con i canini aguzzi, che la voleva per sé e le metteva sempre le mani addosso, specialmente tra le gambe. Si difendeva e lo picchiava, per questo, ma le piaceva vederlo così.   Lei era cresciuta passando lunghi periodi con i nonni materni, in campagna, e fin da bambina aveva potuto vedere gli animali accoppiarsi, ed anche nascere. Unica femmina in mezzo a maschi, tra cugini e vicini erano  una decina, era stata costretta ad imparare a difendersi, ma l’avevano fatta sentire sempre molto speciale. La chiamavano bambolina, per l’aspetto, non certo per il carattere. A casa dei nonni, tutto era molto naturale, a casa sua invece, no. Suo padre aveva i cavalli, ma le proibiva di andare a vedere, quando lo stallone era portato per la monta; allora lei si nascondeva e guardava lo stesso, a costo di essere beccata e punita. Non era lo spettacolare membro dello stallone a calamitare la sua attenzione, ma il gioco di muscoli e di fremiti, prima, durante e dopo, di quei corpi, tra quei corpi: lucidi, plastici, eleganti, potenti. E poi il verso, quasi un rantolo, dello stallone quando compie il suo dovere di inseminatore.Aveva circa 12 anni. Suo padre stava sistemando l’impianto elettrico della casa in campagna, aiutato da un amico. Quando aveva dovuto assentarsi per andare a comperare del materiale, era sembrato naturale che la ragazzina rimanesse lì, ad aiutare. Parlava, parlava, l’amico del padre, erano in una stanza vuota, e ad un certo punto le chiese di salire su uno sgabello, per tenere il lampadario. Lei lo fece, alzando le braccia e in quel momento, non sapeva cos’era, sentì salire una specie di tensione, simile a quella che provava quando il figlio dei vicini provava a metterle mani addosso, ma diversa, più pesante e scura. Poi da dietro sentì arrivare le mani di lui, una a toccare i capezzoli e l’altra ad infilarsi nelle mutandine e frugare, frugare …”ti tocco solo, sei bella, bella, ti tocco solo, non ti preoccupare, non ti faccio niente”…  la ragazzina si sentì invadere da un calore forte, umido, quasi da aver voglia di rimanere, ma l’uomo non le piaceva affatto; e rimase ferma solo il tempo necessario a capirlo, e formulare il pensiero. Poi si mosse, sfuggendo alla presa, e se ne andò. Il giorno dopo, passando davanti al negozio dell’amico del padre, lo vide sulla porta. Fu un attimo, rivivere quella sensazione, sentire il sangue affluire alle guance, pensare “mi vergogno” e poi subito dopo “e perché?” . Fu un attimo, proseguire, alzare gli occhi, e costringerlo ad abbassare i suoi.Come era solita fare, non prendeva nemmeno in considerazione concetti come bene o male, cercava piuttosto di capire. Se stessa. Concentrata sulle sensazioni, come addentrandosi, aprendo la porta, in una stanza in penombra, aspettando che gli occhi si abituino alla luce, per vedere. Pensò alle volte che più o meno giocando i maschi l’avevano toccata, e si disse che la mano di un adulto è meglio, e pensò anche che quel sentirsi toccare senza vedere le piaceva, e mentre lo pensava sentì di nuovo quel calore tra le gambe. Si chiedeva come avrebbe reagito, se lui, anziché prenderla di spalle, l’avesse toccata avendola di fronte. Avrebbe avuto la stessa reazione di eccitazione? Doveva riflettere. Dopo tutto lei sapeva che era lui, anche se di spalle. No, decise infine, se l’avesse avuto di fronte le avrebbe fatto schifo, e non sarebbe stata ferma neanche un momento, anzi, gli avrebbe tirato un bel calcio nelle palle. L’ultimo pensiero della ragazzina per lui fu raccontare alla bibliotecaria cos’era successo, ma si sorprese, perché scoprì tutti lo consideravano un porco, ma innocuo. I paesi sono così. Ormai, comunque, quella porta era aperta, ed era diventata sensibile alla tensione del desiderio. Dopo pochi giorni, come solito, partì per le vacanze al mare con la madre e la sorella.