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GRAMELLINI 1 & 2(IL MITO CONTINUA...)


In altro a destra 7/9/2007Il liberismo è di sinistra, proclama fin dal titolo l’ultimo croccante pamphlet degli economisti Alesina e Giavazzi. Ma se il liberismo è di sinistra, la severità è di sinistra, la meritocrazia è di sinistra, il diritto alla sicurezza è di sinistra e pulirsi la bocca dopo aver mangiato è di sinistra, cioè se in questo Paese di conservatori anarchici tutti i valori della borghesia moderata che altrove vota Bush e Sarkozy sono diventati, o si accingono a farlo, di sinistra, chi e soprattutto cosa rimane alla destra?Le vallette, le barzellette, le partite di calcio, le partite Iva, i Suv nel centro storico, i picnic nel centro commerciale, la voglia di guadagnare, il bisogno di urlare, Lele Mora a torso nudo, Calderoli eloquio crudo, i nani da giardino, il badante marocchino, Silvio senza corona, Corona senza vergogna, le merendine da isola dei formosi, il matrimonio in chiesa e l’amante in hotel, viva gli sposi!, l’incenso preferito all’incensurato, il censo al senso dello Stato, che poi è lo Stato che fa senso e chi riesce a fregarlo si illumina d’immenso, il sogno di abitare in una villa, il tacco dodici della Brambilla, Bossi, Rossi, purché Valentino, affogare l’ansia in un crodino, fare quello che ci piace e come filosofo Storace. Insomma, nonostante il liberismo sia appena diventato di sinistra, la destra rimane largamente maggioritaria nel Paese. Cuor di tenore 13/9/2007 Chiede un lettore settantenne, faticosamente sposato a una donna di quaranta: lei cos’avrebbe suggerito a Pavarotti, se anziché sfogarsi con gli amici avesse scritto alla sua posta del cuore? Dipende, caro signore. Se mi avesse «consultato» quando si innamorò della giovane segretaria, avrei cercato nel mio piccolo di dissuaderlo dal farne sua moglie: in amore l’equilibrio è tutto e una coppia in cui uno dei due ha il doppio degli anni e un’estrazione culturale diversa si è già prenotata un biglietto di prima classe per l’infelicità. All’inizio il partner più anziano potrà bilanciare il dislivello con il fascino dei soldi, se è un imprenditore, del talento, se è un artista, e del potere, se è un capufficio. Ma col passare del tempo, colui che si era innamorato della gioventù per esorcizzare la morte vedrà proprio nell’avvicinarsi della medesima un motivo ulteriore di angoscia, di invidia e di gelosia verso una donna che gli sfugge nel modo peggiore: sopravvivendogli. Forse noi maschi-femmina possiamo ancora reggere questo tipo di stress. Ma i maschilisti della generazione di Pavarotti, abituati a concepire l’amore come un rapporto di forza, non hanno gli strumenti per competere contro la ferocia della giovinezza e si arrendono, regredendo all’infanzia e lamentandosi della giovane moglie come di una despota: con infinito terrore. Perciò, se il Maestro mi avesse scritto negli ultimi mesi della sua vita, gli avrei suggerito di arrendersi all’errore commesso anni prima. Di fare buon viso a cattivo gioco, senza promettere nemmeno a se stesso un divorzio che non aveva più l’energia per gestire.