Aquilonechevolaalto

La bontà è l'unico investimento che non fallisce mai.(David Thoreau).

 

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AREA PERSONALE

 

LE 7 FRASI DI GESÙ SULLA CROCE

"Padre, perdona loro" (I)

 

"Oggi tu sarai con me in paradiso"(II)

"Ecco tuo figlio... ecco tua madre!"(III)

"Perché mi hai abbandonato?"(IV)

"Ho sete" (V)

"È compiuto!" (VI)

"Padre, nelle tue mani rimetto

lo spirito mio" (VII)

Visitare Gerusalemme

Il muro del pianto

con      U.N.I.T.A.L.S.I.

 

Andrea Bocelli

 

 

 

PACE

Non importa che tu sia

uomo o donna
fanciullo o vecchio,

operaio o contadino,
soldato o studente

o commerciante;
non importa quale sia il

tuo credo politico

o quello religioso
se ti chiedono qual’è l

a cosa più importante

per l’umanità
rispondi prima,

dopo, sempre: la pace!

 

Tien Min, poeta cinese

La vita è bella -Benigni

 

 

Il lavoro va pregato, trasformiamo il nostro

lavoro in preghiera; incoraggiamo gli altri 

spendere un po’ dl loro tempo, anche

soltanto pochi minuti al giorno, nella

preghiera da soli con Gesù. Dieci

minuti da soli con Gesù ogni giorno,

non toglieranno nulla al lavoro, anzi

benediranno e incrementeranno

il lavoro. Il nostro lavoro è solo una

goccia d’acqua in un oceano, ma

se trascuriamo di versarla, l’oceano

sarà meno profondo di una goccia.

Per questo è necessario un

temperamento allegro, uno

spirito di abbandono totale

e di fiducia amorosa.

(Santa Teresa di Calcutta)

 

Prendi un sorriso regalalo a chi

non l'ha mai avuto.

Prendi un raggio di sole fallo volare

là dove regna la notte.

Scopri una sorgente fa' bagnare

chi vive nel fango.

Prendi una lacrima posala sul volto

di chi non ha mai pianto.

Prendi il coraggio mettilo nell'animo

di chi non sa lottare.

Scopri la vita raccontala a

chi non sa capirla.

Prendi la speranza e vivi

nella sua luce.

Prendi la bontà e donala a chi

non sa donare.

Scopri i l'amore e fallo

conoscere al mondo.

(Mahatma Gandhi)

 

Un Minuto de Reflexion

(Niños de África)

Messaggio di Madre Teresa

 

Proverbi arabi


Colui che non sa,

e non sa di non sapere,

è uno sciocco: evitalo.

Colui che non sa,

e sa di non sapere,

è un ignorante: istruiscilo.

Colui che sa,

e non sa di sapere,

è addormentato: sveglialo.

Colui che sa,

e sa di sapere,

è un saggio: seguilo.

 

 
Citazioni nei Blog Amici: 2
 

 

Se io potrò impedire

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore
di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso
caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.

Emily Dickinson

 
NELSON MANDELA

-Solo gli uomini liberi

possono negoziare.

I prigionieri non

possono avere contatti.

 

 

 

 L’amore ha orrore di tutto ciò

che non è se stesso. (H. De Balzac)

Nel cuore di ogni uomo esiste

un punto verginale dove splende

la verità, dove si raccolgono le

idee pure e semplici

(Bossuet)

dove l’errore non entra.

(San Tommaso d’Aquino)

Da:
"Il piccolo Principe"

 

..." Non si conoscono che le

cose che si addomesticano ",

disse la volpe.

Gli uomini non hanno più il

tempo per conoscere nulla.
Comprano dai mercanti le

cose già fatte.
Ma siccome non esistono

mercanti di amici,

gli uomini non hanno

più amici.

Se tu vuoi un amico

addomesticami!"

Antoine de Saint-Exupéry

 

 

Elisa

ANCHE se non trovi le parole

FREE TIBET

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ERI TU IL MIO SIGNORE

Mentre incosciente ti ferivo

scoprivo ch'eri accanto a me.

Lottando inutilmente contro te

sentivo ch'eri tu il mio Signore.

Derubando del mio tributo

il tuo onore

vedevo crescere il mio

debito con te.

Nuotavo contro corrente

di tua vita

solo per sentire la forza

del tuo amore.

Per nascondermi da te

ho spento la mia luce,

ma tu m' hai sorpreso

con le stelle.

Rabindranath Tagore

 

Nel momento in cui chiuderò gli

occhi a questa terra, la gente

che sarà vicino dirà: “È morto”.

In realtà è una bugia.

Le mie mani saranno fredde,

 il mio occhio non potrà più

vedere, ma in  realtà la morte

non esiste, perché appena

chiudo gli occhi a questa terra,

mi apro all’infinito di Dio.

La morte è il momento dell’abbraccio

col Padre, atteso intensamente

nel cuore di ogni uomo e di ogni

creatura. (don Oreste Benzi)

Fate del bene sempre,

del bene a tutti,

del male a nessuno.

(San Luigi Orione)

 

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LuMaMeGiVeSaDo
 
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GANDHI E DALAI LAMA

 

 

 

 

 

TIZIANO TERZANI E GANDHI

 

GRAZIE DELLA VISITA

 

 

Natale si avvicina...

Post n°1123 pubblicato il 02 Dicembre 2013 da quadumi

 
 
 

Disastro nelle Filippine

Post n°1122 pubblicato il 15 Novembre 2013 da quadumi

 
 
 

Papa Francesco al Quirinale

Post n°1121 pubblicato il 15 Novembre 2013 da quadumi

 

Una strada da  percorrere insieme.

 

 

 

 

 

 
 
 

..Il primo Angelus di Papa Francesco: "Dio perdona sempre" .

Post n°1120 pubblicato il 27 Giugno 2013 da quadumi

 Vi lascio per  adesso, ci risentiamo presto!

Buone vacanze a tutti voi!

Rosario

 

 

 

Francesco, il Papa "dall'altro mondo" paladino dei più deboli

 

 

 
 
 

Andiamo un pò in pausa estiva con le parole di Papa Francesco il regalo più bello che abbiamo ricevuto tutti.

Post n°1119 pubblicato il 27 Giugno 2013 da quadumi

Un Papa che si siede in ultima fila....è un VERO PAPA!
Foto: L'Osservatore Romano.

Buonanotte:
Alcuni non sapevano perché il vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia. Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche prefetto emerito per il Clero, il cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico. Quando la cosa stava ...diventando un po’ “pericolosa”, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, è giunto l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “Non dimenticarti dei poveri!”. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. l’uomo che ama e custodisce il Creato, in questo momento in cui noi abbiamo con il Creato una relazione non tanto buona, no? E’ l’uomo che ci da questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!“.PAPA FRANCESCO – Jorge Mario Bergoglio...
Gesù non ha una casa perché la sua casa è la gente.

 

«Per favore non lasciatevi rubare la speranza!». È stato questo il grido di Papa Francesco che ha aggiunto a braccio una forte denuncia del rischio che si ceda allo scoraggiamento. «In questo momento - ha detto a braccio esortando la folla - viene il diavolo mascherato da angelo e tante volte insidiosamente ci dice la sua parola. Non ascoltiamolo, seguiamo Gesù».
Si può essere giovani a 80 anni
«Dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre, anche a 70 e 80 anni. Con Cristo il cuore non invecchia mai». Lo ha affermato Papa Francesco -Il Sole 24 Ore -

 

Il denaro nessuno può portarlo con sè
Il Papa mette in guardia tutta la Chiesa dal carrierismo. «Penso a quello che Benedetto XVI diceva ai cardinali: voi siete principi ma di un Re crocifisso quello é il trono di Gesù». Il denaro, ha aggiunto il Pontefice citando parole che gli aveva detto sua nonna quando era piccolo, «nessuno può portarlo con sé deve lasciarlo. Il sudario non ha tasche».
di Nicoletta Cottone - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/KHwjU

 

Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento
«Gioia»: questa deve essere la prima parola, per Papa Francesco. «Non siate mai uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo!», ha esortato nel corso
dell'omelia, «Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento!».
Gesù sulla croce sente tutto il peso del male
La parola «sporcizia» che Joseph Ratzinger aveva usato nel 2005 per descrivere i mali della Chiesa nell'ultima «Via Crucis» presieduta dal beato Giovanni Paolo II, é stata ripetuta oggi da Papa Francesco. «Gesù - ha detto nell'omelia della Domenica delle Palme - sulla Croce sente tutto il peso del male e con la forza dell'amore di Dio lo vince, lo
di Nicoletta Cottone - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/KHwjU

 

 

 
 
 

I pensieri di Papa Francesco

Post n°1118 pubblicato il 27 Giugno 2013 da quadumi

"In questo periodo di crisi è importante non chiudersi in se stessi,
ma aprirsi, essere attenti all’altro". (Papa Francesco)
Intenzioni di preghiera del Santo Padre maggio 2013:

Generale: "Perché chi amministra la giustizia operi sempre con integrità e retta coscienza".

Missionaria: "Perché i Seminari, specialmente delle Chiese di missione,
formino pastori secondo il Cuore di Cristo, interamente dedicati all'annuncio del Vangelo".
 
"Saremo giudicati da Dio sulla carità, su come lo avremo amato nei nostri fratelli,
specialmente i più deboli e bisognosi. Certo, dobbiamo sempre tenere ben
presente che noi siamo giustificati, siamo salvati per grazia, per un atto di
amore... gratuito di Dio che sempre ci precede; da soli non possiamo fare nulla.
La fede è anzitutto un dono che noi abbiamo ricevuto. Ma per portare frutti,
 la grazia di Dio richiede sempre la nostra apertura a Lui, la nostra risposta
libera e concreta. Cristo viene a portarci la misericordia di Dio che salva.
 A noi è chiesto di affidarci a Lui, di corrispondere al dono del suo amore
 con una vita buona, fatta di azioni animate dalla fede e dall’amore”.
(Papa Francesco)
"A voi giovani che siete all'inizio della vostra vita, chiedo: avete pensato
ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato come metterli a servizio
degli altri? Non sotterrate i talenti, scommettete su ideali grandi che
renderanno fecondi i vostri talenti! La vita non ci è data perché la
conserviamo gelosamente, per noi stessi, ma perché la doniamo.
Cari giovani, abbiate un animo grande, non abbiate paura di sognare
cose grandi". (Papa Francesco, Udienza generale)
"Manteniamo viva la nostra fede con la preghiera, con i Sacramenti;
siamo vigili per non dimenticarci di Dio." (Papa Francesco)
Non possiamo annunciare altro che la vita, dal principio alla fine.
Tutti noi dobbiamo curare la vita, amare la vita, con tenerezza, calore. Buonanotte.
"Ciascuno di noi ha nel cuore il desiderio dell’amore, della verità, della vita…
e Gesù è tutto questo in pienezza!"
"La mafia che usa la religione? Una bestemmia". Lo ha detto a Catanzaro il
presidente del Pontificio Consiglio della Cultura
Gianfranco Ravasi, nell’ambito del “Cortile dei Gentili”.

Per leggere l'intero articolo: http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/ravasi-ravasi-ravasi-24223/
(Papa Francesco)
Sia lodato Gesù, Nostro Amore e nostra vita.
"La tristezza chiude le porte del paradiso, la preghiera le apre,
la gioia le abbatte." (Proverbio ebraico)
"Dio non sceglie secondo i criteri umani: i primi testimoni della
nascita di Gesù sono i pastori, gente semplice e umile; le prime
testimoni della Risurrezione sono le donne. E questo è bello, e
questo è un po’ la missione delle donne, della mamme, delle nonne.
Dare testimonianza ai loro figli, ai loro nipotini, che Gesù è vivo,
è vivente, è risorto.
Mamme e donne, avanti con questa testimonianza!"
"Non c'è peccato che Dio non possa perdonare."

Papa Francesco, veglia Pasquale, 30/03/13

Papa Francesco, Udienza Generale di Mercoledi 3 Aprile 2013

 
 
 

Agnese Borsellino

Post n°1117 pubblicato il 06 Maggio 2013 da quadumi

Agnese Borsellino
Non è morta, vive e sempre vivrà nel cuore di tutti coloro che
l'hanno conosciuta,il suo sguardo paziente, la muta dolcezza
del suo sentire,il suo donare amore con la levità di chi conosce
il linguaggio ed il valore del silenzio che sa parlare,il suo sorriso
a volte timido ma sempre forte tra le pieghe espressive del viso
che conosceva bene il peso del dover comunicare senza chiasso,
il suo caldo abbraccio-rifugio, nei momenti dolorosi che si
attraversano nella vita, sono e saranno per me pagine
indimenticabili della mia vita. Il vero dono che lascia è quel
grande saper dare nel dolore, quel saper saltare fermamente
 le apparenze, andando a leggere nella profondità dell'animo
degli uomini. Lei lo ha testimoniato sempre, senza mai alcuna
forma di ostentazione o chiasso di giornali. Tanto ha fatto e
continuerà a fare nel cuore di moltissima gente. Il suo esempio,
il suo coraggio durante il funerale degli Agenti -Angeli del Suo
amato Paolo Borsellino, mi accompagnerà sempre ,così come
accompagnerà tutti i giovani ormai che quel giorno in diretta
radio parlavano con me di un grande Eroe silenzioso,di
 Paolo Borsellino, padre adottivo per tanti di noi.

Agnese e Paolo Borsellino

non sono morti,vivono e sempre vivranno negli anni che si
succederanno nella Storia.

Insieme resteranno sempre!

Agnese Borsellino con la Sua figura esile e coraggiosa di madre,
moglie e cittadina pronta sempre a donare grande ed infinita
comprensione ,Paolo Borsellino perchè Uomo che è stato solo
fisicamente ucciso, perchè amava e combatteva per la Verità
e la Giustizia, ma ad oggi e per le generazioni future, Uomo cardine
della Storia del nostro Tempo. Loro hanno per sempre sconfitto
la morte diventando, per quel loro modo di affrontare la vita
stessa, simboli viventi per un esercito infinito di giovani e non
solo di giovani!.

Si, Agnese e Paolo Borsellino non moriranno mai!.

(dal web)


 
 
 

Giovanni Falcone

Post n°1116 pubblicato il 06 Maggio 2013 da quadumi

 
 
 

Uomini veri - Una pagina di Manfredi Borsellino dal libro: “Era d’estate” di Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi

Post n°1115 pubblicato il 06 Maggio 2013 da quadumi

 

di MANFREDI BORSELLINO

 

 

 

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori,

preparavo l'esame di diritto commerciale, ero esattamente allo

"zenit" del mio percorso universitario. Mio padre era andato,

da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i

ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via

Zandonai, dove nel bel mezzo del "taglio" fu raggiunto dalla

telefonata di un collega che gli comunicava dell'attentato

a Giovanni Falcone lungo l'autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma

da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò

alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione

che in diretta trasmetteva le prime notizie sull'accaduto.

Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio

di chiedergli nulla né lui proferì parola. Si cambiò e

raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò,

non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui

stesso la macchina di servizio, nell'ospedale dove prima

Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero

spirati tra le braccia.


Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un

momento di non ritornoEra l'inizio della fine di nostro padre che

poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio,

salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell'uomo

dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti

conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto

mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente

allestita all'interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai

dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un

collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con

largo anticipo stessi già piangendo la sua.

Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di

attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo

tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto

non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio

era la vittima.

Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente

successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto

commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato

dell'economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo

stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo

(e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo

assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre

Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché

gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci

abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in

qualche modo "preparati" qualora a lui fosse toccato lo stesso

destino dell'amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una

domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai

abbastanza tardi, perlomeno rispetto all'orario in cui solitamente

si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno

(compresa la domenica) alle 5 del mattino per "fottere" il mondo

con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti,

come d'altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia,

Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva

anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza

estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra,

ci aveva invitati a pranzo il professore "Pippo" Tricoli, titolare della

cattedra di Storia contemporanea dell'Università di Palermo e storico

esponente dell'Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale

ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate

stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia "loffia" domenicale

tradendo un certo desiderio di "fare strada" insieme, ma non ci riuscì.

L'avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre.

Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare

una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo

esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega,

mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia

e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.

Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo

alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell'85,

quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati

"deportati" all'Asinara, o quella dell'anno precedente, nel corso

della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce

di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese.


Ma quella era un'estate particolare, rispetto alle precedenti

mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi

all'apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone,

lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire

a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni

precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell'estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo

trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e

spensierati, era rimasta chiusa. Troppo "esposta" per la sua

adiacenza all'autostrada per rendere possibile un'adeguata

protezione di chi vi dimorava.

Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era

appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello

che sarebbe stato l'ultimo bagno nel "suo" mare e non posso

dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D'Amelio,

sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi

quel sole e quel mare. Anche il pranzo in casa Tricoli fu un

momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano

a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la

cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti.

Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma

mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo,

dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel

"tenere comizio" come suo solito, decise di appisolarsi in una

camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto,

trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche

di sigarette che lasciava poco spazio all'immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio

padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno

(restituitoci ancora bagnato dopo l'eccidio) e l'agenda rossa

della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo

avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata

sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta.

Mia madre lo salutò sull'uscio della villa del professore

Tricoli, io l'accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina,

sapevo che aveva l'appuntamento con mia nonna per portarla

dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla.

Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci

saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.

Ho realizzato che mio padre non c'era più mentre quel

pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il

volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso

dell'attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere

il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa.

Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono

salito sulla moto di un amico d'infanzia che villeggia lì vicino ed

a grande velocità ci recammo in via D'Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi "resti", perché quando giunsi

in via D'Amelio fui riconosciuto dall'allora presidente della Corte

d'Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il

centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da

mia madre e dalla mia nonna paterna.

Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle

vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche

ricomporre e vestire all'interno della camera mortuaria.

Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del

padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando

incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto

sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine

dell'esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso

di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella

ha tratto una grande forza da quell'ultima immagine del padre,

è come se si fossero voluti salutare un'ultima volta.

La mia vita, come d'altra parte quella delle mie sorelle e di

mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo

cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito,

che dovevamo sottrarci senza "se" e senza "ma" a qualsivoglia

sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello

mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non

avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in "familiari

superstiti di una vittima della mafia", che noi vivessimo

come figli o moglie di ....., desiderava che noi proseguissimo

i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli

dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare

mi chiedeva "Paolino" sin da quando avevo le prime fidanzate,

non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il

20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo

e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo c

he ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti

gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso

le nostre strade senza "farci largo" con il nostro cognome,

divenuto "pesante" in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre

famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni

come lui ci ha insegnato, non ci siamo "montati la testa", rischio

purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l'onore di avere

un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra.

E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo

principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza,

senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente

nessuno di noi tre ce l'avrebbe fatta. Mi piace pensare che oggi

sono quello che sono, ovverosia un dirigente di polizia appassionato

del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri

concittadini come, in una dimensione ben più grande ed

importante, faceva suo padre, indipendentemente dall'evento

drammatico che mi sono trovato a vivere.

D'altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare

dopo la morte di mio padre, ovverosia una persona che in un

modo o nell'altro avrebbe "sfruttato" questo rapporto di sangue,

avrebbe "cavalcato" l'evento traendone vantaggi personali non

dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto

figlio di .... o perché di cognome fa Borsellino. (...) Ai miei figli,

ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno,

vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti,

raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali

trasmettergli i valori portanti della sua vita. Caro papà,

ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono

più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.



Il testo di Manfredi Borsellino è ospitato nel

volume "Era d'estate" edito da Pietro Vittorietti

 
 
 

Grazie Presidente!

Post n°1114 pubblicato il 22 Aprile 2013 da quadumi

 

 

Presidente Napolitano

Speriamo  che il tuo sacrificio segno di alta responsabilità verso

la Nazione e gli Italiani tutti, possa diventare un esempio

comportamentale per tutti coloro che ormai si fanno eleggere

solo per interessi particolari e per tenersi saldissima la...poltrona!.

Che ritorni la responsabilità verso la gente italiana che sta soffrendo!.

Grazie Grande nostro Presidente!

 
 
 

Sorridere amaro

Post n°1113 pubblicato il 20 Aprile 2013 da quadumi

 

 

 
 
 

Sorrisi amari

Post n°1112 pubblicato il 20 Aprile 2013 da quadumi

 

 

 
 
 

Sorriso amaro

Post n°1111 pubblicato il 20 Aprile 2013 da quadumi

 

 

 
 
 

Risate amare

Post n°1110 pubblicato il 20 Aprile 2013 da quadumi

 
 
 

Bello essere una cosa sola...

Post n°1109 pubblicato il 13 Aprile 2013 da quadumi

 
 
 

Nuova maggioranza

Post n°1108 pubblicato il 13 Aprile 2013 da quadumi

 
 
 

Un pò x tutti....

Post n°1106 pubblicato il 13 Aprile 2013 da quadumi

 
 
 

Ridendo un pò...

Post n°1105 pubblicato il 13 Aprile 2013 da quadumi

 
 
 

Basta solo denunciuare?...

Post n°1104 pubblicato il 13 Aprile 2013 da quadumi

 
 
 

No?...

Post n°1103 pubblicato il 13 Aprile 2013 da quadumi

 
 
 
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Un blog di: quadumi
Data di creazione: 31/05/2010
 

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Il mio Amico Speciale

 

       
  

   

http://fr.lourdes-france.org/tv-lourdes/

          

 

 

 

 

POVERTÀ GUERRA FAME NEL MONDO

 
 

Pavarotti & Friends

Noi siamo il mondo

 

PENSIERO LIBERO

Ave Maria-Bocelli

Con te partirò-Bocelli

Miserere -Bocelli-Zucchero

Liberté

Solidarietà per
i dimostranti disarmati,
per i monaci coraggiosi,
per i nostri straordinari,
coraggiosi amici
della Birmania
e del Tibet

 

POESIE ARABE

Jovanotti-A te

Meravigliosa creatura -Nannini

Bello e impossibile

Sei nell'anima

Farò della mia anima

uno scrigno
Farò della mia anima

uno scrigno per la tua anima,
del mio cuore una dimora

per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro

per le tue pene.
Ti amerò come le praterie

amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore

sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come

la valle canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio

della tua anima
come la spiaggia ascolta

la storia delle onde

Kahlil Gibran

** 

Io ti amo quando piangi

Io ti amo quando piangi
e amo il tuo viso

annuvolato e triste.
La tristezza ci unisce e ci divide
senza che io sappia
senza che tu sappia.

Quelle lacrime che scorrono,
io le amo
e in loro amo l'autunno.
Alcune donne hanno

dei bei visi
ma diventano piu' belli

quando piangono.
Nizar Gabbani

 

Non sono coloro che sanno

parlare meglio
che hanno le migliori

cose da dire...
(Proverbio cinese).

La mia terra di Sicilia:

 

N jornu ca Diu Patri era
cuntenti e passiava 'n celu
cu li Santi, a lu munnu
pinsau fari un prisenti e da
curuna si scippau 'n
domanti; cci addutau tutti li
setti elementi, lu pusau a
mari 'n facci a lu livanti:
lu chiamarunu "Sicilia" li genti,
ma di l'Eternu Patri

e' lu diamanti.

 

 

 

 

 

 

PANELLE PALERMITANE

 

Panelle palermitane

(ricetta da Il cucinario.it)

LE PANELLE


500 gr. di farina di ceci,

un mazzetto di prezzemolo

tritato, 1 litro di acqua,

1 litro d'olio di semi

per frittura sale q.b.







prendete una pentola,

versatevi un litro d'acqua

circa e ponetela sul fuoco

a fiamma lenta. Unite a pioggia

la farina di ceci, salate e

mescolate continuamente

( attenti appena si addensa ..

girare xchè si può bruciare

attaccandosi...

sono pochi minuti.)







fino ad ottenere un impasto

denso che si staccherà dalle

pareti della pentola. Spegnete

il fuoco ed aggiungete parte del

prezzemolo, quindi versate

 il composto su un piano di

marmo precedentemente

inumidito


con una spatola bagnata

allargate in modo da ottenere

una superficie uniforme di circa

tre millimetri di spessore.

Fatelo raffreddare

e tagliate a rettangoli.








Friggete in abbondante

olio di semi.
A piacere spremerci

sopra il limone ,e poi metterle

dentro ad un bel panino tondo.

 

CUCINA PALERMITANA

Pasta con le sarde

Sarde A Beccafico

Spaghetti aglio, olio e peperoncino

"Lo sfincione"

Arancini di riso

 

 

D.S

 

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ItaliaClip)


TE C'HANNO MAI MANNATO

A QUER PAESE

SAPESSI QUANTA

GENTE CHE CE STA

E IL PRIMO CITTADINO

E' AMICO MIO

TU DIGLI CHE TE

C'HO MANNATO IO...

...E VA E VA..."

 

 

" A Livella" di Totò