Le Labrene

Io, la notte, Herzog


Ieri sera non avevo sonno, per quanto mi sforzassi la palpebra non calava, non c’è niente da fare in questi casi, soprattutto quando, tra le quattro pareti anguste della tua stanza, hai avuto la malaugurata idea di ascoltare fino a tardi musica che ti spingerebbe a correre via nella notte e non restare lì, non restare ancora lì intrappolato come un animale in gabbia.Così, verso le due di notte, mi è venuto in mente curiosamente che i miei mi imponevano di andare a letto alle nove quand’ero bambino, ma io non riuscivo ad addormentarmi subito e continuavo a sentire mia madre ridere con mio padre in cucina, erano due ragazzi allora e si coricavano molto più tardi di adesso, adesso alle dieci di sera già crollano quasi contemporaneamente, hanno sempre fatto le cose in modo sincrono, loro.Così mi sono venute in mente quelle serate dell’infanzia in cui non ero libero, felice sicuramente per tutto il giorno con i miei giovanissimi scapestrati genitori che però diventavano fin troppo giudiziosi la sera, mandandomi a letto alle nove quando io avrei voluto magari continuare a giocare con loro o sbirciare il film che loro guardavano.Non so come questi pensieri un po’ disordinati sulla musica e sulla libertà e su questi momenti dell’infanzia mi abbiano spinto a rivedere qualche scena di un film di Herzog: era Aguirre furore di Dio, ma quella storia non c’entrava apparentemente nulla con tutto quello che andavo pensando, c’era quella scena finale in cui Klaus Kinski va alla deriva su una zattera invasa dalle scimmie,completamente impazzito, da solo nel cuore di tenebra della giungla.Ho cominciato a pensare allora a tutti i personaggi straniati e monomaniacali descritti da Herzog e poi a Herzog stesso e alle sue follie vere o presunte quando gira un film.Così ho pensato a quelle interviste in cui ricordava la lavorazione dei suoi film in condizioni fisiche ed ambientali estreme, ai suoi violenti litigi con gli attori, alla sua volontà granitica e perversa, al suo coraggio folle, alla poesia delle sue inquadrature.Quell’uomo è pazzo e forse anche consapevole di esserlo, ho pensato, quell’uomo che molto probabilmente con un fucile ha minacciato qualcuno dei suoi attori sul set nella giungla, se ne è sempre allegramente infischiato di tutto e di tutti inseguendo il suo sogno di cinema.Quell’uomo, pur nella follia, vera o presunta, ha realizzato se stesso, ho continuato a pensare, ha avuto coraggio , è questo ciò che conta, non il pensiero della sconfitta o della vittoria ma il coraggio di tentare di realizzare se stessi, magari evitando di usare un fucile come Herzog, ma tentare, forse per questo qualcosa mi rode dentro, mi son detto, forse per questo non riesco a dormire.