E adesso dovrei parlare di Obama e del sogno americano e dei neri e del we can o dell’ I Have a dream.Delle mie speranze e dei miei timori , di quel grande paese sorprendente che certe volte mi fa esaltare e tante altre mi fa incazzare.Però l’umore è quello che è e l’egocentrismo pure e poi la visione di questi nani da giardino che ho dalla mia finestra non mi lascia scampo: Eolo si nasconde fradicio di pioggia dietro un tronco d’albero, Dotto è sdraiato per terra come una grassa puttana, Brontolo pare un osceno bimbo invecchiato che gioca con le foglie secche, Cucciolo ghigna come un minaccioso cattivo di un film degli anni 30.Il problema è che mi affaccio e vedo questo cancello con alte punte di ferro su cui qualcuno (il povero ficcanaso incapace, la dolce stupida fanciulla bonazza) prima o poi farà una brutta fine come in un pessimo film dell’orrore e poi dietro il cancello scorgo il giardino bagnato dalla pioggia e pieno di tutti questi nani che spuntano tra erba e foglie secche e che forse aspettano Biancaneve, aspettano eccitati che Biancaneve arrivi quasi sicuramente per farsela.Così mentre cerco invano di resistere e di pensare all’America, ho la visione ad occhi aperti di te distante qualche metro da me oppure qualche anno luce, su quella spiaggia irlandese che ci sarebbe voluto Joyce per descriverla, a raccogliere stupidissimi sassi nel pomeriggio tetro, la visione di te e di me perduti e distanti mentre le onde erano belle a vedersi con le loro creste bianche di spuma ma stringevano come al solito il cuore e allora sarebbe stato bello se ci fossimo baciati invece di tutte le altre storie, sarebbe stato bello anche soltanto un bacio e così adesso potrei anche pensare all’America e forse essere felice, direi anch’io we can e forse sarei felice e sopporterei pure le urla orgasmiche di Biancaneve che prima o poi risaliranno dal giardino verso la mia finestra, il concerto di note acute, l’estasi clitoridea della povera Biancaneve a cui i nani faranno la festa.
Pensieri agitati di un mercoledì sera
E adesso dovrei parlare di Obama e del sogno americano e dei neri e del we can o dell’ I Have a dream.Delle mie speranze e dei miei timori , di quel grande paese sorprendente che certe volte mi fa esaltare e tante altre mi fa incazzare.Però l’umore è quello che è e l’egocentrismo pure e poi la visione di questi nani da giardino che ho dalla mia finestra non mi lascia scampo: Eolo si nasconde fradicio di pioggia dietro un tronco d’albero, Dotto è sdraiato per terra come una grassa puttana, Brontolo pare un osceno bimbo invecchiato che gioca con le foglie secche, Cucciolo ghigna come un minaccioso cattivo di un film degli anni 30.Il problema è che mi affaccio e vedo questo cancello con alte punte di ferro su cui qualcuno (il povero ficcanaso incapace, la dolce stupida fanciulla bonazza) prima o poi farà una brutta fine come in un pessimo film dell’orrore e poi dietro il cancello scorgo il giardino bagnato dalla pioggia e pieno di tutti questi nani che spuntano tra erba e foglie secche e che forse aspettano Biancaneve, aspettano eccitati che Biancaneve arrivi quasi sicuramente per farsela.Così mentre cerco invano di resistere e di pensare all’America, ho la visione ad occhi aperti di te distante qualche metro da me oppure qualche anno luce, su quella spiaggia irlandese che ci sarebbe voluto Joyce per descriverla, a raccogliere stupidissimi sassi nel pomeriggio tetro, la visione di te e di me perduti e distanti mentre le onde erano belle a vedersi con le loro creste bianche di spuma ma stringevano come al solito il cuore e allora sarebbe stato bello se ci fossimo baciati invece di tutte le altre storie, sarebbe stato bello anche soltanto un bacio e così adesso potrei anche pensare all’America e forse essere felice, direi anch’io we can e forse sarei felice e sopporterei pure le urla orgasmiche di Biancaneve che prima o poi risaliranno dal giardino verso la mia finestra, il concerto di note acute, l’estasi clitoridea della povera Biancaneve a cui i nani faranno la festa.