Quello che per nove sedute avevo aspettato, arrivò sul filodel traguardo dell'ultima seduta, il tempo si dilatò e le oreparvero scorrere come secoli...Anche qui, devo partire da distante, per dare un senso airicordi...Finita la 5° elementare e dovendo iniziare le scuole medie(così erano classificate ai miei tempi), io volli andare in collegio. Allora il collegio, e il Maria Ausiliatrice di Torino inparticolare, nella mia giovinezza era elitario, ed io volevo (un pò capricciosa e viziata) provarne l'emozione.La mia richiesta fu esaudita e lì andai, per restarci poi pochi mesi. Il collegio non faceva per me, così libera e non abituata(già allora) a seguire tutti i riti religiosi, i silenzi, l'autorità...ed i miei poveri genitori mi riportarono a casa, ma questaè altra storia.Fatta questa premessa, capirete che era necessaria, ritorno all'ultima seduta di "auditing".Sdraiata sul divano, completamente rilassata, in questa specie di "trance" in cui cadevo ogni volta, comincianoa fluire ricordi lontani...mi ritrovo nell'aula di colloquiodel collegio, con la Madre Superiora, creatura veramentesquisita, che mi comunicava l'andamento delle mie prove di ammissione, più che buone...Ma io sono inquieta, distratta forse e il mio sguardo va oltre le vetrate, a rincorrere i voli delle ultime rondini...libere nel cielo e nella vita, io mi sento prigionera....Sento in distanza la voce che mi sollecita a ricordare e inquel preciso istante io esco da quella vetrata, e non sono più lì, non sono neanche più io, anche se so che questo è un mio vissuto.Mi ritrovo in una specie di crocicchio, all'interno di una galleria (poi forse le chiamerò catacomba), davanti a meanfratti semi-circolari, scavati nelle pareti, dove io vedocentinaia e centinaia di ossa umane, accatastate con un certo ordine. I miei sentimenti non sono nè di paura, nè tantomeno di stupore, sono lì e guardo tutto questo , anche se non ne capisco bene il senso.Vesto una tonaca sbracciata bianca, lunga, "plissettata", la mia vita è cinta da una cintura di cuoio molto elaborata,i miei piedi nudi calzano sandali di cuoio legati alla"schiava" (per cercare di spiegare), sento fra le mie dita dei piedi scorrermi il terriccio misto a sabbia di cui è copertotutto il terreno intorno a me. Il posto non è completamentebuio, ma non capisco da dove arrivi questo pò di luce che mipermette di vedere tutto così bene (la cosa è assolutamentefolle), forse ci sono delle torce...Mentre io vivo questo ricordo lo racconto, come tutti gli altri,e lui prende appunti continuamente (verrà elaborata inseguito una cartella contenete tutti i miei ricordi, alcunidatati).Come già altre volte, mi ritrovo lì bloccata, senza riusciread andare avanti e nemmeno indietro (strana sensazione),vengo sollecitata al movimento, e finalmente, mi muovo...La galleria si dipana a destra , a sinistra e alle mie spalle,d'impulso e quasi fosse naturale così, punto a sinistra...e finalmente dopo un pò esco alla luce del giorno.Mi ritrovo su di una strada acciotolata, abitata da un lato e dall'altro, sono povere case, la strada è leggermente indiscesa e mi porta verso il mare, vedo barche di pescatori,con le reti accatastate ai loro piedi...Là, in fondo, io so che dovrò girare a sinistra, per andareverso la mia casa, posizionata lassù sulla collinetta lussurreggiante di piante e di verde....
...alla ricerca delle mie vite passate
Quello che per nove sedute avevo aspettato, arrivò sul filodel traguardo dell'ultima seduta, il tempo si dilatò e le oreparvero scorrere come secoli...Anche qui, devo partire da distante, per dare un senso airicordi...Finita la 5° elementare e dovendo iniziare le scuole medie(così erano classificate ai miei tempi), io volli andare in collegio. Allora il collegio, e il Maria Ausiliatrice di Torino inparticolare, nella mia giovinezza era elitario, ed io volevo (un pò capricciosa e viziata) provarne l'emozione.La mia richiesta fu esaudita e lì andai, per restarci poi pochi mesi. Il collegio non faceva per me, così libera e non abituata(già allora) a seguire tutti i riti religiosi, i silenzi, l'autorità...ed i miei poveri genitori mi riportarono a casa, ma questaè altra storia.Fatta questa premessa, capirete che era necessaria, ritorno all'ultima seduta di "auditing".Sdraiata sul divano, completamente rilassata, in questa specie di "trance" in cui cadevo ogni volta, comincianoa fluire ricordi lontani...mi ritrovo nell'aula di colloquiodel collegio, con la Madre Superiora, creatura veramentesquisita, che mi comunicava l'andamento delle mie prove di ammissione, più che buone...Ma io sono inquieta, distratta forse e il mio sguardo va oltre le vetrate, a rincorrere i voli delle ultime rondini...libere nel cielo e nella vita, io mi sento prigionera....Sento in distanza la voce che mi sollecita a ricordare e inquel preciso istante io esco da quella vetrata, e non sono più lì, non sono neanche più io, anche se so che questo è un mio vissuto.Mi ritrovo in una specie di crocicchio, all'interno di una galleria (poi forse le chiamerò catacomba), davanti a meanfratti semi-circolari, scavati nelle pareti, dove io vedocentinaia e centinaia di ossa umane, accatastate con un certo ordine. I miei sentimenti non sono nè di paura, nè tantomeno di stupore, sono lì e guardo tutto questo , anche se non ne capisco bene il senso.Vesto una tonaca sbracciata bianca, lunga, "plissettata", la mia vita è cinta da una cintura di cuoio molto elaborata,i miei piedi nudi calzano sandali di cuoio legati alla"schiava" (per cercare di spiegare), sento fra le mie dita dei piedi scorrermi il terriccio misto a sabbia di cui è copertotutto il terreno intorno a me. Il posto non è completamentebuio, ma non capisco da dove arrivi questo pò di luce che mipermette di vedere tutto così bene (la cosa è assolutamentefolle), forse ci sono delle torce...Mentre io vivo questo ricordo lo racconto, come tutti gli altri,e lui prende appunti continuamente (verrà elaborata inseguito una cartella contenete tutti i miei ricordi, alcunidatati).Come già altre volte, mi ritrovo lì bloccata, senza riusciread andare avanti e nemmeno indietro (strana sensazione),vengo sollecitata al movimento, e finalmente, mi muovo...La galleria si dipana a destra , a sinistra e alle mie spalle,d'impulso e quasi fosse naturale così, punto a sinistra...e finalmente dopo un pò esco alla luce del giorno.Mi ritrovo su di una strada acciotolata, abitata da un lato e dall'altro, sono povere case, la strada è leggermente indiscesa e mi porta verso il mare, vedo barche di pescatori,con le reti accatastate ai loro piedi...Là, in fondo, io so che dovrò girare a sinistra, per andareverso la mia casa, posizionata lassù sulla collinetta lussurreggiante di piante e di verde....