Giuro che è l’ultima volta che mi metto a cucinare dolcetti.Io amo la cucina, ma non sono ricambiata con la stessa passione. Questa è una “verità universale” come direbbe Jane Austen.È sempre la solita ridicola storia. Decido di dare libero sfogo alla mia creatività e trascorro mezza giornata fra scodelle, forchette, farina, e uova nel piccolo bunker chiamato comunemente cucina.Sono un’incredibile pasticciona, per me è un’impresa pure trasportare un misero cucchiaino di zucchero dalla zuccheriera al contenitore degli ingredienti senza farne cadere la metà sul tavolo.Per non parlare dell’impasto, che mi è sempre stato ostile. Dopo anni di tentativi non ho ancora imparato a dosare correttamente farina e liquidi, al punto che sono costretta ad aggiungere prima l’una poi gli altri svariate volte prima di ottenere una pasta della giusta consistenza, grande come un pallone da calcio del tutto degno di ricevere la Coppa Del Mondo..Poi c’è il dilemma dello zucchero, infatti quando esagero con le dosi vengo assalita dai sensi di colpa per via del numero imprecisato di calorie che mi vedo costretta ad assumere; al contrario, quando mi trattengo… si può ben immaginare che un dolce senza zucchero non ha diritto di essere chiamato dolce…Oggi ho colpito di nuovo del segno preparando le Orecchie di Elefante.A primo impatto il nome è un po’ inquietante, ma questi dolcetti sono una delizia tutta orientale.Frittelline dolci, di origine persiana, preparate con ingredienti come acqua di rose e cardamomo macinato, cosparse a fine cottura con una miscela di zucchero a velo e cannella…Non è assolutamente bohèmienne?Si, in effetti doveva esserlo.Peccato che a cucinare e a dare forma alle dolci Orecchie di Elefante c’ero io, con tutto il mio entusiasmo catastrofico.Dalla preparazione dell’impasto alla stesura della pasta con il matterello, dalla creazione con l’aiuto di un bicchiere alla frittura tutto si è svolto nella più completa confusione...Ah, non avevo lo zucchero a velo, allora ho pensato di sostituirlo con il cacao in polvere.E poi dove la trovo l’acqua di rose? Molto meglio fare una tisana al lampone e strizzare il concentrato….lampone, rosa, non è la stessa cosa? Il risultato e ammirabile in alto a destra… insipide frittelline poco fritte, quindi mezze crude, addolcite da un inedito mix di cacao e cannella in polvere, apprezzabili solo dopo in giorno ed una notte di digiuno. Ma non erano le bolognesi le signore della cucina??Mah…
ORECCHIE DI ELEFANTE
Giuro che è l’ultima volta che mi metto a cucinare dolcetti.Io amo la cucina, ma non sono ricambiata con la stessa passione. Questa è una “verità universale” come direbbe Jane Austen.È sempre la solita ridicola storia. Decido di dare libero sfogo alla mia creatività e trascorro mezza giornata fra scodelle, forchette, farina, e uova nel piccolo bunker chiamato comunemente cucina.Sono un’incredibile pasticciona, per me è un’impresa pure trasportare un misero cucchiaino di zucchero dalla zuccheriera al contenitore degli ingredienti senza farne cadere la metà sul tavolo.Per non parlare dell’impasto, che mi è sempre stato ostile. Dopo anni di tentativi non ho ancora imparato a dosare correttamente farina e liquidi, al punto che sono costretta ad aggiungere prima l’una poi gli altri svariate volte prima di ottenere una pasta della giusta consistenza, grande come un pallone da calcio del tutto degno di ricevere la Coppa Del Mondo..Poi c’è il dilemma dello zucchero, infatti quando esagero con le dosi vengo assalita dai sensi di colpa per via del numero imprecisato di calorie che mi vedo costretta ad assumere; al contrario, quando mi trattengo… si può ben immaginare che un dolce senza zucchero non ha diritto di essere chiamato dolce…Oggi ho colpito di nuovo del segno preparando le Orecchie di Elefante.A primo impatto il nome è un po’ inquietante, ma questi dolcetti sono una delizia tutta orientale.Frittelline dolci, di origine persiana, preparate con ingredienti come acqua di rose e cardamomo macinato, cosparse a fine cottura con una miscela di zucchero a velo e cannella…Non è assolutamente bohèmienne?Si, in effetti doveva esserlo.Peccato che a cucinare e a dare forma alle dolci Orecchie di Elefante c’ero io, con tutto il mio entusiasmo catastrofico.Dalla preparazione dell’impasto alla stesura della pasta con il matterello, dalla creazione con l’aiuto di un bicchiere alla frittura tutto si è svolto nella più completa confusione...Ah, non avevo lo zucchero a velo, allora ho pensato di sostituirlo con il cacao in polvere.E poi dove la trovo l’acqua di rose? Molto meglio fare una tisana al lampone e strizzare il concentrato….lampone, rosa, non è la stessa cosa? Il risultato e ammirabile in alto a destra… insipide frittelline poco fritte, quindi mezze crude, addolcite da un inedito mix di cacao e cannella in polvere, apprezzabili solo dopo in giorno ed una notte di digiuno. Ma non erano le bolognesi le signore della cucina??Mah…