Creato da martina.sogna il 17/02/2010

In punta di cuore

Credo esista un punto sull'orizzonte dove il cielo ed il mare si sfiorano non visti e che le nuvole sono ciò che il cielo trattiene per sé dopo aver accarezzato la cresta delle onde...

 

 

Nella tua eterna veglia

Post n°20 pubblicato il 18 Agosto 2010 da martina.sogna

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Nella tua eterna veglia,
tu ascolti i miei passi che s'avvicinano,
mentre la tua letizia si raccoglie
nei primi albori del mattino
ed erompe nell'esplosione di luce.
Più mi accosto a te, più profondo diventa
il fervore nella danza del mare.
Il tuo mondo è uno spruzzo di luce
che si diffonde, colmandoti le mani,
ma il tuo cielo è nel mio cuore segreto;
esso schiude lentamente
le sue gemme in timido amore.

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 Rabindranath Tagore

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E' notte

Post n°19 pubblicato il 01 Agosto 2010 da martina.sogna

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Tutt'è silenzio dint'a sta nuttata
nun se sente nu passo 'e cammenà.
Nu ventariello tutta na serata
pare ca me vuleva accarezzà.
E finalmente chiagno! Tu non vide,
tu staje luntano, comme 'o può 'vedè?
Però t' 'o ddico pecchè tu me cride
e si me cride, chiagne nzieme a me!
Scenne stu chianto lento, doce doce,
nun aizo na mano p' 'asciuttà.
Io strillo pe' te fa'sentì sta voce,
ma tu non puo' sentì...c'allùcco a ffa'?
Tutt'è silenzio...ncielo quanta stelle!
affaccete, tu pure 'e ppuo' vedè:
songo a migliare, e saie pecchè so' belle?
Pecchè stanno luntano, comm' 'a tte!
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Eduardo De Filippo

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Un viaggio chiamato "amore"

Post n°18 pubblicato il 31 Luglio 2010 da martina.sogna

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"C'è un posto, da qualche parte nel mondo, dove si narrano storie mai udite, dove il colore del cielo si trasfonde in mille arcobaleni, dove ogni più piccola emozione può divenire un incanto, dove puoi perderti negli occhi di un magico incontro. C'è un posto, da qualche parte nel mondo, ma non c'è viaggio senza ritorno, per scoprire che il più fantastico dei viaggi, è dentro alle cose che ami. Perché l'unico vero viaggio è l'amore.

,

Maurizio Fortunato

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Benvenuta...

Post n°17 pubblicato il 29 Luglio 2010 da martina.sogna

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Certo (questa è una parola che non ho detto - è dettata da lei)
certo, quando ci incontreremo
le foreste dei nostri giorni rinnoveranno le foglie,
quei campi che nei nostri corpi sospirano
cambieranno i fiori, e il luogo dell’incontro sembrerà
un letto che la mano
della terre intesse di desiderio e incanto.
Benvenuta,
tu lava risalente dai vulcani spenti dei miei desideri,
(queste parole non sono state pronunciate da me, sono dettate da lei).

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Adonis
Cento poesie d’amore

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Itaca

Post n°16 pubblicato il 09 Luglio 2010 da martina.sogna

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Fu un lungo viaggio, aggrappato a una zattera,
disdratato su una riva, naufrago,
ferito dal sale lancinante del mare
con i compagni che cadevano, uno a uno,
chi divorato dal ciclope chi affogato,
chi morto insepolto e ancora vagante.
Ricordo i falsi sogni e gli incanti
e l’isola dei mangiatori di loto,
il fiore che toglie memoria di te e del mondo,
oh, come avrei voluto pascermi e obliare
l’oceano e il ritorno impossibile,
svaporare in rugiada, svanire per sempre…
Ma ho saputo resistere e vivere nel suo nome,
lei, povera piccola isola bianca nell’arcipelago,
nella bonaccia mi tenne in vita, Itaca.
E ascolta, amico, tutti celebrano
le mie imprese contro i ciclopi, e i prodigi
e gli incanti di Circe e di Calipso,
e come fuggii a quelle voci ammalianti,
o gli esseri favolosi incontrati nel viaggio
e l’isola dei Feaci dove regnava il sorriso
e le navi scivolavano nell’acqua senza spinta,
ma il prodigio, il prodigio fu un altro.
E fu semplice resistere alle Sirene,
farmi legare all’albero, vincere
le voci dell’abisso e la chiamata dal nulla,
mentre sul ponte piangevo la mia vita mortale
e con le labbra bevevo le mie lacrime
e a poco a poco il canto svanì, sconfitto,
e mi apparve, sulla spuma del mare,
soffiata dalla dea pietosa che mi protegge,
il volto di Penelope, e la riva di Itaca.

Ascoltami, amico, fu quello il prodigio,
resistere al nulla, credere al ritorno.

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Roberto Mussapi

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Se il sonno fosse (come dicono) una tregua, un puro riposo della mente, perché, se ti si desta bruscamente, senti che t’han rubato una fortuna? Perché è triste levarsi presto? L’ora ci deruba d’un dono inconcepibile, intimo al punto da esser traducibile solo in sopore, che la veglia indora di sogni, forse pallidi riflessi interrotti dei tesori dell’ombra, d’un mondo fuori dal tempo, senza nome, che il giorno deforma nei suoi specchi.
Chi sarai questa notte nell’oscuro sonno, dall’altra parte del suo muro?

G. B. Borges

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