Ieri ho visto Piero Pelù al concerto del I maggio.Non mi piace molto musicalmente, ma quello che mi ha lasciato sorpreso è stato il suo discorso "politico", seppure letto su un foglietto. Io non seguo molto Pelù, ma forse l'unica volta che l'ho sentito parlare di "politica" è stato quando cantava quella canzone con Ligabue e Jovanotti sulla guerra, non molto impegnata a dire la verità.In un concerto del I maggio (alquanto noioso e ripetitivo, visto a piccolissimi sprazzi), sponsorizzato dall'ENI che con i diritti dei lavoratori stona alquanto, Pelù ha spezzato l'idillio tra i media, i sindacati e l'ex sindaco di Firenze. Un paio di frasi che rispecchiano il pensiero di qualche milione di italiani e che non si possono dire in tv. Figuriamoci se a dirle è un cantante che ha tanti fans e che parla lo stesso dialetto dell'oggetto in questione (l'uso della parola "oggetto" non è un errore, ma una rappresentazione).Naturalmente è partito l'attacco dei mastini del regime, consigliandogli di cantare e basta.Stavolta sto con Pelù.
Teho Teardo & Blixa Bargeld Mi scusi