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Il mio conservatorismo. (II° PARTE)

Post n°94 pubblicato il 20 Settembre 2010 da liberemanuele
 

 

 

"Preferire avere nel mio campo il vaiolo, la febbre gialla e il colera tutti insieme, piuttosto che un uomo senza morale ... " John Brown in "Disobbedienza Civile" di Thoreau


"Sono radicale".

Sembrerà incoerenza, eppure c'è un sottile filo di congiunzione tra l'essere conservatore - per come inteso nel precedente post - e l'essere radicale. Radicale, intendiamoci, è qui usato come aggettivo, il nome, "un radicale", si sarebbe inevitabilmente agganciato alla storia del radicalismo europeo: radicalismo che vede nei diritti "positivi" il proprio baluardo, formato da un agglomerato di utilitaristi il cui unico scopo è quello di espandere lo stato "tanto quanto serve" ... insomma: dei socialisti.

Con radicale qui intendo non solo il voler capovolgere il sistema statale presente per sostituirlo con uno fondato sui diritti naturali dell'uomo, ma "radicale" nei propri giudizi, criteri, una persona che forte dei propri principi non ha paura di passare per "dottrinato" o moralista, anche in un era come la nostra votata al cinico utilitarismo.

 "Illustriamo ciò con un esempio limite: supponiamo che esista una società che reputa agenti del diavolo tutti gli individui dai capelli rossi e che quindi decreta che debbano essere eliminati ogni qual volta si presenti l'occasione di poterlo fare. Supponiamo poi che esista un numero esiguo di persone dalla chioma fulva. Il libertario utilitarista potrebbe benissimo dire: 'Benché l'uccisione di pochi individui dai capelli rossi sia un'azione di per sé deplorabile, le esecuzioni sono comunque poche; la stragrande maggioranza della gente ottiene un' enorme soddisfazione psichica dall'esecuzione di coloro che hanno la chioma fulva. Il costo sociale è molto basso, i benefici sociali considerevoli; quindi è giusto e opportuno che la società elimini chi ha i capelli rossi.' Il libertario che crede nei diritti naturali, preoccupato della giustizia dell'atto, reagirà invece con orrore e si opporrà con fermezza alle esecuzioni. La conseguenza della interruzione degli omicidi - ossia il privare la società di un gran piacere psichico - non influenzerebbe in nessun modo le decisioni di questo libertario assolutista. Devoto alla giustizia e alla coerenza logica, il libertario giusnaturalista ammette tranquillamente di essere un dottrinario, di essere cioè un imperturbabile sostenitore delle proprie dottrine"

Murray N. Rothbard

Credere nel giusto è un atto di fede, una fede razionale, in quanto il giusto va di pari passo con la felicità umana; oggi ci si nasconde dietro l'abitudine per giustificare il male che si fa: è prassi, nella vita di tutti i giorni, subire e fare un gran numero di torti o ingiustizie. Chi più, chi meno. Il fatto è che è diventato difficile individuare persino le ingiustizie. La legge copre le peggiori infamie e distrugge non pochi diritti; chi è forte di una propria morale poco se ne cura, ma è sempre più raro trovare qualcuno che abbia il coraggio di riconoscere il giusto e l'ingiusto nonostante la legge.

E' proprio la legge e le sue fonti il problema. La nostra Costituzione è un insieme di norme contorte, è la madre di una delle burocrazie più farraginose e ingarbugliate a livello europeo. Il cittadino è "indottrinato" a seguire la legge fin da bambino, ad averne timore come un dio laico.

"La filosofia del diritto naturale difende la dignità razionale del diritto, nonché il suo dovere, di criticare nelle parole e nei fatti qualsiasi istituzione o struttura sociale esistente secondo i termini di quei principi morali e universali che possono essere compresi dal solo intelletto umano individuale"

John Wild 

"In contrasto con la teoria positiva del diritto, che continuava ad esibire una tendenza verso il conservatorismo, la teoria giusnaturalistica dello Stato era radicale nella sua essenza ... Inoltre era diretta ... non allo scopo della spiegazione scientifica del passato, ma all'esposizione e alla giustificazione di un nuovo futuro da creare"

Otto Gierke

Oggi si ha paura ad essere felici, si preferisce essere sicuri anche se a spese d'altri, anche a costo di buttare via la propria vita, di cui a malapena si sente la proprietà; basta ascoltare le parole, i ragionamenti comuni: non è semplice vezzo, è sentimento comune in questo nostro periodo storico: un momento triste, immobile, imprigionato dai mille cavilli che regolano la vita sociale, ingrigito dal circuito vizioso del bisogno di sicurezza e dal privilegio, dal bisogno di politica, di fede malata e a doppio fine nelle istituzioni: che ti fregano per lavoro ma si vendono per salvatori.

Il popolo ci crede e ci crederà a lungo: i colori sono belli, ma troppo pericolosi, non è più tempo. Oggi va il grigio, non resta che adattarsi.


Eppure ...


"Quanto è vicino al bene ciò che è bello!"

Ben Jonson

- segue ...

 

 
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