Precari alla Tele 2. Il padrone svedese controlla anche il quotidiano Metro (Pubblicato sul manifesto del 5 giugno 2007) I precari di cui parliamo oggi fanno parte di un grande gruppo internazionale, il fondo di investimenti svedese Kinnevik, che controlla non solo la compagnia Tele2, ma anche la società di call center Transcom Worldwide e il quotidiano gratuito Metro. I call center Transcom lavorano perlopiù per la stessa Tele2, come agenti di vendita (propongono offerte) e in ricezione telefonate (rispondono ai clienti). Sono insediati in 4 città, da Milano (la capostipite) all’Aquila, fino a Lecce e Bari. Applicano svariati tipi di contratto, dall’inserimento all’apprendistato e all’interinale, l’onnipresente progetto, fino a una tipologia che incontriamo per la prima volta, lo “stagista”.A Lecce, infatti, riferisce la Rsa, diversi operatori lavorano 40 ore a settimana (8 ore per 5 giorni) per 400 euro al mese: il sindacato sta cercando di approfondire, dato che l’azienda non ha ancora fornito informazioni esaurienti su questi “stage”.I lavoratori dei call center Transcom-Tele2 da qualche settimana sono in agitazione, in particolare nella sede di Milano: è qui infatti, dove è presente il più alto numero di addetti a tempo indeterminato, più anziani e più costosi, che il ramo italiano del colosso svedese ha annunciato una serie di licenziamenti. La sede, secondo quanto minacciato dall’amministratore delegato Roberto Boggio, potrebbe addirittura chiudere, dato che i 220 operatori impiegati nel capoluogo lombardo sarebbero tra gli “eletti” inclusi tra i 350 da licenziare: ciascuno di loro costa infatti - ha spiegato Boggio - 7 mila euro annui in più rispetto ai lavoratori dei concorrenti. Dunque ecco la proposta: o li licenziamo o evitiamo gli aumenti contrattuali dei prossimi anni, fino a quando la differenza di 7 mila euro non sarà “assorbita”. Gli svedesi sanno proprio far di conto.La spada di Damocle dei licenziamenti è stata messa sul tavolo proprio mentre i sindacati tentavano un tavolo nazionale per la stabilizzazione dei tanti collaboratori a progetto, tavolo che poi è saltato, originando gli scioperi delle ultime settimane. L’azienda rifiutava infatti di stabilizzare i cocoprò definendoli outbound, mentre per diversi stabilizzandi ha proposto il passaggio al contratto tlc, trasformando la quattordicesima in premi variabili.A Bari, come spiega Alfredo Comito (Filcams Cgil), sono circa 400 operatori, e solo 150 sono stati stabilizzati (ma passando al secondo livello tlc, dunque perdendo la quattordicesima prevista nel contratto del commercio), altri 150 sono apprendisti e 100 a progetto. A Lecce, su 300 addetti, solo 60 sono a tempo indeterminato, 150 sono cocoprò a 5 euro lordi l’ora; ci sono poi apprendisti, interinali, in job sharing. All’Aquila ci sono 400 a tempo indeterminato.In uso è anche il sistema del sub-sub appalto: commesse Tele2 assegnate alla Transcom, poi a loro volta girate ad altri call center, rendendo sempre più labile la filiera. Di recente è stato aperto anche un call center con 400 postazioni in Tunisia, che lavora con la clientela italiana.Antonio Sciotto
Siamo ancora in crisi vi propongo l'articolo del Manifesto
Precari alla Tele 2. Il padrone svedese controlla anche il quotidiano Metro (Pubblicato sul manifesto del 5 giugno 2007) I precari di cui parliamo oggi fanno parte di un grande gruppo internazionale, il fondo di investimenti svedese Kinnevik, che controlla non solo la compagnia Tele2, ma anche la società di call center Transcom Worldwide e il quotidiano gratuito Metro. I call center Transcom lavorano perlopiù per la stessa Tele2, come agenti di vendita (propongono offerte) e in ricezione telefonate (rispondono ai clienti). Sono insediati in 4 città, da Milano (la capostipite) all’Aquila, fino a Lecce e Bari. Applicano svariati tipi di contratto, dall’inserimento all’apprendistato e all’interinale, l’onnipresente progetto, fino a una tipologia che incontriamo per la prima volta, lo “stagista”.A Lecce, infatti, riferisce la Rsa, diversi operatori lavorano 40 ore a settimana (8 ore per 5 giorni) per 400 euro al mese: il sindacato sta cercando di approfondire, dato che l’azienda non ha ancora fornito informazioni esaurienti su questi “stage”.I lavoratori dei call center Transcom-Tele2 da qualche settimana sono in agitazione, in particolare nella sede di Milano: è qui infatti, dove è presente il più alto numero di addetti a tempo indeterminato, più anziani e più costosi, che il ramo italiano del colosso svedese ha annunciato una serie di licenziamenti. La sede, secondo quanto minacciato dall’amministratore delegato Roberto Boggio, potrebbe addirittura chiudere, dato che i 220 operatori impiegati nel capoluogo lombardo sarebbero tra gli “eletti” inclusi tra i 350 da licenziare: ciascuno di loro costa infatti - ha spiegato Boggio - 7 mila euro annui in più rispetto ai lavoratori dei concorrenti. Dunque ecco la proposta: o li licenziamo o evitiamo gli aumenti contrattuali dei prossimi anni, fino a quando la differenza di 7 mila euro non sarà “assorbita”. Gli svedesi sanno proprio far di conto.La spada di Damocle dei licenziamenti è stata messa sul tavolo proprio mentre i sindacati tentavano un tavolo nazionale per la stabilizzazione dei tanti collaboratori a progetto, tavolo che poi è saltato, originando gli scioperi delle ultime settimane. L’azienda rifiutava infatti di stabilizzare i cocoprò definendoli outbound, mentre per diversi stabilizzandi ha proposto il passaggio al contratto tlc, trasformando la quattordicesima in premi variabili.A Bari, come spiega Alfredo Comito (Filcams Cgil), sono circa 400 operatori, e solo 150 sono stati stabilizzati (ma passando al secondo livello tlc, dunque perdendo la quattordicesima prevista nel contratto del commercio), altri 150 sono apprendisti e 100 a progetto. A Lecce, su 300 addetti, solo 60 sono a tempo indeterminato, 150 sono cocoprò a 5 euro lordi l’ora; ci sono poi apprendisti, interinali, in job sharing. All’Aquila ci sono 400 a tempo indeterminato.In uso è anche il sistema del sub-sub appalto: commesse Tele2 assegnate alla Transcom, poi a loro volta girate ad altri call center, rendendo sempre più labile la filiera. Di recente è stato aperto anche un call center con 400 postazioni in Tunisia, che lavora con la clientela italiana.Antonio Sciotto