Il TITOLO non c´é

Il titolo non serve...


“Vive a Parigi Fa il professore universitario. Pubblica libri”. “Ah che bello”. Continuava a guardarmi. E avrei voluto lasciarlo nel dubbio; Non sapeva se chiedermi chi fossi e perché sedevo proprio sul quel treno, cercava di capire la mia età, ma era indeciso. Lui ne aveva quarantacinque, forse cinquanta. O invece ero più vecchio, io mi portavo i miei anni assai meglio di quanto lui potesse supporre? Pensavo a tutte le volte che avevo lasciato nell’imbarazzo qualcuno, a tutte le volte che le persone di fronte a me non avevano osato chiedere, non avevano osato avvicinarsi a me con una domanda di troppo, con una curiosità che avrebbe reso più umana, più semplice la giornata. E avevo ormai deciso che non era più il tempo, quello. E non lo era più da almeno sessanta ore. Da due giorni prima, quando alle 18.30 in punto salutai Maurizio per l’ultima volta,  di fronte alla guardiola dell’università. Credo non lo sapesse neppure che era il mio ultimo giorno di lavoro li a Parigi. Dal tono in cui mi disse “A presto dolcezza”, ho capito che si aspettava una replica per il giorno dopo. Meglio così, non amo i congedi, di nessun tipo. Sono di quella che preferisce dire: ci vediamo domani, piuttosto che salutare. Ma poi nessuno ci avrebbe creduto che io lasciavo così, senza prendermi ancora qualche settimana che mancavano per finire il seminario. “Mari non ha senso, te ne vai adesso, mentre stiamo per essere premiati dalla pubblicazione del libro. Aspetta le due settimane che puoi ancora rimanere. E poi vedi cosa succede. Ci rimetto anche dei soldi andando via prima”, non più di un’ora prima. mentre Sabrina, la mia collaboratrice, metteva carte e libri dentro scatole piccole ed eleganti. Maurizio mi  guardava con aria perplessa: “Signorina, non ci metta anche i bilanci”. “Non si preoccupi Mari, quelli li abbiamo in un altro armadio. Qui solo libri”. Io ascoltavo distratta e guardavo il panorama dalla finestra. Che poi panorama non era proprio. Due palazzi, vetro e acciaio messi come un triangolo di due lati soltanto. E in fondo, questo sì, due palme nelle vie. E poi quel cielo di Parigi, fresco, che inizia da più in alto rispetto ad altri luoghi.; non ti schiaccia, come a Rimini. Ho sempre pensato che a Parigi le mongolfiere volano più in alto che altrove.Maurizio mi sorprese, entrando nei pensieri: “Hai guardato che cielo stupendo che è  oggi?”.Un momento di silenzio mi disse” Va, va, va il tempo va va, va, va non aspetta mai” “Forse era così. Ma in quel momento non era chiaro. L’ho capito dopo. Forse l’ho capito l’altro ieri. Ma questa è una storia troppo complicata forse”.