Creato da: rockreed il 05/01/2005
Pensieri sparsi e zibaldoni involontari

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La musica e l'invasione degli ultracorpi

Post n°21 pubblicato il 04 Maggio 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Ce ne siamo andati per 3 giorni nella capitale (io, il mio cervello pieno di larve mentali, il mio sacco genitale ormai moltiplicato in volume per un fattore 3, e la mia metà - sempre più sostegno...ah, se non ci fosse lei): beh, nonostante il primo giorno di tempo a dir poco incerto posso affermare senza ombra di alcun dubbio di essermi rilassato e divertito! Ero sereno come non mi capitava da tempo. Il vostro scrittore non scende in dettagli più personali per il rischio di cadere nello sdolcinato-grottesco: in fin dei conti dovrò pur consolidare il mio status di essere raziocinante e dedito all'analisi fattuale degli accadimenti!
Nel finesettimana appena trascorso il mio cervello ha vagato, staccato, completamente immerso in una condizione di alterazione dello stato percettivo reale: mi sono trasformato in una sorta di Billy Pilgrim nostrano, viaggio a Trafalmadore andata e ritorno. La colonna sonora dei momenti migliori non ti abbandona mai, il tuo vivere certi istanti è costellato di melodie o canzoni che incidono certi attimi nell'album della memoria: le note sono come ultracorpi che trasformano il tuo approccio al mondo.
Le prove sono evidenti:
1) Mi sono trovato a fischiettare e a battere il piedino su "Hung Up" di Madonna (immaginate un ragazzone di 185 cm x 97 kg sotto la doccia che ancheggia sotto la doccia...rabbrividiamo.....).

2) Da tre giorni Neil Young sta martellando il mio senso melodico con la sua vocina impiccata e la sua "Words" tanto che ne ho accennato il ritornello anche al mio responsabile commerciale (rabbrividiamo II).

3) In un impeto da casalinga frustrata - o da eroinomane in astinenza da metadone - mi sono aggirato tra gli scaffali di 3 grandi negozi di dischi del centro romano uscendone con:

- Pearl Jam "Omonimo"
- Calexico "Garden Ruin"
- Pink Mountaintops "Axis of Evol"
- Mark Knopfler & Hammilou Harris "All the Roadrunning"
- Flaming Lips "At the War with the Mystic"

Non so come spiegarlo ma quando vedo tanta abbondanza di creazione mi coglie un raptus improvviso, mi perdo tra gli scaffali, i colori sgargianti delle copertine mi catturano, il mio sistema nervoso simpatizza con i titoli sul retro, i pori della pelle respirano la melodia di sottofondo ed io con i superpoteri derivatimi dalla lettura della bio di Frank Zappa mi trasformo in Central Scrutinizer e assorbo mentalmente tutto lo scibile musicale da Steve Reich a Klaus Schulze, passando per Fuck, Cat Power, Yo la Tengo, Artic Monkeys, Bach, Sonny Rollins e Castellina Pasi.
Al rientro a casa la situazione pare essere stabile se non tendente al peggioramento...ho pensato di farmi i Festival di Bencassim (http://fiberfib.com/en/line-up/line-up-2006/#) e la Route du Rock (http://www.laroutedurock.com/_pages/english.htm).... c'è qualcuno che vuole aggregarsi!??? Frank, saresti orgoglioso di me (forse...): dovrei forse partire da "Sheik Yerbouti" o da "Hot Rats"? E se avessi acquistato un dvd dei Dream Theater sarei da considerare un pervertito decerebrato? Mi rifarò alla prossima parlandovi di Zaireeka (question: what's that??)

Currently listening to:
Pink Mountaintops "Comas"
(from "Axis of Evol" 2006)

 
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Desert Island Competition

Post n°19 pubblicato il 24 Aprile 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Un'idea *originalissima* mi balza alla mente in questa notte di fine Aprile, calda e particolarmente serena e silenziosa (i bimbetti dei vicini paiono in stato letargico-comatoso). Visto che la miglior condizone psico-fisica pare rallentare sulla via della guarigione un post breve è necessario, preludio ad un premio *ambitissimo* che per pudore e gusto della competizione non svelerò....

Or dunque, miei gentilissimi ed assidui visitatori, il sondaggio - primo nella storia di questo block notes elettronico - pre festivo è questo:

5 titoli di long playing che vi portereste su un isola deserta, ovviamente consci che solo questi potreste ascoltare, imparare, assorbire per il resto dei vostri giorni terreni. Soltanto 5....di qualsiasi tipo, genere, provenienza: da Hendrix a Bellini, dai Canti Gregoriani alla musica andina. Siete precisi con autore e titolo. Al termine della raccolta di risultati - con scadenza a discrezione del sottoscritto - verrà stilata una classifica dei 5 titoli musicali di sempre da conservare e spedire con la prossima missione spaziale in modo da rappresentare la cultura musicale umana ad esseri alieni....

Vero è che le elezioni, le schede ed i sondaggi ci hanno nauseato ma un piccolo sforzo per scegliere di presentare il meglio della nostra musica presso una razza considerata superiore mi pare un bel compito che investe tutti di grande responsabilità....e allora, coraggio, attivate i neuroni!

Currently listening to:
No help is admitted tonight!

 
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Back to earth and Sand

Post n°18 pubblicato il 22 Aprile 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Come già specificato nei precedenti non sono un essere molto abitudinario: spesso mi assento pure da me stesso e non vedo perchè non dovrei farlo dal mio blog o presunto tale....ad ogni modo poi ritorno in me, torno anche su questo spazio lanciato nelle connessioni ultraveloci per fare arrivare qualche pensiero che sia decisamente "lento", pacato, da digerire con calma, che dia adito magari a qualche spunto di riflessione (il che non significa necessariamente "impegnativo" o "decisivo sulle sorti dell'umanità"). Complice un fastidioso virus il vostro scrivano stasera è il ritiro forzato ma con un bell'arretrato alle spalle vi potrà raccontare le ultime vicissitudini/notizie attinenti al mondo spiritualmente stimolante della musica.

Sabato scorso (15 Aprile 2006 a.d.) ho assistito ad una chicca di concerto a ben 4 km da casa (premessa: voglio ringraziare la mia dolce metà per averlo sorbito controvoglia....cosa non si farebbe per amore!?). L'incredibile avviene al Calamita club dove un Gigante della scena indie USA approda solo soletto, privo della sua (forse) più famosa ed acclamata sezione ritmica: Howe Gelb, fondatore e deus ex machina dei Giant Sand, era in mezzo a noi! Ho sempre apprezzato le opere e la creatività-originalità-eclettismo di questo signore che si fa portatore di un suono desertico, perfetta colonna sonora per tramonti dal sole rosso o per albe da Grand Canyon. La sua voce sussurrata fa da contraltare a tanto fragore sbraitato dallo showbiz e la sua capacità di reinventarsi è davvero strabiliante cosìccome l'incredibile prolifica discografia che cresce a ritmi vertiginosi.

Arriviamo al locale per le 22,30 proprio mentre il sig.Gelb si sta allontanando in macchina con 3 accompagnatori; entriamo e il ragazzo alla biglietteria ci dice che il concerto non comincerà prima delle 24,00 perchè l'artista ha appena finito il soundcheck e deve cenare (:-O). Noi entriamo (io non pago neppure dato che sono sulla lista degli accrediti....very important person I suppose) e dopo aver ordinato la classica media chiara e un mojito (ma si prende sta roba prima di un concerto indie!?? Mah...le donne...) ci piazziamo in un tavolino davanti al palco. Soddisfatti della posizione ci guardiamo attorno constatando che il locale è carino, ben tenuto, ordinato, perfetta antitesi dei tanti locali sconosciuti che vivono soltanto sulla passione dei soci o proprietari (e si sa, la passione presto svanisce con la carenza degli incassi....ma questo è un altro discorso).

Il concerto inizia alle 23,30 con un gruppo spalla, i Sea of Cortez che fanno musica prettamente strumentale, un misto di elettronoise con chitarre, tastiere ed effetti: non hanno un grosso impatto sul pubblico, sulla mia metà e tantomeno su di me...trascurabili e un po' fastidiosi tutto sommato. Alle 24,15 sale sul palco l'uomo di sabbia di Tucson che si aggirava nei dintorni con il suo fedele cappello e una bottiglietta d'acqua. Appena prima dell'inizio mi passa vicino, lo fermo per due secondi e lo ringrazio per la sua musica: mi guarda stupito forse per il fatto di averlo riconosciuto e contraccambia con una salda stretta di mano, un sorriso timido e un "thank you". Inizia il suo show solitario alternandosi alla chitarra e tastiera, dialogando con il pubblico e divertendosi a sperimentare suoni differenti da una pianola Casio anni 80 amplificata e da una Roland con una miriade di effetti. Gelb pare divertito ed anche io lo sono perchè in quello sguardo severo che l'ha sempre contraddistinto noto una passione e una volontà di scoperta ancora intatta, come un giovanotto alle prime armi. Il concerto si snoda essenzialmente su un corpus di totale improvvisazione, da omaggi al re della indie music come Daniel Johnson a brani dal suo ultimo "Like You" a medley stravolti dalla voce profonda come l'omaggio al Johnny Cash di "Ring of Fire". Il tempo scivola via e dopo 90 minuti Mr.Gelb saluta e va al bancone del bar, dopo tutto una buona birra par essere ampiamente meritata!

Nota 1: la sezione ritmica dei Giant Sand sono Joey Burns e John Convertino alias Calexico.

P.S: Una cosa che mi ha colpito è la lunghezza e larghezza delle mani di Gelb quando ha stretto la mia! Ci credo che suona il piano con estrema facilità!

Nota 2: vi raccomando di visitare il sito dei Giant Sand (www.giantsand.com) sul quale troverete notizie sull'attività di Howe Gelb, del Gigante di Sabbia e dei progetti collaterali. Il sito rimanda pure al negozio online dove si possono acquistare cd, gadgets e cotillones. Vi raccomando "Chore of Enchantment" e "Like You". Inoltre in un link del sito http://www.giantsand.com/archive/index.html c'è il rimando all'archivio live della band e di Gelb: potrete scaricare "aggratiss" alcuni concerti interi in formato .flac (lossless per chi bazzica nel mondo dell'audiofilia) da convertire, masterizzare e ascoltare con summo gaudio! Per chi non ne avesse abbastanza esistono pure i bootlegs ufficiali compilati dal nostro uomo in persona con la supervisione e collaborazione di Jim Blackwood, fedele ingegnere del suono della band.

Nota 3: visitate anche il sito www.calamita.net per gli appuntamenti del club oppure, se amate la musica, le notizie su di essa, discussioni e recensioni, il sito molto ben fatto e curato www.kalporz.com

Currently listening to:
Howe Gelb "A quiet remote"
(from "Upside down home 2004 - year of the monkey" 2004)

 
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Sun eclipsed by the Moon

Post n°17 pubblicato il 31 Marzo 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Volevo tranquillizzare tutti coloro che, preoccupati dello stato di abbandono del blog, mi scrivono "numerosi" chiedendomi notizie o spiegazioni....non mi sono dileguato ma ultimamente ho avuto giorni intensi e la regolarità delle abitudini ha lasciato spazio all'emozione delle cose non programmate, improvvise, decise quasi all'istante.

Devo ancora riprendermi del tutto dopo aver assistito ai tre concerti italiani di Gilmour (magari nei prossimi giorni ne scriverò più dettagliatamente) ma soprattutto devo resistere alla classica ondata di lavoro per il fine mese in cui è tassativo "consegnare e fatturare". Ah...vile Dio Denaro al quale poveri mortali ci inchiniamo....

Ieri ho assistito all'eclissi parziale di sole ed è stato uno spettacolo intenso: non pensavo mi avrebbe lasciato questa sensazione di soddisfazione mista a fascino che ancora mi porto dentro. E' buffo pensare come ci affanniamo dietro a problemi tali o presunti mentre a decine di migliaia di km di distanza due astri incrociano le loro ombre, quasi facessero un balletto per noi poveretti che ci danniamo a sbarcare il lunario.

In molte parti del mondo è stata osservata questa oscurazione parziale del sole ma in un solo spicchio di terra nel mare l'eclisse è stata totale: questo luogo sperduto, arido e roccioso è l'isola di Castellorizo, sita in Grecia. Caso vuole che "Castellorizon" sia il titolo della prima traccia del nuovo lavoro discografico di Gilmour....ed allora il collegamento risulta naturale....."but the sun is eclipsed by the moon...."

Currently listening to:
David Gilmour "Castellorizon"
(from "On an Island" 2006)

 
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Riflessioni nel Notturno italico

Post n°16 pubblicato il 22 Marzo 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Notte amici, viandanti dell'etere, visitatori occasionali e ospiti graditi...stasera nulla di ciò che fino ad oggi vi ha "allietato" scriverò (anche se di orme non ne lasciate). E allora, in preda ad un attacco di sintesi acuta e di vacanza dalle capacità cognitive vorrei salutarvi lanciandovi una scialuppa di riflessione, destinata a rimanere come ultimo lascito delle vostre spoglie terrene: cosa fareste o come impieghereste gli ultimi 30 minuti della vostra vita, sapendo ovviamente di dover lasciare il mondo terreno per oltrepassare la soglia della fisicità ed approdare a....!??

Lasciate un segno, uno squarcio, un sussurro su questa pagina sgualcita e rendetela unica come un testamento, ultima traccia del vostro lascito sulla terra.....

Vi lascio per alcuni giorni: al rientro vi racconterò com'è andata.

Splendete pazzi diamanti!

Currently listening to:
Pink Floyd "Interstellar Overdrive - live"
(from "Ummagumma" 1969)

 
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Waiting for my man

Post n°15 pubblicato il 21 Marzo 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Sono piuttosto elettrizzato lo confesso...questo fine settimana sarà scoppiettante, intenso e mi auguro che possa essere divertente. Giunge in Italia il mio idolo chitarristico: David Gilmour e band al seguito. Tre concerti (due a Milano e uno a Roma) ai quali parteciperò come spettatore, in nome di un amore artistico che mi lega a questo splendido artigiano della 6 corde, voce di tanti successi, braccio armato del livore, acume, passione di Waters. Mi auguro di trovare qualcuno degli sporadici lettori di questi pensieri al teatro degli Arcimboldi o all'Auditorium di Roma per brindare al suono a noi tanto caro. L'aspetto che più mi soddisfa e incuriosisce è la presenza di Mr. Richard Wright, tastierista timido, introverso ma di una spiccata sensibilità e responsabile di quei tappeti sonori in "A Saucerful of Secrets", "Echoes" e intuizioni calde e poetiche come in "Breathe", "Us and Them" e "The Great Gig in the Sky".
Questo post è dedicato a lui, che il Principale lo conservi in salute e gli dia la forza per regalarci un altro angolo di grazia e delicatezza come il suo ormai lontano "Broken China".
Grazie Rick, i Floyd ti saranno sempre grati!

Currently listening to:
Rick Wright "Breaktrough"
(from "Broken China" 1996)

 
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Frustrato in Toto

Post n°14 pubblicato il 20 Marzo 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Riassunto della puntata precedente: il nostro "eroe" in lieta e dolce compagnia si reca in quel di Milano per assistere all'unica data in Italia del leggendario gruppo USA. Dopo varie peripezie stradali giunge sul posto e assiste ai funambolici numeri di Lukather e soci. Alla fine, soddisfatto della serata, esce dal palazzetto ma ancora non sa cosa gli riserva il destino....

All'uscita dal Mazdapalace (voto 6 all'impianto ormai obsoleto con seggiolini scomodi ed angusti e cavi della media tensione sparsi per le tribune (!!!)) troviamo gente che commenta il concerto e la maggior parte che diligentemente cerca di uscire in modo composto e garbato. I fan dei Toto sono davvero tranquilli - penso tra me e me - forse anche in virtù di una certa età ed esperienza acquisita. Usciamo dai cancelli e, a passo spedito ci dirigiamo verso il Lampugnano parking dove abbiamo lasciato la vettura. Non appena giungiamo sul posto, nella zona delle casse automatiche....il giudizio universale!!! La coda delle 19,30 pareva in confronto essere una piazza assolata a mezzogiorno di Ferragosto! Una bolgia incredibile e già il sangue mi stava montando alla testa quando vedo due addetti del parcheggio che beati e sorridenti osservano gli avventori con le casse manuali CHIUSE! "Ma che c@zzo ci state a fare lì?" - mi domando, tanto che manca poco glielo dica....-
Facendo un profondo respiro per tranquillizzarmi mi metto in fila con uno sguardo da Moichano e guai chi mi ruba il posto (potrei fare a brandelli qualcuno in certi momenti e questo pare essere il destino di un nanetto che mi sta davanti e che mi pesta il 48 di scarpe per tre volte in 3 minuti....chiudo gli occhi, penso alla Polinesia e alle sue spiagge assolate per astrarmi da questa claustrofobica realtà). Dopo 25 minuti di fila ordinata è il mio turno alla macchinetta infernale e, per la tensione accumulata, sbrigo il pagamento in meno di 30 secondi - tanto che mi dico che potrei candidarmi a fare il meccanico dei pit-stop alla Ferrari corse -. Mi fiondo verso l'auto e parto verso l'uscita.....ma, anche qui, come una maledizione divina ("sono Thor, figlio di Kmher, della tribù di Star...." sono le parole che mi tuonano ridicole in testa) trovo coda: le sbarre automatizzate risultano bloccate in due delle quattro vie di accesso. Dopo 10 minuti di attesa le raggiungo e all'omino, ora triste addetto al ritiro della parking card (ricordo....era quello che prima sorrideva beato all'interno del suo ufficio, cupola plastificata di salvataggio dalle ire degli avventori....) rivolgo una semplice considerazione, educata ma ferma: "Per uscire da un parcheggio custodito 40 minuti di orologio....e voi milanesi dite di essere all'avanguardia!????". L'omino, indifeso e, ai miei occhi, ancora più piccolo, annuisce e in silenzio incassa. Me ne vado giurando di non mettere più piede in quella zona. La foga dell'incazzatura mi ha messo appetito.....forse stasera farò all'amore immaginando di essere su un atollo polinesiano......

Currently listening to:
Toto "Africa"
(from "Toto IV" 1984)

 
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Cemento, "paisani" e milanesi efficenti

Post n°13 pubblicato il 19 Marzo 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Ieri pomeriggio ci dirigiamo verso la grande Milano dove ci aspetta il concerto dei Toto (di loro non so nulla se non che mi avevano consigliato di vederli dal vivo che "paiono una macchina da guerra"). Se non fosse che Steve Lukater mi impressiona come non pochi sia con l'acustica che con l'elettrica, probabilmente non avrei nemmeno pensato di sobbarcarmi un viaggio in quello che definire inferno di ferro-cemento è esagerato ma ci va parecchio vicino. Al casello di Melegnano imbocchiamo la tangenziale Ovest per raggiungere il Mazdapalace sito in zona Viale Certosa: dopo aver percorso ben 27 Km di bretella ci troviamo di fronte ad un bivio poco illuminato e privo di indicazioni: imbocco chiaramente la direzione errata. Ci troviamo fuori Milano, forse in zona fiera, senza avere la più pallida idea di dove siamo dopo che un benemerito "imbecille" ci ha gentilemente fornito indicazioni fuorvianti (uomo con i baffi che eri vicino al negozio del tatuatore in zona Sacco se stai leggendo - cosa altamente improbabile ma lo spero di cuore - questo epiteto è rivolto a te!!!). Girovaghiamo per 30 minuti circa e con una botta di gulp ritroviamo la via maestra e arriviamo al Lampugnano Park near Mazdapalace. Un parcheggio a pagamento, custodito, sembra un miraggio a Milano: entriamo e ritiriamo la tessera magnetica.....ma....nel cortile esterno non si trova un misero buco, tanto che almeno una ventina di auto stanno disperatamente vagolando chiedendo alla sorte di essere i predestinati per individuare una vettura che generosamente abbandona il proprio posto. Nulla! Mi dirigo verso il parcheggio coperto a tre piani. Entrando vedo una fila chilometrica alle casse automatiche: calma e gesso, troviamo il parcheggio e alle informazioni ci viene detto che il pagamento va effettuato al momento di lasciare il posto auto. Sollevato dalla coda scampata mi dirigo in buona compagnia verso il palazzetto incamminandomi in un viale che pare sbucato in un film di gangster e ghetti di New York: il viale di accesso è occupato su entrambi i lati da furgoni illuminati a giorno e dai quali proviene ogni tipo di musica pompata a mille e un nauseabondo aroma di patatine fritte, hot dog e schifezze varie che sembrano uscite da un documentario sugli effetti dell'aviaria. L'ambiente da luna park viene magistralmente completato dalla fauna più variegata ed eterogenea che possa esistere: dal fattone con l'occhio spento in cerca di spiccioli alla masnada di "paisani" che sbraitano e ridacchiano sguaiati, vestiti da Docce e Gabinetti in overdose da metadone, fino ai 40-50 enni in jeans e maglietta adeguata che hanno portato prole e moglie ad assistere al concerto dei loro beniamini di adolescenza.

Io, dal canto mio, pur avendo la mia compagna al fianco, mi sento osservato speciale in virtù di un paio di occhiali da fare quasi inviadia a James Bond....ma questo è un altro discorso.
Cambiamo i voucher con i biglietti validi e ci mettiamo in coda ai cancelli......attento come una faina vicino ad un pollaio, trovo uno spiraglio, mi incuneo saltando una buona parte di pubblico e siamo dentro.
Il palazzetto a primo impatto mi pare trascurato, poco curato e questa mia sensazione prende conferma al momento di prendere i posti a sedere sulla tribuna laterale: dovrò soffrire per tutto il concerto con le ginocchia in gola perchè la fila davanti alla mia sedia è praticamente incollata alle mie parti intime!

Ad un quarto d'ora dall'inizio si seggono di fianco a noi un "ragazzo" di circa 38-40 anni con la moglie: sembra bolognese dall'accento e pare simpatico perchè sorride ai presenti come a volersi scusare se ci ha fatto alzare per raggiungere il posto. Ciò che me lo rende ancora più gradevole è che, da uno zainetto, estrae un teleobiettivo che pare un bazooka e candidamente esclama "Da qui gli sparo un primo piano che gli faccio le meches". Sarei interessato ad avere qualche bella foto ricordo del concerto e gli dico che ho intenzione di registrare l'evento, cercando di ingolosirlo per un possibile scambio. Lui, mi guarda, sorride divertito ma non abbocca...vabbè, come non detto.
Inizia lo show e i Toto paiono davvero in forma smagliante: Lukater è l'istrione attorno al quale ruotano tutti gli altri ed a suo agio par essere anche Kimball, il vocalist, tornato nella band dopo anni di attività solista. Gli altri vivono di luce riflessa anche se sono realmente dei virtuosi nel suono dello strumento di competenza: Simon Phillips è una macchina da guerra alla batteria e percussioni ma pare un po' freddo nella propria precisione. E' una sensazione ma avverto un po' di scollamento tra i reparti e il basso sembra davvero penalizzato dall'acustica. Ad ogni modo il concerto scorre veloce tra l'alternanza di brani dal nuovo "Falling in between" e di classici quali "Rosanna", "Hold the line", "Stop loving you" mentre il "ragazzo" con il bazooka di fianco a me canta allegramente tutte le canzoni....(ed io lo odio perchè ho pagato per ascoltare Lukater mica sto ragazzotto con la nostalgia dei suoi venti).

Ale termine del concerto, ottenuta la mia registrazione, mi dirigo verso l'uscita dopo aver fatto defluire parecchie persone.....non immaginavo quello che mi sarebbe aspettato (continua)

Currently listening to:
Verve "Bitter Sweet Symphony"
(from "Urban Hymns" 1997)

 
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Sometimes you're the bug

Post n°12 pubblicato il 17 Marzo 2006 da rockreed
Foto di rockreed

A torto od a ragione che sia, un certo tipo di tradizione credulona ci ha tramandato ciò che si può definire la convinzione dell'influenza di certa numerologia sul destino umano. Non vorrei fare l'apostolo dello scetticismo a tutti i costi o l'agnostico per partito preso ma, francamente, non ho mai pensato che gli eventi della vita di ciascun uomo potessero essere modificati o deviati in parte da eventi prodotti da una "longa manu" fatale in corrispondenza di ben precisi giorni del calendario.
E' altresì vero che questo tipo di credenza popolare ha una diffusione quantomeno obliqua, toccando la razza umana senza distinzione di età e ceto (dal bambino all'anziano, dal panettiere al manager).
Oggi è Venerdì 17, ricorrenza che fonde la fama e nomea negativa di un numero ampiamente considerato tale dalla smorfia e tradizione popolare pagana con l'accezione negativa del simbolo di morte tramandata dalle scritture religiose: ripeto, francamente ritengo che una persona di buon senso non possa abbassarsi a tali convinzioni e giustificare gli eventi negativi della propria vita rassegnandosi a giustificare la presenza di influssi maligni o portatori di calamità in un giorno specifico.

Dove mettiamo l'homo faber, costruttore delle proprie fortune e disgrazie?

Oggi è stata una giornata assolutamente "normale" per il sottoscritto, nella più diffusa accezione del termine. Elenco brevemente tutti gli eventi accaduti oggi nella vita del vostro scrittore:

- Ore 8.00: entrata in ufficio, saluto ai colleghi, battuta per stemperare gli animi e accensione pc: il boot iniziale dura preoccupantemente più del dovuto dopodichè una miriade di finestrelle di errore attaccano il monitor come uno squadrone di locuste affamate. Soltanto 30 minuti più tardi si saprà che dopo una breve e fulminante crisi è spirato il mio hard disk. Documenti e relazioni persi in un lasso di tempo d'un orgasmo. Dico che può capitare e mi lascio alle spalle il triste evento.

- Ore 8.45: nell'arco di 25 minuti ricevo 7 telefonate da fornitori e clienti che vogliono convincermi di avere i più gravi problemi che affliggono la galassia: mi armo di pazienza (virtù che dovrei comprare a kg ma che oggi costa più di un cestino di fragole in inverno) e me la sbrigo piuttosto bene in 40 minuti circa.

- Ore 10.00: il mio capo (boss lavorativo) mi chiama nel suo ufficio dove, alla presenza di tutti i responsabili di reparto, inizia la sua lezione di "catechesi industriale" che oggi ha come tema "modalità ed efficienza nelle risposte per la soddisfazione del cliente. Il vostro affezionato tenta un paio di volte di far valere ed esporre una propria visione e di obiettare a qualche affermazione poco chiara: il risultato è soltanto quello di scatenare il Godzilla che è in ogni capo che si rispetti dopo che lo stesso aveva iniziato il suo sermone travestito da San Francesco di Sales....ma si sa, ogni uomo ha un lato santo ed uno demoniaco. Al termine della predica, dopo che tutti i responsabili si congedano con la faccia truce, io mi ritrovo con gli occhi addosso, colpevole di un sorrisino ebete e perso nel vuoto perchè con il pensiero al concerto di Gilmour del prossimo week-end: questa estasi ed astrazione mi permette di uscire indenne quando gli altri escono con il morale a pezzi.

Ore 14.00: Dopo la pausa pranzo mi comunicano che dovrò fare il boia e l'impiccato perchè un collega si è slogato una caviglia salendo in macchina e distruggendo con l'arto la leva della frizione con una manovra degna del miglior Mark Spitz.

Ore 16.00: Telefonata "monstre" con il collega di una consociata che dice di avere un "casino di proporzioni immani con un cliente americano": mi vomita addosso con la solita arrogante irruenza tutte quelle che sono le sue preoccupazioni per la situazione e mi chiede di intervenire per porvi rimedio. Sulle prime mi verrebbe voglia di regalargli un biglietto di sola andata per quel paese...poi invece, facendo appello a quel residuo di tolleranza ed umanità ancora rimastami, lo tranquillizzo dicendogli che la situazione sarà presa immediatamente in considerazione ed il problema risolto con la massima solerzia.

Ore 17.45: quando ormai la giornata volgeva al termine, mi affaccio dal mio ufficio e noto che i magazzinieri stanno percorrendo in lungo ed il largo la zona dell'accettazione. Osservando meglio la mia incredulità per la situazione viene completamente soggiogata da un senso di impotenza quando vedo che il perimetro del mio ufficio è stato completamente circondato da un letto di telai, bancali e cassoni contenente materiale per la produzione da verificare. L'ottimismo per il Sabato festivo, per il piacevole tour fuori porta che mi aspettava, per il prolungato riposo mattutino lasciavano spazio ad un senso di impotenza e rassegnazione la pensiero di un'altra caotica giornata di extra-lavoro.

Ore 19.30: quando pensavo di avere concluso il mio pensiero quotidiano per voi "famelici" visitatori del blog....viene a mancare l'energia elettrica per una frazione di secondo: il mio laptop si spegne....e (sull'inquadratura del mio viso parte una musica celestiale.....)

Alla luce di tutti gli accadimenti, da perfetto scettico posso senz'ombra di dubbio affermare che il fatto che oggi sia Venerdì 17 non può essere la causa di ogni disavventura: è altresì vero che il sospetto che le mie giornate siano tutte Venerdì 17 si stia tramutando in un orribile realtà sta prendendo sempre più corpo...
Parafrasando una celebre canzone: "sometimes you are the windshield, sometimes you're the bug...."
Fare la parte dell'insetto che incoccia in un parabrezza non è sinceramente nei miei più recondidi desideri....

Currently listening to:
Yo La Tengo "Autumn Sweater"
(from "You can hear the heart beating as one" 1997)

 
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Solo per te....

Post n°11 pubblicato il 16 Marzo 2006 da rockreed
Foto di rockreed

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
a chiederci un bacio e volerne altri cento

un giorno qualunque li ricorderai
amore che fuggi da me tornerai
un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai

e tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore

fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai
fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai

venuto dal sole o da spiagge gelate
venuto in novembre o col vento d'estate

io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai

Currently listening to:
Fabrizio De André "Opera Omnia"
(e non si discute)

 
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