Guardiano del Faro

Prima della partenza


Mercoledì ore 22. Il mio termometro mi avvisa che la mia temperatura corporea è di 38°, sento freddo ma non so perchè ho la netta sensazione che a breve il gelo che attraversa ogni cm di questa pelle bianca diventerà un fuoco. Guardo il  calendario sopra la mia testa, un cerchio rosso mi avvisa che mancano pochi giorni alla partenza, sul lato sinistro del mio divano quei pochi regali che porterò con me, poco più in là i biglietti di ciò che saranno le mie lunghe vacanze. Niente, quest'anno non mi va di fare quella cosa chiamata bilancio dell'anno, niente banalità di cose positive e cose negative da gettra via con l'anno nuovo. Aspettative? Come può una persona aspettarsi cose quando non sa cosa aspettava ma ha avuto durante l'anno? Siamo tutti alla ricerca di felicità, serenità, amore... come se fossero cose che si trovano agli angoli di mercatini più nascosti o tra i premi di lotterie di parocchie in periferia. Certe situazioni non arrivano, sono e basta. Inutile che cerchiamo di dare la colpa ad eventi esterni che hanno condizionato in un modo o in un altro questo percorso quasi sempre in salita. Spesso ci autoconvinciamo di ricominciare ma in realtà non abbiamo mai cominciato. Dove siamo arrivati? Dove abbiamo smarrito quello che fino a qualche istante prima sembrava l'unico sentiero sicuro? Sembra che la nostra bussola attraversi un campo magnetico impercettibile persino ai nostri sensi. Non lo so quello che adesso, prima di chiudere gli occhi, penserò. Quell'ultimo pensiero prima d addormentarmi, l'ultimo sguardo a ciò che aspettavi e che sembri non arrivi mai. Io non lo so, alle volte non ho nemmeno ben chiaro ciò che è stato davvero e ciò che, per colpa della mia forte immaginazione di felicità, ho voluto vedere da me. Però sento il carico di certe parole su questo corpo, il respiro sempre più corto e questa volta non è colpa del naso chuso. Chiuso come questo silenzio che mi accompagna, complice di ricordi che conoscono date scadute.